Pola: “Calangianus non è mostro”

La posizione del Calangianus sui fatti del 9 marzo appena sanzionati dal Giudice Sportivo.

In un mondo del calcio che, a tutti i livelli, fa i conti con incresciosi fatti di intemperanza compiuti da tifosi e tesserati, c’è purtroppo spazio anche per una vicenda tutta sarda. E’ quella del 9 marzo scorso, quando nel campionato Juniores un arbitro è stato aggredito da due giocatori del Calangianus (leggi qui la storia). Per loro 5 anni di squalifica, mentre il tecnico giallorosso è incappato in un anno di stop.

“Non ci stiamo a passare per mostri o come società simbolo del cattivo comportamento sui campi da calcio”. E’ la ferma dichiarazione di Maria Giovanna Pola, presidentessa del Calangianus, che “condanna fermamente quanto successo” ma precisa come “il tutto sia stato ingigantito da stampa e addetti ai lavori, arrecando un danno all’intero movimento perché si inaspriscono gli animi e si rischia di favorire certi episodi davvero spiacevoli ai quali stiamo assistendo”.

La settimana è stata ovviamente particolare, in casa Calangianus. “Noi siamo assolutamente contrari a certi comportamenti, lo abbiamo già detto e lo ribadiamo”, afferma Pola, che non era presente al match in questione perché impegnata con la prima squadra a Valledoria. “Voglio però precisare – continua Pola – che il clamore non è commisurato a quanto realmente accaduto, secondo quanto mi hanno raccontato e in base alle testimonianze raccolte. Lo stesso referto medico dell’arbitro non ha evidenziato chissà quali conseguenze, segno che forse non si è verificata una violenza inaudita come si vorrebbe far credere. Detto ciò, le sentenze vanno rispettate, mi auguro che si condannino sempre di più, ad ogni latitudine e in ogni categoria questo tipo di fatti, visto che anche in Serie A assistiamo a eventi deprecabili”.

E i due ragazzi interessati dalla maxi-squalifica, Traorè e Luciano? “Sono spariti dalla circolazione, non abbiamo avuto modo di ritrovarli al campo per un confronto. Traorè è uno di quei ragazzi africani che abbiamo accolto e che in molti campi sono subissati di insulti e discriminazione, da parte di chi – a differenza nostra – non ha sposato un certo tipo di politica dell’accoglienza. Mi auguro che chi sta vicino a questi ragazzi abbia la forza e capacità di sostenerli, perché il calcio può essere un’importante sbocco per la loro crescita. Il Calangianus, comunque, continuerà a fare calcio e sport nella maniera più sana e costruttiva”.

Fabio Frongia

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