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Cagliari, hai un ottimo settore giovanile al momento sbagliato

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L’ultima partita di Coppa Italia, vinta dal Cagliari per 3-1 sul Cittadella pur senza un gioco entusiasmante, ha permesso ai rossoblù di mettere in mostra nuovi frutti dell’ottimo lavoro svolto nel settore giovanile negli ultimi anni. Non solo la continuità data a Obert, abilmente strappato alla Sampdoria in estate, ma anche gli esordi dei due 2002, il motorino greco di centrocampo Kourfalidis e l’estro tutto sardo dell’attaccante Desogus.

Il momento

In panchina a sigillare la qualità della Primavera rossoblù contro il Cittadella c’era pure il difensore centrale sardo-cubano, classe 2003, Palomba. Forse uno dei prospetti che al momento fa intravedere una maggiore crescita in potenziale nel gruppo di Alessandro Agostini. Un Cagliari Primavera che dopo 12 partite ha 19 punti in campionato, a pari merito con Napoli e Inter, dietro solo a Torino (21) e Roma (30). Un ritorno nelle posizioni playoff dove i giovani rossoblù ci hanno abituato a stare negli ultimi anni, esclusa la passata stagione di transizione tecnica ma soprattutto influenzata dalla partenza a rilento causa Covid e da un netto ricambio generazionale nella rosa. Per identità e gioco frizzante la Primavera di Agostini ricorda in parte l’ultima di Max Canzi, quella che nel 2019-20 prima dello stop al campionato causa pandemia fu in grado di lottare punto a punto con l’Atalanta per il vertice. Con un pizzico di continuità in meno rispetto ai ragazzi dell’attuale allenatore dell’Olbia, ma c’è tempo per migliorare anche sotto questo aspetto.

Difficoltà

Dato questo scenario di positività e di fermento nelle giovanili quello che stona negli ultimi anni sono i frutti raccolti dal Cagliari: zero, o quasi. Escluso Carboni, nessuno dei ragazzi messi in mostra in Primavera è riuscito a fare il grande salto in maniera stabile. I motivi sono molteplici, dal canale Olbia che non sempre si è dimostrato il passo giusto per la crescita dei giovani al primo salto tra i professionisti alla quasi totale assenza di alternative per motivi di mercato all’opzione gallurese. Ma il muro più grande per la valorizzazione dei giovani rossoblù è stato il momento nero del Cagliari in Serie A. La salvezza da trovare con le unghie e con i denti che ha caratterizzato le ultime stagioni della prima squadra non ha permesso di sperimentare con i giovani presenti in casa. L’ultimo a farlo con coraggio fu Zenga, ma quando la classifica aveva ormai poco da dare ai sardi. Insomma, l’ottimo lavoro della Primavera e delle varie Under si sta dimostrando al posto giusto al momento sbagliato. Parliamoci chiaro, il Cagliari per salvarsi ha bisogno di gente pronta alla categoria e non ha tempo di aspettare eventuali giovani interessanti, però la fame dei ragazzi, sottolineata anche da Mazzarri post-Cittadella, potrebbe servire a uno spogliatoio parso molto in calo alla voce cattiveria agonistica, anche solo negli allenamenti. Con la speranza che per il futuro e per le prossime stagioni la classifica meno dura consenta di dare spazio e lanciare con costanza i prodotti del vivaio senza che questi debbano fare dei giri immensi tra Serie C o Serie B per mettersi in mostra. Anche perché in un calcio che guarda alla plusvalenza come unica luce in fondo al tunnel la valorizzazione dei giovani in rosa dovrebbe essere una strada maestra per una realtà come Cagliari. L’Atalanta, modello spesso citato negli anni scorsi dai dirigenti rossoblù e poi messo da parte dalle scelte nel concreto, insegna.

Roberto Pinna

 

 

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