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Approccio e continuità: Dinamo, la vittoria contro Reggio può dirti chi sei

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Le sfide contro Reggio Emilia hanno portato storicamente a qualcosa di importante per la Dinamo Sassari. Vittorie sudate quanto fondamentali, soprattutto al PalaSerradimigni, dove Sassari ha trovato la sedicesima vittoria contro gli emiliani, corsari in Sardegna solo quattro volte nella loro storia. Ma lasciando da parte il passato, la squadra di Cavina con la vittoria di ieri potrebbe aver capito quanto contano voglia e carattere per aggiungere il +2 alla propria classifica.

Più squadra
Atteggiamento era stata la parola più usata durante la conferenza prepartita del venerdì. Il primo quarto giocato da Sassari sembrava far presagire che il termine non fosse entrato nella testa dei biancoblù. L’impatto migliore al tiro di Reggio, che ha tenuto percentuali oltre il 50% nei primi due quarti dai 6.75, ha messo in disordine non solo il piano partita, ma anche la condizione psicologica del Banco. Gli uomini di Caja hanno così accelerato, toccato addirittura il +15 spinti da Strautins, Hopkins e Olisevicius, senza che la Dinamo trovasse ancora le giuste soluzioni in attacco. Fino a metà secondo quarto il copione pareva quello delle ultime due trasferte, poi è stata la panchina, oltre Clemmons, a riportare lentamente la situazione sotto controllo. Logan e Battle sono stati determinanti nel dare la scossa giusta e trascinare così il PalaSerradimigni in partita, aiutati poi dai positivi minuti di Borra e Treier. L’intervallo nemico della squadra in vantaggio e i 15’ a disposizione per comprendere la necessità di alzare l’intensità hanno cambiato l’inerzia della gara. La Dinamo ha stretto le maglie in difesa, ha messo più le mani addosso, alternando uomo e zona – stavolta vincente – e ha portato Reggio ad avere meno sicurezza e fluidità offensiva. La capacità di passarsi il pallone in attacco – 21 gli assist a fine partita distribuiti tra 7 giocatori – e l’alternanza tra attacchi dentro e fuori dall’area hanno fatto arrivare il vantaggio a metà terzo periodo, nonostante l’assenza offensiva di Mekowulu e le difficoltà di Bendzius, a larghi tratti in panchina. È stato proprio il lituano però, insieme a Clemmons, a guidare i sassaresi verso il tentativo di vincerla dentro i 40’. La migliore circolazione di palla e i movimenti più armonici della squadra hanno permesso al lituano di ritrovare quei tiri con i piedi per terra che lo rendono un tiratore mortifero. Il resto l’ha fatto una fiducia ritrovata, che ha consentito alla squadra di rimanere in scia di una Reggio che ha dimostrato di essere in ottima forma e di poter continuare a lottare per un posto tra le prime otto. I fantasmi si sono riaffacciati solo nell’ultimo possesso dei regolamentari, quando la rimessa dal fondo ha reso complesso trovare un tiro pulito. Negli ultimi cinque, l’energia in più e il carattere di Bendzius e Gentile hanno chiuso la partita e fatto gioire il palazzetto.

Adesso serve costanza
Ora la Dinamo va alla ricerca della continuità, seconda parola più utilizzata davanti ai microfoni pochi giorni fa. C’è ancora però da spezzare quel filo che collega i primi quarti di tutte le partite giocate dal Banco: i primi 10’ continuano ad essere un incubo, come se Logan e compagni lasciassero l’aggressione della partita agli altri e aspettassero il colpo basso per reagire. Cavina ha parlato di assenza di intensità e agonismo, Treier l’ha definito un inizio moscio. Le formule possono essere varie, ma per trovare un proprio ritmo ed essere protagonisti in una lotta playoff che sarà più agguerrita rispetto alle ultime stagioni, Sassari ha bisogno di iniziare la gara alla pari, senza il timore di sprofondare e dover fare il doppio del lavoro. La risoluzione del problema passa per un’acquisizione di fiducia nei propri mezzi. Nonostante il roster manchi, almeno per ora, di profondità nel reparto lunghi, le alternative tattiche non mancano. Mekowulu non è andato in doppia cifra per la prima volta, oscurato da un lavoro difensivo studiato da Caja e portato bene avanti non solo da Hopkins. Il centro nigeriano era stato sempre una certezza nel tabellino, ieri lo è stato solo nel lavoro sporco. I compagni sono così stati costretti a saper governare la situazione trovando diverse scelte, con diversi interpreti, in diversi frangenti della partita. Distribuire le responsabilità significa avere più pericolosità e più spazi, che diventano ancora più ampi se la difesa fa il suo compito come richiesto più volte dal coach ex Torino, e come visto maggiormente negli ultimi due quarti della partita.

Mercoledì si torna in Europa contro una solida Tenerife, che ha saputo battere la matricola terribile Prometey di Miro Bilan. Sarà il primo ostacolo per capire se la Dinamo ha deciso di crescere o di lasciarlo decidere agli avversari.

Matteo Cardia

 

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