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Cagliari, con l’Inter una debacle che parte da lontano

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A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Può valere per la fisica così come metaforicamente per aspetti tra i più diversi. Colpire quando si viene colpiti, capire i propri errori e provare a porre rimedio, svestirsi dei panni dell’infallibilità e ripartire con rinnovata umiltà.

Senza scuse
In casa Cagliari le reazioni uguali e contrarie appaiono inesistenti. Dall’alto e così a scendere fino alla squadra vista in campo a San Siro. Una disfatta senza alcuna attenuante, nemmeno per Walter Mazzarri che fino a oggi negli angoli degli alibi e delle giustificazioni esterne aveva sempre trovato il modo di togliere responsabilità al suo gruppo. I rossoblù hanno lasciato la partita all’Inter, in una giornata di Serie A nella quale il Venezia ha fermato la Juventus, l’Udinese si è fatta raggiungere dal Milan solo all’ultimo minuto, l’Empoli ha vinto a Napoli. Perché Davide può superare Golia, o almeno provarci. Quello che il Davide chiamato Cagliari ha quasi scientificamente evitato di fare contro il Golia chiamato Inter. A spiegare la debacle non solo tecnica, ma soprattutto attitudinale, è il dato sui falli commessi. Dodici, in una partita persa per quattro a zero. La prima ammonizione, tolta quella di Cragno in occasione del rigore poi parato, è arrivata al 76′ per una trattenuta di Deiola. In mezzo giocatori inermi – tranne Bellanova e a tratti Grassi, Cragno escluso ovviamente – di fronte allo strapotere nerazzurro. Differenze notevoli, vero, ma nemmeno il tentativo di sopperire con il carattere.

Si può legittimamente puntare il dito contro le scelte di Mazzarri o contro le prestazioni dei singoli. Una difesa che ha perso piano piano il filo, la truppa uruguaiana della retroguardia completamente fuori fase, il cambio di Grassi – chiesto dal giocatore – che ha squilibrato ancora una volta la squadra aprendo praterie all’Inter, la difficoltà tecnica, tattica e mentale di Dalbert, la solitudine degli avanti. Chi nasce tondo non può morire quadrato si dice, pretendere un diverso mordente è doveroso, ma tirare fuori il sangue da chi ha dimostrato più e più volte una certa anemia diventa alquanto complicato. Errori tecnici, errori di scelta, ma soprattutto un livello generale su ogni aspetto che è lontanissimo dagli standard della Serie A. Nonostante i nomi, nonostante i valori solo sulla carta, nonostante le parole e i proclami.

A fondo
Il Cagliari rappresenta un’intera isola, isola che però piano piano appare sempre più piccola. In mezzo all’innalzamento delle acque, il mare in tempesta prende piano piano spazio e la terra sparisce fino a restare un puntino. Per salvarsi dall’annegamento non basta racchiudersi tutti in quel piccolo spazio o vivere di ricordi. Non bastano le promesse. Il Re è nudo, da tempo, e non sembra avere nessuna intenzione di coprirsi. Un tempo la maglia rossoblù era un trampolino di lancio di carriere pronte a esplodere oppure la possibilità di ritrovare se stessi nell’isola felice. Oggi appare al centro del Triangolo delle Bermuda, dove chi arriva sparisce e chi riesce a scappare per tempo risorge. Difficile spiegare l’involuzione di chiunque vesta la maglia rossoblù, mentre chi la sveste ritrova se stesso in poco tempo. Gli esempi sono molteplici, inutile ripeterli. I motivi apparentemente ignoti. O forse no. Perché il Cagliari sembra essere diventato un ambiente tossico, l’assenza di polmoni in campo figlia di quell’ossigeno puro che manca e che nemmeno il cervello riceve.

Chi è causa del suo mal
Le liti all’interno delle mura di Assemini, con il presidente Giulini che va allo scontro con alcuni giocatori. I tentativi di liberarsi di Godín, ma non solo. Le cessioni sperate e poi perse di Cragno e Nández. Le promesse non mantenute, ché terminano di essere parole contrapposte quando sono in troppi a mandare la stessa accusa. Gli allenatori affossati, tra quelli che si erano guadagnati un rilancio sul campo e gli altri che hanno visto la propria carriera ricevere la botta definitiva verso il declino. Zeman, Zola, Di Francesco e ora chissà Mazzarri tra questi ultimi, Rastelli, Lopez, Maran, Zenga e Semplici tra i primi. Vedi Cagliari e poi muori, sportivamente s’intende, è diventata quasi la regola per chiunque arrivi in Sardegna. Nessun giocatore valorizzato, unica cessione di rilievo quella di un Barella trovato in casa senza nemmeno troppo sforzo. Senza dimenticare i direttori sportivi sacrificati sull’altare del decisionismo presidenziale. Quando chi passa da Cagliari fallisce dopo essersi ritrovato altrove, esempio Strootman, o per poi ritrovarsi altrove (vero Cholito?), il problema non può essere più l’allenatore di turno, né tantomeno il direttore sportivo pronto a diventare il capro espiatorio alla bisogna.

Spostare l’attenzione
Nelle ultime settimane la società rossoblù aveva trovato un altro tappeto sotto il quale mettere la polvere di una stagione disgraziata. Non ancora finita, ancora recuperabile, ma arrivata quasi a metà senza che ci sia segno di una presa di coscienza degli errori. Joao Pedro e la nazionale italiana sono diventati il nuovo mezzo per non guardare la realtà dei fatti. Una mossa mediatica che poco ha a che fare con il Cagliari e molto con il marketing. Il capitano rossoblù merita la maglia azzurra? Lo deciderà Roberto Mancini alle prossime convocazioni. La Serie A però non si mantiene grazie al numero di giocatori che fanno parte delle rispettive selezioni, ma sul campo sovrano, quello in cui il Cagliari è mancato. Si può usare Joao Pedro come tappeto sotto il quale nascondere le macerie, ma le macerie restano tali e non si ricostruisce la casa con le mosse mediatiche una tantum. È necessario al contrario far entrare aria fresca in casa Cagliari, togliere ogni tensione, mettersi da parte e lasciare che i professionisti del calcio, quelli che conoscono le dinamiche umane e i propri limiti, facciano il loro lavoro. Anche perché non sempre ci sono tre squadre che riescono nell’impresa di fare peggio di te e questa volta, stagione 2021-2022, ci vorrà molto impegno per fare peggio di questo Cagliari.

Matteo Zizola

 

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