Nicola Riva ritira il premio dedicato a suo padre dalla città di Alghero

Nicola Riva: Vi racconto il Mito, mio padre

In occasione dei 75 anni di Rombo di Tuono abbiamo intervistato Nicola, uno dei due suoi figli, che ci ha raccontato qualcosa del Mito dal suo punto di vista privilegiato.

Un mito, etimologicamente parlando, è una narrazione fantastica. Un racconto, spesso carico di simbolismo, tramandato di generazione in generazione e a cui di volta in volta qualcuno ha aggiunto qualcosa. E un mito per la Sardegna è Gigi Riva. L’idealizzazione massima dei valori di identità, purezza e forza di volontà tipici della cultura dell’isola. Resi ancora più leggendari perché incarnati da un non nato in Sardegna, che dopo aver conosciuto questa terra ha deciso di non abbandonarla più. Per il 75esimo compleanno di Rombo di Tuono abbiamo deciso di guardare il mito in maniera diversa, con un punto di vista differente. Abbiamo chiesto di raccontare Luigi Riva, detto Gigi, a chi lo ha sempre chiamato papà: suo figlio Nicola.

Nicola, com’è stato vivere il dualismo tra il mito di Riva e la figura di Gigi come papà?

Quand’ero ragazzo per me più che mio padre era il mito, il calciatore. Non lo sentivo solo mio, era un po’ di tutti. Visti i suoi impegni non riuscivamo a vederci sempre, si era creato quasi un rapporto astratto. Poi con il tempo ho scoperto mio padre, una persona realmente buona. Ora siamo molto vicini e lo sento davvero come padre e sono molto fiero di questo nostro nuovo rapporto. 

Non deve essere stato facile crescere all’ombra del mito…

Mio padre ha un carattere particolare, non facile. Se hai la sua fiducia ti dà tutto, ma è molto difficile che si apra completamente e ti dia la sua piena fiducia. Può sembrare strano, ma anche io come figlio ho dovuto guadagnarmi questa fiducia. In generale, poi, non è stato facile perché su noi figli c’era sempre grande pressione, ricordo da ragazzo quando giocavo a calcio venivano a vederci da tutta la Sardegna solo perché c’era il figlio di Riva. Anche per questo papà ci ha sempre voluto tenere lontani dal calcio. Anche costruirsi una propria vita, tra lavoro e affetti, lontano dal mito non è stato semplice. Ma lo ringrazio, perché in questo modo ho costruito la mia strada. 

Qual è il ricordo più immediato che ha se pensa a Gigi Riva?

I suoi racconti dello Scudetto. Per un ragazzo come me, che vedeva il Cagliari come una piccola squadra rispetto alle corazzate del Nord, sapere che quella squadra fosse stata Campione d’Italia era incredibile. Ancora oggi non riesco a immaginare cosa sia stata la festa scudetto in città. 

Qual è invece il ricordo di Cagliari che papà secondo lei tiene più a cuore? 

C’è un fatto che non molti conoscono: un giorno papà, mentre passeggiava per il centro, si è ritrovato in mezzo a una manifestazione dei tifosi che avevano deciso di protestare contro il club, che si vociferava avesse già deciso di cedere Riva alla Juventus. Quella voglia di non perderlo mostrata dai sardi in quel giorno credo sia sempre rimasta nel cuore di papà. Anche per questo le sfide alla Juventus, e in particolare quel 2-2 a Torino, sono le sue partite. 

Come inizierebbe una lettera di compleanno dedicata a Riva, da far leggere a ragazzi e bambini che non lo hanno conosciuto come calciatore?

Chi non lo ha mai conosciuto fuori dal campo è normale abbia negli occhi il mito. Se dovessi parlare dell’uomo, io lo ringrazierei per avermi insegnato l’onestà e la purezza d’animo. Sono orgoglioso della sua scelta di non lasciare la Sardegna, di non abbandonarla. E in questi anni per l’affetto che ha ricevuto, e che ho ricevuto quando ritiro premi e onorificenze, vedo che i sardi non dimenticano. La storia di papà è molto particolare: lui e la Sardegna sono cresciuti insieme. Da terra dimenticata a meta per le vacanze. Riva è stato il più grande sponsor naturale per questa regione. 

Si dice spesso “non ci sarà mai più un altro Gigi Riva”: lei ha mai intravisto una parte del carattere di papà in un altro calciatore?

Hanno storie diverse, ma ho rivisto lo stesso spirito identitario di papà in Francesco Totti. Sono molto contento delle parole che ha usato per mio padre nella sua biografia e non me le aspettavo. Sono contento che quella stessa forza identitaria che papà ci ha insegnato sia riuscito a trasmetterla anche nel suo periodo con la Nazionale. Anche per questo, per lui quello è stato un momento molto felice. 

Cosa augura a papà per il suo compleanno?

Lo sguardo di mio padre, anche quando è felice, è sempre velato di tristezza. La sua storia non semplice, tra molti alti e bassi, si fa sentire di più invecchiando. Per questo gli auguro di cercare di stare bene, di uscire più di casa e di ritrovare l’entusiasmo.

Potrebbe aiutare il momento del Cagliari e l’avvicinarsi del centenario del club e dei 50 anni dello scudetto?

Sicuramente in casa siamo molto fieri del buon momento del Cagliari. Papà non guarda sempre tutte le partite, perché si emoziona troppo e si è creato un legame particolare con me, che gliele racconto e le rivivo insieme a lui. Crediamo che Giulini stia facendo molto bene per la squadra. 

Suo padre le parla mai del momento non semplice per il Cagliari in cui anche lui fece il presidente?

Rimase scottato da quel periodo. Lui si mise in gioco con la sua passione per aiutare il Cagliari ma la società arrivava da un momento complicato ed è anche per quella delusione che decise di non tornare mai più in società. 

Ha mai pensato a come sarebbe stata la sua vita se Riva non avesse sposato la Sardegna?

Sinceramente no. Mi sono sempre sentito sardo al 100 per cento e non mi vedrei lontano dalla Sardegna. Sono innamorato di questa terra e mi spiace che per colpa della mancanza di lavoro molti giovani debbano abbandonarla. Potendo scegliere, credo che nessuno deciderebbe mai di lasciare quest’isola. 

Roberto Pinna

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