Cagliari, contano di più i punti o il gioco?

La seconda sosta in questo avvio di stagione per gli impegni delle nazionali rappresenta una buona occasione per un primo bilancio del rendimento rossoblù, con un’analisi su alcune cifre interessanti.

Il Cagliari di Maran, dopo il pareggio dell’Olimpico contro la Roma, resta imbattuto in trasferta e guarda con soddisfazione a una classifica che parla di 11 punti in 7 partite, un ruolino di marcia senza dubbio ottimo per quel che riguarda i risultati nudi e crudi. Gli amanti di quest’ultimi non possono che essere felici del campionato fin qui disputato dai rossoblù: la classifica dà ragione a chi bada al sodo, mentre altrove i tanto decantati allenatori che mettono il gioco davanti a tutto soffrono e vedono le loro panchine scricchiolare. Da De Zerbi a Di Francesco, passando per Giampaolo e Andreazzoli, questo primo scorcio di stagione ha rappresentato la rivincita della solidità e del pragmatismo maraniani.

POSSESSO PALLA, QUESTO SCONOSCIUTO – Proprio il possesso palla è un dato che rappresenta l’identità di gioco del Cagliari versione 2019-20, almeno fino a oggi, e la conferma arriva dalle statistiche con i rossoblù capaci di chiudere la gara con un possesso sopra il 50 per cento soltanto all’esordio contro il Brescia di Cellino, mentre in tutte le altre occasioni il pallino del gioco è sempre stato lasciato in mano agli avversari. Di certo, guardando i dati non si può dire che ai rossoblù manchino cinismo e anche quel briciolo di fortuna che non guasta: se da un lato le statistiche difensive sorridono a Maran dall’alto dei solo 7 gol subiti in altrettante gare (2 rigori, un autogol e lo scivolone di Pisacane fra gli altri), dall’altro appare evidente la concretezza dei rossoblù.
Con 51 tiri totali (e 10 gol segnati) il Cagliari è penultimo nella speciale classifica, davanti al solo Brescia che però ha disputato una partita in meno, dato che dimostra le difficoltà nel creare pericoli agli avversari, così come lo stato di grazia di Olsen è certificato dal sesto posto generale nella classifica delle parate (27): come a Napoli così a Roma i 4 punti sono sostanzialmente merito delle prestazioni del portiere svedese.

GARRA E CORSA? INSOMMA… – Un altro dato che sorprende è quello dei chilometri percorsi: l’anno passato Maran aveva impostato una squadra di corsa, che spesso macinava più dell’avversario di turno, mentre quest’anno è al quattordicesimo posto in graduatoria con una media di 105 km a partita, il tutto nonostante Nández, uno dei maratoneti dell’intero campionato, a dimostrazione della tattica attendista improntata dal tecnico trentino. Infine i calci d’angolo: ovviamente una squadra che attacca e tira poco difficilmente ottiene molti corner e infatti il Cagliari è in fondo alla classifica dei tiri dalla bandierina, 25, che rappresentano meno della metà della prima in graduatoria (Atalanta con 51).

Sperare di continuare a ottenere risultati con questo tipo di gioco appare quantomeno utopistico: con la rosa a disposizione (soprattutto in mezzo al campo) pretendere una maggiore spavalderia è quasi un obbligo e, se da una parte è lecito sorridere di fronte a trasferte contro squadre di alto livello giocate con il coltello tra i denti e soffrendo a ridosso della propria area, dall’altra può essere uno spreco non riuscire a imporre il proprio gioco fra le mura amiche contro avversarie di pari o inferiore livello, almeno sulla carta. I risultati sono incontestabili, è vero, ma non sono l’unica cosa che conta.

Matteo Zizola

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