Bandiere, l’esempio del Friuli

“La friulanità dell’impianto dei Rizzi è stata ristabilita”. La risposta dei friulani è arrivata puntuale, e centinaia di vessilli con l’emblema del Friuli hanno invaso la curva Nord di Udine in occasione del match contro il Genoa.

Risposta dei friulani? A che cosa? Ne avevamo già parlato: per la Nazionale italiana solo tricolori, nessuna bandiera blu con l’aquila araldica perché “non rappresenta nessuna squadra in campo”. E così alcune bandiere erano rimaste fuori. Occorreva una richiesta esplicita alla Questura. Stavolta il simbolo friulano, allo stadio, c’era. Parecchi, come sempre. Sventolavano alti e si agitavano assieme ai tifosi. Buona la prima dunque, dopo la dura prova a cui era stato sottoposto il simbolo friulano.

Nasce spontanea una riflessione. Senza volerla menare eccessivamente sul “chi è più consapevole dagli altri su qualcosa?”, a Casteddu e in Sardegna una bella sbandierata di Quattro Mori non si vede da tempo. C’è stata una bella l’iniziativa della Curva Sud (purtroppo non accolta dalla massa) che nella scorsa stagione avrebbe voluto invadere gli spalti della Sardegna Arena con migliaia di vessilli identitari.

Nessuno pretende che tutta la Sardegna tifi Cagliari o un’altra squadra, anzi ognuno è libero di sostenere chi crede e perseguire il più sano dei campanilismi. Ma un simbolo identitario, territoriale inteso come sardo, non ha niente a che vedere con il tifo per questa o quella squadra. Un simbolo è un mezzo per veicolare un messaggio in modo chiaro, diretto, inconfondibile. E i sardi un simbolo ce l’hanno. Così come i friulani che, al momento giusto, sanno utilizzarlo per ribadire il proprio messaggio e la propria identità. E la stessa Dacia Arena si veste, modernissima com’è, di bandiere friulane, ad ogni occasione. Aspettando di veder spuntare Quattro Mori a frotte anche a casa nostra nei vari impianti sportivi (e non solo) applausi per gli amici friulani e per il loro simbolo.

Enrico Zanda