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Analisi Cagliari | Paure e disattenzioni, il passo indietro di Mazzarri con l’Inter

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Da dove iniziare? Dall’assenza di concentrazione, da un atteggiamento lontano da quello di chi dovrebbe lottare per la salvezza o dallo sfilacciamento dei reparti? La tattica può avere ancora un senso quando manca tutto il resto? Tutte domande alle quali dovranno rispondere Walter Mazzarri e i suoi giocatori dopo la sconfitta sonante a San Siro contro l’Inter.
Fuoco di paglia
Che i nerazzurri avrebbero controllato il pallino del gioco sembrava nell’ordine delle cose. È mancata, invece, la capacità di ripartire quando se n’è avuta l’occasione. Se, una volta riconquistata palla, il destino unico è quello di servirla nuovamente agli avversari, il risultato diventa ovvio e senza attenuanti.
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Le ripartenze ideali pensate da Mazzarri, riuscite troppo poco a San Siro
Eppure nei primi minuti la tattica messa in campo da Mazzarri un minimo di fiducia sembrava poterla dare. La prima conclusione in porta, infatti, è arrivata a opera di Raoul Bellanova dopo un’incursione che avrebbe dovuto rappresentare il canovaccio dei rossoblù di fronte all’Inter. Palla verticale dalle retrovie, appoggio di Keita (o Joao Pedro all’occorrenza) per l’inserimento o dell’esterno o della mezzala, ricerca dello spazio alle spalle della difesa alta degli uomini di Simone Inzaghi. Piano riuscito al primo tentativo, poi il nulla assoluto per tutto il resto della gara.
Come volevasi dimostrare
Si era scritto in settimana, il campo ha sancito la conferma. L’Inter la migliore della Serie A nei calci da fermo, il Cagliari quella che subisce più gol da palla inattiva. Passato il pericolo più volte, prova e riprova alla fine Lautaro Martinez ha colpito. Su azione di calcio d’angolo, ovviamente.
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L’occasione da fermo per il primo gol nerazzurro
Marcatura a uomo nella zona, disposizione bassa, nessun giocatore sul palo come da copione, a maggior ragione con un destro alla battuta a uscire. il problema nasce però quando sia Dalbert che Joao Pedro sono in ritardo nell’accorciare verso Lautaro. L’ex di turno è statico, non trova lo stacco ideale per respingere sul primo palo. Il capitano è troppo lontano e perde quella frazione di secondo che non gli permette di disturbare – se non anticipare – il numero dieci argentino.
Incubo Dalbert
Nessuna reazione, il Cagliari ha provato a trascinarsi fino al riposo per poi, chissà, riorganizzarsi. In fondo l’obiettivo è stato raggiunto anche grazie ad Alessio Cragno. Il portiere rossoblù ha respinto il rigore di Lautaro Martinez, nato da un errore marchiano di Dalbert.
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L’errore di Dalbert nell’azione del rigore parato poi da Cragno su Lautaro
Grassi perde un pallone spinoso a metà campo, immediata la verticalizzazione nerazzurra a premiare il taglio in diagonale di Dumfries. A quel punto l’olandese è stretto dal duo Godín-Dalbert ai quali basterebbe calciare il pallone verso l’esterno o chiudere lo spazio al nerazzurro di fisico e di esperienza. Forse ciò che pensava di fare Godín, finché Dalbert non ha inopinatamente deciso per una scivolata che è diventata, di fatto, un assist perfetto per Dumfries. Una costante della gara del brasiliano, la sofferenza contro l’avversario diretto e le sistematiche scelte di gioco errate hanno fatto compagnia alla sua prestazione per tutti i 90 minuti.
Intervallo mai concluso
Cragno salva, la ripresa inizia e ci si aspetta un Cagliari pronto a sfruttare eventuali idee leziose dell’Inter e provare a restare in partita. Di grinta, di concentrazione, di lotta. Invece bastano pochi minuti per confermare l’assoluta assenza dal campo dei giocatori rossoblù. Presenti fisicamente, ma non mentalmente.
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L’azione della seconda rete dell’Inter sul Cagliari
Il raddoppio dell’Inter siglato da Alexis Sanchez è difficile da spiegare. Un manuale di come non si dovrebbe difendere a certi livelli, ma non solo, in qualsiasi categoria. Totale assenza di mordente, marcature preventive sconosciute, essere spettatori di una partita della quale si dovrebbe essere protagonisti. Rimessa laterale dal lato destro d’attacco dell’Inter, Carboni e Marin lasciano che Barella possa ricevere senza problemi e senza dover nemmeno fintare attraverso un contro-movimento. L’ex rossoblù trova un cross perfetto, ma prima ancora di ricevere palla è sintomatico quello che accade al centro dell’area. Caceres, Deiola, Godín, lo stesso Bellanova sono completamente fermi sulle gambe, soprattutto i primi due ignorano Sanchez in zona pericolosa.
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I problemi in marcatura le disattenzioni difensive dei rossoblù
Sarebbe ancora una situazione recuperabile, non fosse che sia Caceres che Deiola anche al momento del cross restano fermi, immobili, spettatori disinteressati di quanto accade in campo. Nessun disturbo al cileno, nessun tentativo nemmeno estemporaneo di intervento. Un atteggiamento che, per quanto comunque non giustificabile, sarebbe comprensibile al 90′ di una partita ormai andata, sicuramente non lo è a inizio ripresa sul punteggio di 0 a 1.
Una costante del secondo tempo, non solo nel gol di Alexis Sanchez ma anche in quelli del tre e del quattro a zero. Staticità, fondamentale disinteresse, il povero Cragno chiamato agli straordinari e unico a credere ancora nella partita che si disputava a San Siro.
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L’occasione del terzo gol dell’Inter
La rete di Calhanoglu è un altro esempio lampante del totale blackout mentale della squadra rossoblù. Il turco riceve palla sul lato sinistro, si accentra senza che nessuno provi a contrastarlo. Caceres riceve un blocco da parte di Sanchez e nemmeno prova a liberarsi dell’avversario, Marin dovrebbe accorciare ma quasi lo fa controvoglia lasciando passare il nerazzurro. Deiola e Dalbert, da par loro, guardano l’evolversi dell’azione senza andare in soccorsi dei compagni e del loro poco sacrificio.
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L’azione del poker dell’Inter a San Siro sul Cagliari
Infine il gol che sancisce il poker nerazzurro. Brozovic, sempre troppo libero di impostare e salire – e qui si apre il discorso sul lavoro di Keita e Joao Pedro – verticalizza per Barella. Primo errore ancora una volta di Dalbert che da interno sinistro di centrocampo non prova a chiudere la linea di passaggio abbastanza telefonata. Il secondo errore è quello di Caceres, incapace di seguire il tagli nello spazio tra lui e Godín da parte di Lautaro. Il terzo è di Lykogiannis, disattento e completamente fuori dalla linea difensiva fino a tenere in gioco il Toro. Infine Godín che è troppo statico nello scivolare verso Cragno.
Matteo Zizola

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