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Tommaso Giulini

Cagliari: tra fiabe e iperuranio, ma la Serie A sta raccontando un’altra storia

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C’era una volta, così iniziano i racconti di quando eravamo bambini. La fiaba raccontata dal presidente del Cagliari Tommaso Giulini al termine della sfida dei sardi persa contro il Bologna, però, non lascia dormire sonni tranquilli ai tifosi rossoblù.

Alibi e certezze

Tra le tante parole spese dal patron diversi temi sembrano stridere con l’attualità o con la storia recente del club, e anzi sembrano dare anche troppe scusanti a un gruppo e a una realtà come quella rossoblù che sul campo e alla voce progetto sta faticando da tempo e non da queste prime undici giornate di Serie A. Partiamo dalle polemiche su alcune scelte arbitrali, da quel: “Non è un momento fortunato anche per le decisioni arbitrali. Questa non è una rosa da squadra ultima in classifica“. Ci sta, le discussioni per un rigore o una punizione ci sono sempre state nel mondo del pallone e sempre ci saranno. Ma oggettivamente ci sono segnali che sembrano puntare il dito oltre qualche fischio dubbio di questo o quell’arbitro. Un esempio? Ultimo posto in classifica, terzo peggior attacco, seconda peggior difesa, una sola vittoria, appena due punti da situazione di svantaggio. Imputare anche solo una minima parte dell’ultimo posto in classifica agli arbitri e non citare la costruzione quanto meno stentata della rosa, la curiosa scelta di confermare e poi ribaltare (e no, non siamo a Quattro ristoranti) le sorti di Semplici, i continui tira e molla sui rinnovi dei calciatori e la totale difficoltà di gestione di uno spogliatoio che sembra disunito come non mai, quanto meno sembra lontana come scelta dalla realtà espressa sul campo, e non solo, dalla rosa in questa e nelle passate stagioni.

Per carità, nessuno pensi che si chieda a un presidente di Serie A di andare in diretta tv e disintegrare in pochi minuti quello che sulla carta dovrebbe essere il suo progetto di crescita per il club. Una riflessione in linea con quello espresso dal campo però sarebbe quanto meno dovuto a una piazza che fatica a uscire da un pesante alone di negatività dato dalle incertezze di classifica, strutturali e di visione della squadra della propria città. L’impressione personale, di chi scrive, è che ultimamente questo ritornello della sfortuna, della squadra forte che non riesce a ingranare, delle scelte arbitrali a sfavore o degli infortuni che limitano la forza di un gruppo unito sia semplicemente un grande parafulmine che evita alla società e ai suoi dipendenti di fare analisi e autocritica.

Tecnico e spogliatoio 

Il punto fermo del discorso di Giulini è parso essere Mazzarri: “L’allenatore in questo momento è una delle poche certezze che abbiamo. La scelta di mandar via Semplici? Certe cose di spogliatoio devono rimanere là. Se abbiamo cambiato alla terza giornata è perché avevamo riscontrato dei problemi. A parte le partite con Empoli e Fiorentina che abbiamo sbagliato, la squadra ha dimostrato di esserci“. Mazzarri dunque come intoccabile (senza dimenticare però che Semplici prima di essere mandato via venne giustificato e sollevato da ogni colpa in diretta tv dallo stesso presidente), anche perché chiamare una terza figura sarebbe un salasso economico importante (salvo dimissioni) e richiamare Semplici dentro Asseminello sembra un’idea che non stuzzica esattamente i piani della dirigenza, per usare un eufemismo. Anche perché sarebbe come dire: “Ok, scusate: autogol mio”. Una situazione che, vedi paragrafo 1, non sembra essere nelle corde dell’attuale realtà rossoblù.

Commentare la partita serve a poco: dobbiamo dimostrare più attaccamento alla maglia, avere più umiltà. Abbiamo un po’ di sfortuna con le decisioni arbitrali, con gli infortuni ed è un periodo dove davvero ci gira tutto storto. Non ci meritiamo l’ultimo posto in classifica”. Per chiudere, è significativo rivedere questo passaggio dell’intervista di Giulini a fine gara. Anche perché commentare e analizzare la partita, viste le pochissime prestazioni decenti di questo inizio di campionato, per la squadra rossoblù sembra, più che importante, fondamentale. Non solo a livello tattico, con la difesa che continua a faticare e a subire gol spesso per delle disattenzioni o dei movimenti di reparto errati, oltre che per degli errori dei singoli. O con un centrocampo, continuamente rivoluzionato, che ha perso fiducia e certezze e gioca con distanze e linee di passaggio errate. Commentare la partita serve anche ad accorgersi del nervosismo e della poca solidità di una squadra che anche contro il Bologna ha perso la testa, litigando tra compagni per calciare una punizione o rimediando un rosso per una totale ingenuità di uno di quelli che sulla carta dovrebbero essere uno dei profili di maggiore esperienza del gruppo, come Caceres. L’unità di intenti usata da Semplici l’anno scorso sembra sparita da Asseminello (le scelte della dirigenza in estate unite ad alcuni rinnovi ancora in attesa, come quello di Joao Pedro o quello di Lykogiannis, non aiutano in questo senso), e anche per questo, oltre che per diverse prestazioni non all’altezza, al momento il Cagliari si merita l’attuale posizione in classifica.

Roberto Pinna

Al bar dello sport

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