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Cagliari, un autogol estivo chiamato prestiti

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Dietro ogni scelta c’è un’idea, una filosofia, un modo di agire. Davanti a diverse opzioni si prende una delle strade possibili, le conseguenze diventano così figlie di decisioni a volte ponderate e altre volte costrette dagli eventi.

Tra necessità e volontà

Plusvalenze, ammortamenti, indicatore di liquidità. Termini tecnici che riguardano i bilanci delle società di calcio che, ormai, sono diventati noti anche al pubblico meno avvezzo a certi temi. Soprattutto l’ultimo dei tre – l’indicatore di liquidità – è all’ordine del giorno, causa del mercato creativo in casa Cagliari. E di cessioni che oggi suonano forse come affrettate, pur se il senno del poi rende più facili i giudizi. Il club rossoblù guarda al futuro chiamato gennaio – anche perché il presente è tutt’altro che roseo – con l’idea di portare avanti una rivoluzione che ha le sembianze delle epurazioni. Quanto non portato avanti in estate diventa così necessario in inverno, pulizie di primavera anticipate con l’obiettivo di risalire la china e portare a casa l’obiettivo salvezza. L’indicatore di liquidità resta la stella polare, vendere per poter comprare un obbligo diventato tale per una decisione, legittima, ma che resta comunque una decisione. Perché mentre Roma, Bologna e Lazio hanno messo nelle casse soldi freschi attraverso i soci, il Cagliari fa parte dell’altro gruppo di club coinvolti che hanno deciso la strada alternativa. No cessioni no party, ovvero nessun aiuto esterno, ma la ricerca dell’autofinanziamento attraverso partenze mirate o dettate dal mercato. Chi ha trovato pretendenti capaci di mettere sul piatto denaro contante, anche sotto forma di possibile riscatto nel giugno del 2022, ha visto aprirsi le porte delle trattative, chi invece è rimasto al palo alla voce richieste è ancora dentro lo spogliatoio rossoblù. O chi, come alcuni pezzi grossi, non è stato richiesto con una valutazione pari alle aspettative presidenziali.

Senza controllo

Una scelta, quella del presidente Giulini, nata forse da investimenti passati che non hanno portato i dividendi sperati sul campo. Difficoltà che si sono riversate sulla decisione di alzare il muro di fronte alle richieste per alcuni gioielli, portando ad abbassarlo quando giocatori considerati cedibili hanno portato proposte considerate allettanti. C’è però un aspetto del mercato in uscita in casa Cagliari che si ripete nella sua assenza. Perché né Giovanni Simeone, né Guglielmo Vicario e nemmeno Mattéo Tramoni – i tre prestiti sulla cresta dell’onda – hanno nell’accordo con le rispettive società alle quali sono stati ceduti la voce contro-riscatto. Tantomeno quella di una percentuale sulla futura rivendita. Se da un lato si è trattato di partenze legittime, dall’altro perdere completamente il controllo sui giocatori, per non garantire una sorta di valorizzazione ai club acquirenti, assomiglia tanto a un autogol. Soprattutto se si pensa che spesso, come nell’affare Sottil con la Fiorentina della passata stagione, il Cagliari ha garantito a chi gli ha prestato i calciatori ciò che il Cagliari non garantisce a se stesso.

Scommesse perse?

Inutile piangere sul latte versato, anche se dagli errori si può sempre imparare. La voglia di ottenere liquidità ha prevalso sulla lungimiranza. Partendo da Giovanni Simeone, ora in stato di grazia in quel di Verona. Prestito da un milione di euro e diritto di riscatto in favore degli scaligeri pari a dodici milioni, nessun contro-riscatto e nessuna percentuale sulla futura rivendita. Lasciando da parte il valore del giocatore e la sua possibile utilità nel Cagliari attuale, anche perché non va dimenticato quanto il Cholito vedesse per primo conclusa la sua esperienza in Sardegna. La mancata cessione di Cragno ha influito invece sulla partenza di Guglielmo Vicario, vera e propria sorpresa positiva tra gli estremi difensori della Serie A in questa stagione. Anche in questo caso un prestito con diritto di riscatto da 10 milioni di euro, abbastanza alto per una società come l’Empoli, che stabilirebbe il record del club qualora procedesse all’acquisto definitivo. Non impossibile, anche perché la storia del calciomercato insegna che altre squadre potrebbero supportare i toscani. Garantiti da una futura rivendita post riscatto, non farebbero fatica a versare la cifra nella casse rossoblù. La scelta di non inserire il contro-riscatto, e tantomeno una percentuale sulla futura rivendita, stona con la possibilità sempre viva di una cessione di Cragno a fine stagione. C’è poi il caso di Mattéo Tramoni, il più grande dei due fratelli arrivati nell’estate del 2020 dall’Ajaccio. Vero è che la Serie B non è la Serie A, ma le prestazioni del giovane corso non passano inosservate, tanto meno all’ex presidente del Cagliari Massimo Cellino. L’attuale patron del Brescia, infatti, starebbe pensando all’acquisto definitivo, forte di un diritto di riscatto a cifre tutt’altro che proibitive soprattutto in caso di promozione nella massima serie. Anche in questo caso non si ha notizia di una possibilità di contro-riscatto in mano al club di Via Mameli, né tantomeno di una percentuale sulla futura rivendita.

Ecco che così optare per le cessioni piuttosto che per nuova liquidità nelle casse societarie, pur se legittima, potrebbe rivelarsi un boomerang. A fronte di oltre 20 milioni di euro possibili in caso di riscatto dei tre giocatori da parte di Verona, Empoli e Brescia, ci sono altri milioni virtualmente persi qualora Simeone, Vicario e Tramoni confermassero le prestazioni messe in campo in questa prima parte di stagione. Ma più che la scelta di lasciar partire i tre, ciò che apre a molteplici dubbi è quella della formula delle loro cessioni. Un Cagliari che compra garantendo percentuali – come quella al Boca Juniors per Nández – o contro-riscatti – come quello di Sottil con la Fiorentina – ma che non ha la forza di fare altrettanto quando cede. Un aspetto tutt’altro che secondario, anzi.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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