Gianfranco Zola

Zola: “Cagliari, sono orgoglioso di quei due anni”

Nelle celebrazioni del Centenario anche le parole dei due alfieri del Cagliari del biennio 2003-2005, con Magic Box in campo con la fascia da capitano e il numero 10 sulle spalle, El Jefe a battagliare in difesa.

Capitani nella memoria: Gianfranco Zola e Diego Lopez

Le parole di Magic Box: “Chiudere la carriera a Cagliari ha rappresentato tanto, è stata una scelta di cuore di cui non mi sono mai pentito. Sono stato fortunato ad averla condivisa con compagni di squadra straordinari, con cui si formò in fretta un grande gruppo che ottenne ottimi risultati. Quando ripenso a quell’esperienza la valuto come una delle più belle a livello emotivo”. Sull’addio dopo due anni: “Stando a quel che sentivo nelle gambe probabilmente avrei potuto giocare un altro anno: a fine della seconda stagione non avevo ancora deciso cosa fare, però prevalse la volontà di voler finire con un rendimento alto, pensavo che dopo quanto fatto potevo ritenermi soddisfatto per il contributo dato alla squadra. Son stato molto onesto con me stesso”. Sul gruppo: “Abbiamo raggiunto quei risultati perché eravamo molto uniti, ci siamo divertiti tanto: se vado indietro nel tempo, io ricordo che mi divertivo quando andavo all’allenamento e nel calcio italiano non era scontato. L’esperienza a Cagliari è una di quelle che ricordo con maggior orgoglio. L’esplosione dei vari Suazo, Esposito e Langella fu merito mio? David aveva potenzialità incredibili, doveva sicuramente disciplinarsi un pochino. Così come Ciccio, uno dei miei compagni più bravi ad attaccare gli spazi: faceva sempre i movimenti giusti, era un aiuto enorme. Su Antonio posso dire che era una bomba, in tutti i sensi: qualità importantissime, giocatore molto intuitivo e prorompente, doveva migliorare qualche aspetto del suo gioco ma credo che ci siamo completati a vicenda. Io ho avuto molti stimoli nel giocare con loro, trovando il modo di alzare il mio livello di gioco per andare incontro alle loro caratteristiche”. Chiusura sulla carriera da allenatore: “Chissà, magari quando ci sarà una nuova opportunità importante: ora ne approfitto per ricaricare le pile e godermi la famiglia. Si vedrà”. 

Diego Lopez, ora allenatore del Brescia: “Quando sono arrivato non pensavo certamente di vivere tutto questo, visto che nel calcio si cambia spesso squadra: io ho deciso di non mollare, il primo anno è stato brutto perché arrivavo da due anni da titolare, mentre qui non trovavo spazio. Tramite Fabian O’Neill andai da Cellino, che mi convinse a restare nonostante mi volesse il Siviglia: non volevo andar via senza dimostrare nulla, ma non avrei mai pensato di fare tutti questi anni. Io ho sempre voluto il calcio italiano, al di là della tradizione uruguaiana: qui ho trovato grandi compagni e amici veri, mi sono trovato sempre benissimo. Su Gianfranco posso dire che è stato un onore giocare con lui, marcarlo era davvero difficile e fare la differenza in quella Serie B con tanti campioni: è stato un vero capitano, specie nei momenti difficili, trovando insieme le risposte giuste ma seguendo il nostro leader”. 

AL BAR DELLO SPORT

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