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Cagliari, club “mangia-progetto”: l’analisi dell’Osservatorio Cies

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La continuità in panchina che manca, quella in campo che non è da meno. Non solo per le prestazioni, ma per il numero di giocatori utilizzati. Un progetto per essere tale deve passare dalla pazienza, al contrario la confusione può prendere il sopravvento.

Traffico
La domanda sorge spontanea diceva un conduttore televisivo del passato. Passi il problema del Covid, passino gli infortuni, passi il cambio di conduzione tecnica, ma qual è la causa che porta un club a utilizzare tanti, troppi giocatori nell’arco di una stagione? Errori in sede di mercato che portano a cambi in corsa anche nelle scelte di formazione? Rivoluzioni che durano il tempo di qualche settimana per poi dover ripartire nuovamente da zero? Il caso del Cagliari è abbastanza indicativo in merito. Come mostrato dall’ultimo report dell’Osservatorio Cies, infatti, i rossoblù sono tra i primi club delle top leghe europee per numero di calciatori utilizzati negli ultimi 365 giorni. Ben 42 diversi elementi in 43 gare disputate, quinto posto dietro Genoa, Spezia, i francesi del Troyes e il Venezia, con questi ultimi che però hanno giocato 48 partite.

Corto raggio
Se da un lato la Serie A risulta essere il campionati con la media più alta, 37.7 giocatori utilizzati per squadra contro i 31 della Premier League, dall’altro il Cagliari resta comunque sopra la media del campionato. Le cinque sostituzioni hanno di certo influito nell’ampio numero di elementi scesi in campo, ma non si può dimenticare che i rossoblù sono tra i club che utilizzano di meno i cinque cambi in una gara. Quello che però traspare è che al Cagliari, così come al Genoa e allo Spezia che lo precedono tra le squadre senza gare di Serie B incluse nella statistica, manchi una continuità di guida tecnica che si riflette su quella dei giocatori utilizzati. Le due rossoblù hanno cambiato tre allenatori nel periodo analizzato, il Genoa con Maran, Ballardini e ora Shevchenko e il Cagliari con Di Francesco, Semplici e infine Mazzarri. Lo Spezia, delle tre, è l’unica che ha dovuto modificare il progetto tecnico non per propria volontà, ma per il passaggio di Italiano alla Fiorentina.

Cambiare troppe volte guida in panchina non può che incidere nelle gerarchie e nelle scelte degli uomini, sia a mercato chiuso sia soprattutto quando si progetta la stagione in estate. Se poi il progetto mostra errori strutturali come nel caso del Cagliari, l’arrivo di gennaio porta con sé nuove rivoluzioni e nuovi giocatori da mettere in campo. Sembra chiaro che una delle missioni dei rossoblù – e chissà che con Mazzarri non sia arrivato l’allenatore giusto – debba essere quella di armarsi di pazienza e soprattutto di costruire basi solide che evitino le continue rivoluzioni e l’assenza totale di continuità.

Matteo Zizola

 

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