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Cagliari, che fine ha fatto l’Uomo Cragno?

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Si può passare da valore aggiunto a diventare quasi un problema? Si può racchiudere tutto in aspetti psicologici nati da ferite estive non ancora rimarginate? Qual è la strada da percorrere per risalire la china e tornare a essere un fattore determinante? Domande alle quali solo il diretto interessato può rispondere e che forse lui stesso si starà chiedendo dopo un inizio di stagione lontano dai propri standard.

Inizio complicato

Alessio Cragno sembra aver perso lo smalto che lo aveva portato a sfiorare la convocazione agli ultimi Europei. Segnali che piano piano sono diventati macigni da raccogliere alle proprie spalle. La brillantezza di un tempo sparita, l’estremo difensore di Fiesole ha vissuto contro la Roma forse il suo punto più basso da quando è tornato in Sardegna dopo il prestito di Benevento. Difficile ricordare in questo campionato una parata delle sue, uno di quei miracoli con i quali aveva abituato l’ambiente rossoblù nelle ultime stagioni. Non che l’estremo difensore del Cagliari abbia commesso errori macroscopici, eppure appare evidente una certa involuzione rispetto ai suoi standard. Diciotto i gol subiti dal portiere rossoblù nelle nove gare disputate, ventisette le parate con numeri lontani da quelli che lo vedevano prevalere per distacco nello scorso campionato. Dov’e rimasto il portiere che si era guadagnato la stima del commissario tecnico degli Azzurri Roberto Mancini? Che fine ha fatto l’Uomo Cragno un tempo desiderato da club di prima fascia?

Giù di tono

Un ballottaggio perso quando il traguardo sembrava ormai a un passo. Meret terzo portiere della spedizione azzurra che poi vincerà gli Europei, Cragno che resta a casa con l’amaro in bocca. Un premio che avrebbe probabilmente meritato, una delusione profonda difficile da superare. Il portiere rossoblù, però, ha sempre avuto dalla propria parte la capacità di reagire alle avversità. Lo dimostrò dopo il primo anno terribile in Sardegna con Zeman allenatore, ripartendo prima da Lanciano e poi da Benevento dove arrivò la consacrazione. Il ritorno a Cagliari, la crescita esponenziale, la Nazionale conquistata con merito. Il tutto nonostante i dubbi sulla stazza fisica, un’altezza non da primo della classe compensata da un’esplosività sopra la media. “Per un portiere non è importante l’altezza, ma essere all’altezza” il gioco di parole del suo ex preparatore David Dei, che di Cragno è forse il maggiore estimatore. E l’estremo difensore di Fiesole ha sempre dimostrato di poter difendere i pali di un club di Serie A. Ci sono però delusioni e delusioni, e quella della mancata convocazione agli Europei è fin da subito sembrata una botta difficile da superare. Decisamente più dura rispetto alla mancata partenza nell’ultimo calciomercato quando, tra una valutazione oltre i 20 milioni di euro e i pali delle pretendenti occupati, Cragno alla fine è rimasto in Sardegna. Senza troppi rimpianti, in quella che sembra essere la sua comfort zone, in una città e in una squadra nelle quali si trova a proprio agio, forse fin troppo. Alle sue spalle non più Vicario, partito in direzione Empoli, ma il serbo Radunovic. E ora, con l’ex secondo che fa faville in Toscana, il confronto diventa inclemente e ci si chiede se sia stata una scelta corretta alzare la posta della valutazione e lasciar partire in prestito il collega.

Non solo questione di testa

L’aspetto psicologico conta, ma ciò che stupisce nelle prestazioni di Cragno è l’involuzione tecnica e fisica. L’infortunio di inizio stagione può aver inciso sulla seconda, anche se dopo due mesi il recupero dovrebbe essere totale, ma sulla prima le spiegazioni restano difficili da trovare. Il portiere rossoblù sembra mancare in quelli che sono sempre stati i suoi punti di forza. Dalla spinta delle gambe alla reattività, fino a una crescita costante nelle uscite alte che è andata perdendosi di partita in partita in questo campionato. Nella sconfitta contro la Roma sono risultate evidenti le difficoltà lontano dai pali, troppo timido nel prendere possesso della propria area e incerto quando ha provato gli interventi sui cross giallorossi. Se i problemi mentali possono avere delle ragioni, quelli tecnici devono essere risolti quanto prima. Quando i giocatori di movimento non girano le responsabilità ricadono spesso sull’allenatore, così nel caso di Cragno non si può dimenticare il cambio di preparatore rispetto alle ultime stagioni. Salutato Paolo Orlandoni, ora a Sassuolo, è tornato in carica Walter Bressan, storico componente del gruppo dell’ex tecnico rossoblù Rolando Maran. Seconda esperienza in Sardegna con la prima squadra per l’ex coordinatore dei portieri del Chievo, già in prima linea nell’ultima stagione dell’allenatore trentino a Cagliari chiusa con l’esonero del marzo 2020. In quella stagione Cragno restò a lungo ai box dopo l’infortunio di Istanbul, una volta salutato Maran fu nuovamente promosso Antonello Brambilla alla guida dei portieri con Zenga allenatore. E se da Dei a Orlandoni, passando per Brambilla, il portiere rossoblù è sempre apparso una garanzia, con Bressan finora non è mai sembrato quel portiere di livello assoluto ammirato a lungo. Un caso, forse, ma un dato che deve far riflettere perché quanto si vede nelle gare è figlio del lavoro in settimana, assunto valido per chi gioca lontano dai pali così come per chi i pali li difende.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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