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Cagliari cinico e solido, Semplici ha cambiato musica?

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Chi ha vissuto gli anni ’80 e ’90 non può non ricordare le musicassette. Lato A, Lato B, il nastro che girava e la musica a riempire la stanza. A volte si decideva di ascoltare prima il B e poi l’A , dipendeva dall’umore e dai giorni.

Cambio di passo
Contro l’Hellas, e così contro Inter e Parma il Cagliari ha messo nello stereo una cassetta con le migliori hit nel lato B. Prima una musica lenta, senza ritmo, poi piano piano il suono si è fatto più intenso. Stop, cassetta girata, ecco la musica che va bene di questi tempi, ecco la hit che fa ballare. Troppo tardi una, due volte, giusto in tempo la terza. Di fronte all’Udinese Semplici ha deciso che era il caso di ascoltare prima il Lato B, quello un po’ più rock. Il leader della band Radja Nainggolan, prima un tiro a lato, poi una doppia invenzione con il chitarrista Joao Pedro pronto all’assolo finale. La cassetta si inceppa, nastro indietro, nulla da fare quella canzone non va più. Tutto da capo, parte il Lato A e anche se la musica scende di ritmo arriva un’altra stoccata del brasiliano. Poi le note si fanno blande, ballare si balla ma non nel modo in cui si dovrebbe nell’occasione.

La ruota che gira
Leonardo Semplici urla, fuori, fuori. Invita la squadra a non schiacciarsi troppo, ma in tempi di Super Lega e di confronti con l’NBA nelle orecchie di Godín e compagni risuona solo un coro. Defence, defence, defence. Difesa, difesa, difesa. Arroccati a protezione della propria porta, con San Vicario che cancella il proverbio del nemo propheta in patria e strozza l’urlo in gola di Braaf. Prima ancora dallo stereo risuonava una musica balcanica, d’altronde si è vicino al primo maggio, concertone in Piazza San Giovanni, e il periodo è quello giusto. Come Kurtic dalla Slovenia così Nestorovski dalla Macedonia provano a mettere la nota giusta, ma la sbagliano clamorosamente. La ruota ha girato, quella che era la costante dell’essere colpiti alla prima occasione diventa il non cadere, per demeriti altrui, proprio quando la botta sarebbe stata probabilmente letale.

La concorrenza aumenta
Tre punti alla Dacia Arena, ai tempi delle cassette noto come Friuli. Tre punti che servono a tenere vivo il ritmo salvezza, perché tre è anche il distacco dalla zona che vorrebbe dire ancora Serie A. Semplici canticchia sottovoce, e se prima eravamo in due a ballare adesso siamo in sei a farlo. Il Genoa, risucchiato nella lotta, proprio il Genoa squadra deandreiana che per quanto si credesse assolta è lo stesso coinvolta. Sabato 24 i grifoni affronteranno lo Spezia a Marassi, entrambe a cinque punti dai rossoblù assieme a una Fiorentina che si è sentita per 24 ore fuori dai problemi dopo la vittoria di Verona, ma che ora vivrà un tour de force fino all’ultima contro l’ormai retrocesso Crotone, e in mezzo lo scontro diretto in Sardegna. Il duo a tre lunghezze, Torino e Benevento, le streghe di nome e di fatto per gli uomini di Inzaghi, altro scontro diretto per i rossoblù. E poi il Cagliari che prova a tirarsi fuori dalle secche con orgoglio e un cerchio magico a unire intenti e voglia di impresa.

Domenica 25 aprile, festa della liberazione. Canzoni di rivolta, rivoluzionarie. Il Cagliari giocherà sapendo tutti i risultati delle concorrenti meno una, i granata di Nicola. Di fronte la Roma, un’altra battaglia, un’altra musica da ascoltare per cercare di portare a casa altri tre punti. Sarebbe la prima volta in stagione, tre vittorie di fila. Senza il leader Radja Nainggolan, ma con nuove frecce al proprio arco e la consapevolezza che tutti sono utili, nessuno indispensabile. E se servirà sentire nelle proprie orecchie l’urlo immaginario della folla, defence defence defence, che così sia. L’importante non è più il come, ma il cosa e quel cosa sono punti troppo importanti per fare gli schizzinosi.

Matteo Zizola

 

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