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Cagliari, dai proclami sui valori al bilancio: Carboni simbolo della rivoluzione

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Don’t you know, they are talking about a revolution, it sounds like a whisper. La rivoluzione del Cagliari è però tutt’altro che silenziosa, nessun sussurro ma parole chiare e soprattutto decisioni che fanno rumore, a maggior ragione ripensando alla conferenza stampa congiunta di Stefano Capozucca e Mario Passetti dello scorso 6 giugno.

Cambio di rotta

Tracy Chapman cantava di poveri e di rivincite, tutt’altro il contesto quanto si tratta di Cagliari e mercato. Resta la rivoluzione che ha trovato l’esempio massimo in Andrea Carboni e il suo vicino trasferimento al Monza. Non solo per la valutazione da 4,5 milioni di euro che, per un giocatore del 2001 con 52 presenze in Serie A appare fin troppo economica nonostante la retrocessione, quanto per la contraddizione tra le parole del direttore sportivo Capozucca e una cessione inattesa. Senza dimenticare il fresco rinnovo del contratto fino al 2027, che da anticamera di un futuro da bandiera e capitano è diventato premessa del probabile addio. “Carboni io lo terrei a vita, lo adoro” disse il direttore sportivo rossoblù poco più di due settimane fa. Una vita cortissima, durata il tempo dell’assalto del Monza senza colpo ferire. Così il difensore di Tonara diventerebbe il simbolo di una rivoluzione che non fa prigionieri. Tutti cedibili, senza se e senza ma, a prescindere da parole che a conti fatti diventano vuote. Al contrario ad assumere un significato concreto è un’altra dichiarazione di Capozucca, sempre durante la conferenza stampa di fine anno. “Dobbiamo completamente rifondare, poi è chiaro che non tutti possono andare via, magari ci sono anche giocatori che non vengono presi in considerazione perché nella nostra demenziale retrocessione abbiamo calciatori con un ingaggio importante“.

Necessità o volontà?

Dopo aver raggiunto l’obiettivo ventidue milioni con le cessioni di Simeone, Vicario, Bellanova e Miangue, il Cagliari sembrava poter ritrovare il tempo dalla propria parte. Nessuna fretta, nessuna acqua alla gola che implica sconti pur di raccogliere liquidità fresca e immediata. Invece ecco che dopo Alessio Cragno – cessione attesa e senza sorprese – arriva il turno di Andrea Carboni. Che al contrario di altri più quotati compagni – almeno alla voce ingaggio – ha mercato e può dunque diventare sacrificabile e di fatto sacrificato. Con buona pace di slogan, del quel cuore sardo e dei valori di appartenenza – Capozucca dixit – che “il Cagliari deve avere l’anno prossimo“. Così Carboni diventa il simbolo di parole che lasciano il tempo che trovano, mortificate dai fatti successivi. Perché la sua prossima probabile cessione, dopo aver raggiunto il traguardo dell’iscrizione, non appare come estremamente necessaria dal punto di vista della liquidità. D’altronde, stando alle parole di Mario Passetti, “il Cagliari è una società sana e solida“, dichiarazione che di per sé avrebbe dovuto allontanare addii come quello di Carboni. Invece, al contrario, la rivoluzione sembra essere soltanto all’inizio.

Il supermercato rossoblù, dunque, ha aperto i battenti. Legittimo per certi versi, d’altronde i calciatori protagonisti della retrocessione sono tra i maggiori responsabili del dramma sportivo. Nessuno escluso, o quasi. Per questo le partenze dei vari Cragno, Joao Pedro, Bellanova e in futuro Nández, Marin e compagnia sono nell’ordine delle cose, anche per via di ingaggi difficilmente gestibili in cadetteria e di ambizioni individuali che restano nonostante la macchia della discesa in Serie B. Discorso che però non dovrebbe valere per Andrea Carboni, il cui stipendio è tutt’altro che oneroso e con quel contratto appena rinnovato che non poteva rappresentare un problema, anzi. Eppure anche il centrale di Tonara saluterà la Sardegna, il tempo dirà se sarà un addio o un arrivederci. In nome del bilancio e di una rivoluzione che è tutt’altro che un sussurro.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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