Diego Godin contro la Sampdoria | Foto Emanuele Perrone

Cagliari, finalmente Godin: con la Samp da condottiero

Il Cagliari che ha battuto la Sampdoria alla Sardegna Arena ha mostrato un volto differente rispetto alle vittorie contro Torino e Crotone e alla sconfitta contro il Bologna, tre partite abbastanza simili tra loro fatte di un gioco offensivo piacevole ma di una fase difensiva abbastanza allegra. Nella gara contro i blucerchiati Di Francesco ha scelto di concentrarsi sull’aiuto alla difesa, poco spazio agli assalti all’arma bianca e tanta attenzione alla copertura.

Bentornato Caudillo

I dati spesso raccontano verità che spiegano meglio cosa è successo in una determinata partita. Gli esempi principe sono Diego Godín e Razvan Marin, poli opposti per prestazione del Cagliari visto contro i doriani di Ranieri. Il faraone è apparso in netta crescita, la condizione migliora e la sua presenza mentale è stata una costante in tutto l’arco dei novanta minuti. Certo, alcune sbavature non sono mancate, ma nel complesso la sua gara è stata più che sufficiente. Godín è risultato il giocatore ad aver toccato più palloni di tutta la squadra (106), con una percentuale di passaggi riusciti pari all’86% e soprattutto 11 palloni giocati in avanti con successo. È però il dato dei recuperi a restituire un giocatore finalmente più attento e solido in difesa, il migliore della partita per il Cagliari con 9 e secondo solo al doriano Yoshida (12) favorito da una partita giocata dai suoi prevalentemente in copertura.

Attesa Marin

Sarebbe invece ingeneroso giudicare la prestazione di Marin partendo dal cambio di volto del Cagliari con la sua uscita dal campo. Il regista romeno, infatti, ha abbandonato la contesa al riposo, ma dopo aver giocato una prima frazione undici contro undici mentre nel secondo tempo i rossoblù hanno potuto sfruttare appieno la superiorità numerica. Resta però il passo indietro rispetto alla crescita mostrata nelle precedenti tre gare, probabilmente determinato dalla disposizione in campo della Sampdoria che non lasciava spazio alle verticalizzazioni. Marin, infatti, fa delle giocate di prima tra le linee uno dei suoi punti di forza, contro la squadra di Ranieri è riuscito a servire palloni in avanti con successo soltanto per 6 volte, spesso costretto al contrario allo scarico o sul difensore o sugli esterni in orizzontale. Non deve però ingannare il risultato arrivato dopo la sua sostituzione, Marin appare comunque elemento centrale nelle idee di Di Francesco e una mezza partita vissuta con difficoltà non deve portare a sentenze sommarie. I dati non sono stati confortanti, è vero, 1 solo recupero, una percentuali di passaggi riusciti elevata ma influenzata dalla facilità degli stessi, nessuna conclusione e una certa timidezza ne hanno limitato la prestazione, ma anche partite come queste fanno parte del percorso di crescita e di ambientamento.

Spacca Sottil

Giulini lo ha rimbrottato durante il suo intervento a Videolina, bene sì, ma troppo egoista. È pur vero che con il suo ingresso in campo Riccardo Sottil ha cambiato volto al Cagliari, spaccando di fatto la partita e facendo impazzire un Candreva fuori ruolo. La sua caratteristica principale è puntare l’uomo, i 4 dribbling riusciti ne sono l’esempio ma non solo. Limitando quell’egoismo citato da Giulini e pagato in campo dal Cholito Simeone, Sottil può diventare un’arma fondamentale per il calcio di Di Francesco. Su 19 passaggi riusciti in 45 minuti, ben 11 sono stati giocati in avanti, un’ala che tra dribbling e palloni serviti ai compagni dà quella profondità che l’allenatore rossoblù chiede ai suoi esterni, senza dimenticare l’imprevedibilità quando punta l’avversario. Il gol annullato poi racconta di un giocatore abile a partire dall’esterno per poi chiudere l’azione che arriva dal lato opposto, una caratteristica tattica già mostrata nella rete contro il Crotone.

Matteo Zizola

 

AL BAR DELLO SPORT

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Miguel el Pellettero
Miguel el Pellettero
12/11/2020 11:33

ma siete seri? Godin ha fatto letteralmente ridere, è stato più vlte scherzato che se si fosse chiamato Klavan o Pisacane lo si sarebbe odiato. Sul serio, sta cosa che gli uruguaiani per voi sono intoccabili è stucchevole