Sebastian Walukiewicz presenta la nuova maglia del Cagliari | Foto Cagliari Calcio

Cagliari, quanto è lontano il gap dai top club?

“Nei prossimi anni Sebastian sarà un giocatore da top-club”. Dichiarazione non di un addetto ai lavori qualunque, ma di un simbolo del Cagliari come Andrea Cossu. Walukiewicz è uno dei giocatori sulla cresta dell’onda in questo inizio di stagione targato Di Francesco, le parole di Cossu certificano non solo il valore del difensore polacco, ormai noto, ma anche la differenza tra la dimensione rossoblù e l’elite del calcio europeo. Le strade per il Cagliari sono in definitiva due, o diventare un top-club oppure far crescere i propri giocatori per poi passare all’incasso non appena le sirene delle grandi si fanno sentire alle orecchie del prospetto di turno.

Un passo alla volta

Entrare nel gotha del calcio europeo non è un passaggio che avviene da un giorno all’altro e neppure da una stagione a quella successiva. Ci vogliono anni, quando va bene, soldi e continuità di risultati. Gli esempi di squadre che, pur in crescita, ancora non possono definirsi top sono molteplici, basti pensare all’Atalanta – ormai stabilmente nella parte alta della Serie A – che nonostante la parabola ascendente non può di certo competere con le grandi europee per i giocatori di grido, o andando fuori dall’Italia non è bastato un titolo al Leicester per entrare a far parte dell’elite, nemmeno in Inghilterra. Per questo parlare di un giocatore da top-club europeo non è lesa maestà, ma esercizio di puro realismo. Per poter ambire a un posto al sole più luminoso servono progettazione, lungimiranza, una buona dose di fortuna e soprattutto risultati non estemporanei, titoli che si ripetono e che trasformano un circolo vizioso in virtuoso. Per arrivare ai livelli top come società e squadra servono i grandi giocatori, per poter avere i grandi giocatori servono i risultati – e la disponibilità economica – per poter raggiungere continuità di risultati ancora servono i calciatori di livello.

Non solo monte ingaggi

E il Cagliari a che punto è? Può la società rossoblù far sì che i giocatori da top-club siano in futuro semplicemente giocatori da Cagliari? La strada intrapresa sembra guardare al futuro con ottimismo, almeno sulla carta. Basta riavvolgere il nastro e tornare al primo anno con Maran alla guida, non più tardi di due stagioni fa. Di quella squadra sono rimasti nella rosa attuale come titolari i soli Cragno, Lykogiannis e Joao Pedro, con peraltro il greco che era un rincalzo allora ed è avanzato nelle gerarchie soltanto quest’anno, mentre i vari Klavan, Pisacane, Pavoletti e Ceppitelli sono passati da essere pedine fondamentali a riserve. Nel frattempo sono arrivati in Sardegna giocatori che hanno alzato decisamente il livello della squadra, in primis Nández, Rog e Simeone, senza dimenticare ovviamente Walukiewicz, seguiti quest’anno da Godín, Ounas e dalla batteria di giovani in ascesa come Zappa, Sottil e Marin per restare ai più utilizzati. La conferma di tutte le stelle nonostante le sirene estive e l’arrivo di un allenatore dal pedigree importante come Di Francesco ha di fatto – al netto del mancato ritorno di Nainggolan – alzato l’asticella e messo il Cagliari in una posizione sulla griglia decisamente migliore rispetto al passato.

Parola d’ordine pazienza

Difficilmente il Cagliari entrerà a far parte dell’elite del calcio europeo in tempi rapidi, ma cercare almeno di avvicinarsi alle zone alte della classifica in Italia è un’ambizione da coltivare attraverso una gestione virtuosa. La conferma dei pezzi da novanta come Cragno, Nández e Joao Pedro, per citare i più ambiti, non può che essere un buon viatico per cercare di raggiungere i sogni, ma senza i risultati sul campo difficilmente si potrà sempre mantenere giocatori che ambiscono legittimamente a disputare competizioni europee e lottare per traguardi importanti. Il passaggio nato con la cessione di Barella, funzionale al club e anche al centrocampista ora all’Inter, potrebbe essere ripetuto in futuro per trovare i fondi necessari a salire di un ulteriore gradino. Solo con i risultati sul campo, continuativi e non figli di un momento, il Cagliari potrà ambire a far sì che un calciatore da top-club, un domani, diventi un giocatore da Cagliari.

Matteo Zizola

 

AL BAR DELLO SPORT

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Nino
Nino
18/11/2020 09:51

X colmare il gap dai “top”club basterebbe avere tante centinaie di milioni in più in cassa ,devo dire ke così sarebbe capace pure mia nonna pagare stipendi di 3milioni e centomila € al mese e comprare i migliori giocatori al mondo

Luca
Luca
18/11/2020 01:38

Io penso che su una cosa il cagluaribpossa non avere rivali…sulla qualità di vita in sardegna .può dare la differenza …oddio un top player non rimane per le spiagge..o per la discrezione dei tifosi…ma oggi i giocatori..non guardano solo i soldi..ma se sommato ad un buon progetto e ha un buon contratto…perché scegliere firenze Bergamo o roma …?
Basti guardare ..suazo conti agostini..ninja ..