L'esultanza dei giocatori del Latte Dolce

Sponsor e Serie D: il nodo per il futuro del calcio sardo

Dopo settimane di sospensione, e con la Serie D che sembra destinata a salutare tutti in vista della prossima stagione, è arrivato il momento di guardare alla luna e non più al dito. Negli ultimi giorni, in Sardegna ma non solo, la discussione sul calcio dilettantistico si è animata soprattutto sul tema dei rimborsi per i calciatori, come successo in casa Torres. Giusto così perché ci sono migliaia di famiglie a rischio. Per il futuro più prossimo però il pericolo per le società sarà un altro: gli sponsor.

Dilemma sponsor in Serie D

Le sponsorizzazioni, insieme ai contributi regionali, sono la base su cui si basa la Serie D in Sardegna. Ma anche nelle altre regioni d’Italia. Inutile dire che dopo l’emergenza coronavirus il calcio dilettantistico non sarà più lo stesso. Se i contributi e le agevolazioni potrebbero continuare a esserci in egual misura, e magari anche con qualche ulteriore incentivo dato da qualche provvedimento ad hoc per il calcio dei dilettanti, il discorso diventa nettamente pessimistico in tema di sponsor. Un danno non solo per il futuro ma già per il presente. Sono diversi infatti gli sponsor che data la situazione coronavirus non potranno dare le restanti parti degli accordi alle varie società. Una situazione in corso sull’isola e nel resto d’Italia in Serie D, e non solo. Il problema principale del calcio sardo poi è un altro: la maggior parte dei finanziatori sono attività legate a dei settori profondamente in crisi come il turismo e la ristorazione.

La situazione delle sarde

In Sardegna la situazione è variegata e allo stesso tempo comune per la maggior parte dei club di Serie D. Ci sono realtà come Lanusei, Muravera e Budoni che hanno un fortissimo legame con il territorio e con le realtà imprenditoriali che operano su quel territorio. In questi contesti si va dalle 40 sponsorizzazioni del Lanusei alle oltre 60 del Budoni. Tantissime piccole e micro attività legate ad alberghi, ristoranti, case vacanze, servizi per il turismo, imprese edili e attività agroalimentari. In queste realtà sarde circa il 70-80% degli sponsor opera soprattutto durante la stagione estiva e nei periodi con maggiore afflusso di turismo. In questi casi la squadra è finanziata dalla comunità e la comunità riceve visibilità grazie alla squadra. Un meccanismo ben oliato e che ben ha retto fino al lockdown per il coronavirus. Ma con una stagione estiva che si annuncia quasi nulla sarà difficilissimo, per non dire impossibile, alla maggior parte delle attività confermare lo sponsor nel calcio. In queste realtà gli sponsor locali hanno un peso economico fondamentale ogni anno, compreso tra i 170mila e i 230mila euro per società a stagione.

La situazione cambia leggermente per le due squadre di Sassari, Torres e Latte Dolce, e per l’Arzachena. Anche in questo caso sono presenti alcuni sponsor legati al commercio e all’imprenditoria delle due città, o più in generale del Nord Sardegna, ma il numero totale degli sponsor è più basso e il ruolo da protagonista lo hanno main sponsor locali o nazionali molto forti. Arzachena e Latte Dolce hanno in media 10-15 sponsor per questa stagione e hanno delle sponsorizzazioni principali particolari, dato il legame a doppio filo con la società. La Torres per questa stagione ha firmato accordi con circa 25-30 sponsor, il principale era OJ Solution prima dei problemi giudiziari che hanno riguardato il numero uno Mario Burlò.

Quale futuro?

In questo contesto poco florido i presidenti delle società sarde stanno già ragionando sul futuro. Secondo i primi studi della LND, riportati nei giorni scorsi dal Corriere dello Sport, senza gran parte delle future sponsorizzazioni sono a rischio fallimento almeno il 30% delle società italiane iscritte alla Serie D 2019-2020. Difficile stabilire uno scenario futuro chiaro e universale per tutti. Sulla carta realtà come Arzachena e Latte Dolce, che hanno una serie di sponsor stabili, e in alcuni casi legati alle proprietà, sembrano avvantaggiate, ma questa è solo una prima analisi superficiale che andrà confermata con i numeri e i dati che l’economia isolana e nazionale darà nella cosiddetta Fase 2 e nell’eventuale Fase 3 post Covid-19. Sicuramente andiamo verso un periodo dove per il pesce grosso sarà più facile mangiare il piccolo e dunque non è da escludere che data la grande crisi economica le principali squadre sportive isolane provino ad accaparrarsi il maggior numero possibile di sponsor, anche i più piccoli e meno fruttuosi economicamente che prima “lasciavano” ai club delle serie o degli sport definiti minori. Anche se l’altra faccia di questa medaglia poco luminosa potrebbe avvantaggiare, almeno restando alla Serie D, le squadre delle piccole realtà. Legarsi ancora di più al territorio con tante piccole sponsorizzazioni per aumentare il già notevole numero di 50-60-70 sponsor, come detto accade tra Lanusei, Muravera e Budoni, a cifre più basse rispetto al passato. In una sorta di mutuo soccorso tra le realtà nei paesi e nelle province sarde in attesa di aiuti dall’alto. No, non così in alto, solo dagli organi competenti.

Roberto Pinna

 

 

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