Marko Rog | Foto Alessandro Sanna

Cagliari, Rog ko e la coperta corta: malasorte sì, ma non solo

La fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo e ha messo gli occhi sul Cagliari. L’infortunio di Marko Rog chiude un anno non di certo baciato dalla dea bendata, anche se la malasorte è l’alibi dei perdenti, una scusa pronta e utile a nascondere i propri errori. Se è pur vero che gli infortuni sono imponderabili, è altrettanto vero che fanno parte del gioco e ogni squadra deve farci i conti. La differenza, ça va sans dire, la fa la programmazione.

Sfortuna sì, ma…

Il caso, il destino, la sfortuna sono dietro l’angolo pronti a colpire. Le scelte però possono cambiare il corso degli eventi, quelle che nel caso del Cagliari sono mancate in estate e che ora presentano il conto. Da un lato il fato ha voluto che un grave infortunio capitasse proprio nel reparto più scoperto della rosa, dall’altro però non può essere solo una coincidenza contro cui scagliarsi che proprio Rog abbia pagato il prezzo degli errori nell’allestimento della rosa. Il croato ha tirato la carretta fin dalla prima giornata a Sassuolo, non ha praticamente mai riposato giocando perfino novanta minuti nella gara di Coppa Italia contro il Verona, Di Francesco lo ha considerato da subito imprescindibile e non ci ha mai rinunciato. Tra volontà e obbligo il confine nel caso dei rossoblù e del loro centrocampo è labile, perché se Rog è sì fondamentale è pur vero che il tecnico è stato costretto da un reparto non di certo profondo a insistere sempre sugli stessi uomini.

Prevenire e curare

Ogni squadra in Serie A ha i suoi cardini, ma in tempo di Covid e di calendario fitto anche gli intoccabili hanno ogni tanto bisogno di rifiatare. Pirlo nella sua Juventus ha lasciato a casa Cristiano Ronaldo, Ibrahimovic a Milano ha pagato anche lui il peso dei ritmi del campionato e dell’età, Lukaku è anche lui finito in panchina per riposare e così via. Nel Cagliari, al contrario, sia Rog che Joao Pedro non hanno mai avuto modo di tirare il fiato e nel lungo termine non può che aumentare il rischio di infortuni. Mettendosi nei panni di Di Francesco però era inevitabile chiedere uno sforzo maggiore a chi come il croato non ha di fatto ricambi all’altezza. La rosa corta nella zona nevralgica del campo ha costretto l’allenatore ad attingere sempre dagli stessi elementi e alla fine, pur nella sfortuna, non può essere solo la malasorte a essere indicata come responsabile del cedimento del ginocchio di Rog.

Senno del poi

Si potrebbe obiettare che è facile dare colpe a posteriori, ma nel caso specifico era noto da tempo che qualcosa è mancato in sede di mercato in estate. Dopo aver inseguito senza successo Nainggolan il Cagliari è rimasto con il cerino in mano e, a una rosa fin troppo ampia, ha fatto da contraltare un reparto, il centrocampo, assolutamente inadeguato alla voce ricambi. Senza mancare di rispetto a giovani come Caligara o Tramoni e a un Oliva anch’egli vittima di problemi fisici, si è passati da una mediana con Cigarini, Nández, Rog e il Ninja tra i titolari e Ionita e Castro come prime riserve a una che ha visto il solo Marin rimpiazzare il professore e una batteria di giovani prendere il posto del duo di riserva. A maggior ragione con tante partite da disputare ogni mese, in pratica come una squadra che disputa le coppe, era evidente fin da subito che qualcosa mancava in mezzo al campo e la sfortuna ha semplicemente presentato il conto del pressapochismo. A questo si aggiunge quanto accaduto a Roma, perché pur senza controprova è bene ricordare che tra l’infortunio all’ottavo minuto e la sostituzione al quindicesimo Rog non solo è rimasto in campo fin troppo, ma per la sua innata generosità ha anche corso senza risparmiarsi come in occasione del gol del vantaggio giallorosso. Il salto che ha poi portato il croato ad alzare bandiera bianca è stato solo l’apice di un rischio che, questo sì a posteriori…

Nella sfortuna il lato positivo è che l’infortunio occorso a Rog è avvenuto pochi giorni prima dell’apertura del mercato di riparazione. Riparare, appunto, deve essere l’obiettivo senza se e senza ma della società nei prossimi giorni dopo gli errori estivi. E anche per questo motivo quella che già sembrava essere un’intenzione si è tramutata in realtà nel giro di poche ore. Accelerata doveva essere e con Rog ai box accelerata è stata senza troppi giochi delle parti, Nainggolan torna in Sardegna anche se il suo rientro non può bastare a colmare ciò che già mancava. Un’ulteriore analisi approfondita dei bisogni è necessaria e pur se la fretta è cattiva consigliera il campionato non aspetta. È tempo di lasciarsi alle spalle gli alibi e reagire con i fatti, Di Francesco pur se può sorridere per il prossimo abbraccio con Nainggolan, attende anche altri innesti.

Matteo Zizola

 
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