Roberto Fresu, presidente del Latte Dolce

Fresu: “Fusione? No, ma pronti a collaborare con la Torres”

La Serie D è morta, viva la Serie D. Dopo la notizia, annunciata e prevista da settimane, del definitivo stop di tutti i gironi della D e di ogni campionato dilettantistico, le squadre coinvolte iniziano a interrogarsi sul proprio futuro, e in molti casi sulla propria sopravvivenza in un mondo del pallone in provincia che uscirà letteralmente sconvolto dal coronavirus. Abbiamo fatto una chiacchierata con Roberto Fresu, presidente del Latte Dolce, per guardare all’orizzonte dei sassaresi e più in generale a quello del calcio in Serie D.

Presidente è arrivato lo stop tanto, forse anche troppo, atteso…

“Non capisco perché si sia aspettato così tanto prima di prendere una decisione più che ovvia. Forse qualcuno sperava ancora in una ripresa ma voi spiegatemi come fa a ripartire la Serie D con le strutture che ci sono nel mondo del pallone tra i dilettanti. Parliamo poi dal punto di vista economico: la D si basa sugli incassi del pubblico e sugli sponsor. Senza pubblico probabilmente ci saranno ancora meno sponsor, senza considerare quelli che faranno un passo indietro per la crisi data dal virus. C’è poi il discorso sanitario: come faccio in Serie D a monitorare i contagi e pagare costantemente tamponi e test? Senza dimenticare che in tutto questo ci sono degli impegni con i nostri ragazzi che vanno mantenuti. Insomma, la Serie D si poteva stoppare fin dal primo momento. Anzi, non mi spiego perché non si sia già deciso sui verdetti della stagione”.

Stagione monca ma comunque tempo di bilanci, anche in casa Latte Dolce.

“Io la considero una stagione positiva. Certo non nascondo che l’obiettivo era quello di fare meglio della passata stagione. Abbiamo battuto la Turris in casa loro e a inizio stagione, prima di un crollo dovuto anche all’impraticabilità del Vanni Sanna e ad alcuni infortuni, stavamo davanti a tutti. Sono sicuro che se il campionato non si fosse fermato avremmo detto la nostra nei playoff”.

Ha parlato delle condizioni del Vanni Sanna e delle strutture, eppure in epoca di Covid-19 il Vanni Sanna sembra avere i suoi vantaggi…

“Dico solo una cosa: il Comune ha stanziato circa 6 milioni di euro per la riqualifica del Palazzetto del basket. Non sarebbe stato male averne almeno 1 da dedicare al Vanni Sanna. Lo stadio oltre al manto erboso ha bisogno di manutenzione e ristrutturazione anche negli spogliatoi. Ma poi consideriamo una cosa: se riparte a porte chiude la Serie A, quanto tempo ci vorrà prima di rivedere il pubblico in Serie D? Ok, a Sassari la grandezza dello stadio permette il cosiddetto distanziamento sociale, che ora va tanto di moda. Ma chi controlla tale distanziamento? Ci vorrebbero continue pulizie e steward. E senza pubblico chi li paga? Prima dello stop avevamo iniziato un lungo progetto per rimodernare il nostro centro di allenamenti a Latte Dolce. Abbiamo due campi e vogliamo trasformare quello in terra in un piccolo stadio con la tribuna per poter giocare lì le nostre partite”.

Si è parlato tanto anche di riforme…

“A volte mi sembra di essere su Scherzi a Parte. Partiamo dal presupposto che io non sono convinto che dalla C non ci saranno retrocessioni e che dalla D saliranno solo le prime. Ci sono diversi fattori, su tutti quello economico. E poi se la Lega Pro dovesse riprendere perché dovrebbero esserci delle retrocessioni limitate? A quel punto dalla D non salirebbero solo le prime ma anche le seconde, o altre potrebbero sperare? E queste sono solo alcune delle domande che il coronavirus ha messo in mostra sul calcio in generale e sul mondo dei dilettanti. Credo che una riforma sia utile ma non da questa stagione ma dal 2021-22. Il prossimo campionato sarà quello dell’assestamento, anche perché se andrà bene partiremo a ottobre e sono curioso di vedere il protocollo sanitario dedicato alla Serie D, sempre tornando al discorso delle strutture. E pensiamo alle società come le nostre che si basano su un importante settore giovanile, con le strutture che ho come lo faccio ripartire il mio settore giovanile? Sicuramente non posso garantire gli standard di sicurezza di una Serie A”.

Detto tutto questo che Latte Dolce sarà?

“Tra qualche giorno, come arriveranno le varie ufficialità dalla LND, ci ritroveremo con i soci per fare il punto. Chiaro che l’idea è quella di tenere gran parte della rosa messa in piedi in questi anni. A differenza della scorsa stagione però gli innesti arriveranno dal settore giovanile. Voglio vedere più giocatori del nostro vivaio arrivare a esordire in prima squadra. Sul lato economico bisognerà innanzitutto capire cosa farà la Regione: è un momento delicato dove giustamente vanno aiutate le famiglie, le aziende e i singoli. I finanziamenti alle squadre saranno gli stessi? Diminuiranno? E in caso di quanto? Poi bisognerà capire quanto diminuirà l’influenza degli sponsor”.

In chiusura, visto lo scenario descritto, sarà una nuova estate con l’argomento fusione o collaborazione tra Torres e Latte Dolce a farla da padrone in città?

“La parola fusione è stata spesso abusata in città. E non ci potrà mai essere per salvaguardare la storia di entrambe le squadre. Almeno con me presidente. Noi abbiamo costruito negli anni la nostra realtà e ne andiamo fieri e non vogliamo perderla. Sicuramente se penso alla Torres credo che per storia debba stare un gradino sopra noi. Ed è per questo che siamo aperti a qualsiasi tipo di collaborazione tra le due società per il futuro. Sechi fin qui ha fatto tanto e ha preferito viaggiare da solo ma le due dirigenze hanno dei rapporti molto cordiali. Negli ultimi anni diversi nostri giocatori sono passati in rossoblù e non si è mai fatto muro. Quando parlo di collaborazione penso anche al fatto che, se noi riuscissimo a finire i lavori al nostro centro di allenamenti, la Torres potrebbe allenarsi da noi senza dover andare a Ossi o Usini. Per fare un esempio”.

Roberto Pinna

 

 

 

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