immagine dei tifosi del Cagliari allo stadio

Serie A: rimborsi o voucher, cosa possono fare gli abbonati?

La pandemia, come si sa, ha investito anche il mondo del pallone e, di riflesso, i tifosi, privati del diritto a godere appieno dei propri abbonamenti. Per quanto la soluzione più corretta parrebbe il rimborso della quota non usufruita, gran parte delle società di calcio della massima serie stanno rispedendo al mittente le richieste, forti di alcune clausole inserite in contratto. Per fare maggiore chiarezza sull’argomento abbiamo scritto questo articolo insieme all’avvocato Jean Claude Gagnè, esperto di contrattualistica.

Attraverso l’acquisto dell’abbonamento, il tifoso stipula con la società un accordo contrattuale, accettando implicitamente anche le condizioni ivi presenti. A ben vedere, tuttavia, tali condizioni (o meglio clausole) rientrano di diritto tra quelle che il Legislatore individua come “vessatorie”, vale a dire delle pattuizioni tra professionista e consumatore che determinano, a carico di quest’ultimo, un significativo squilibrio di diritti e obblighi. Nel nostro caso, in quanto trattasi di una fattispecie tipica inserita al comma 2, lettera b), dell’art. 33 del Codice del Consumo, ben può eccepirsi la loro nullità ai sensi dell’art. 36 del già citato Codice. Del medesimo parere l’Autorità garante della concorrenza, che già in passato aveva contestato a nove squadre di serie A, Cagliari Calcio compreso, le condizioni di vendita degli abbonamenti e dei biglietti.

Il decreto Cura Italia

Purtroppo, non può negarsi che la L. 27/20, che ha convertito in legge il Decreto Cura Italia, prevede all’art. 88 la sola ipotesi di emissione di un voucher per gli spettacoli cancellati a causa del Covid-19; vi sarebbe, dunque, la possibilità di ottenere dei buoni per poter partecipare alle partite del prossimo anno quando, si spera, sarà di nuovo possibile tornare allo stadio. Tale soluzione, però, non appare soddisfacente: si pensi, a titolo di esempio, alla difficile contingentazione degli ingressi che non permetterebbe a tutti gli abbonati di partecipare alle partite, o, ancora, al caso di chi si sia dovuto trasferire per lavoro, rendendo in tal modo il voucher quasi inutile.

L’Antitrust 

Per tale motivo svariate associazioni dei consumatori (e la stessa Antitrust) si stanno muovendo per tutelare gli interessi degli spettatori a vedersi riconosciuti i rimborsi di cui hanno pienamente diritto. In conclusione, benché a oggi non vi sia certezza su quale sarebbe la decisione ultima da parte di un giudice, i vari movimenti e le leggi a tutela del consumatore fanno ben sperare in una felice conclusione della vicenda, affinché i tifosi possano rientrare delle spese sostenute per uno spettacolo mai goduto.

Roberto Pinna

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