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Cagliari, Cragno-Vicario e quel dualismo che non esiste

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Sì, no, non lo so, ci dovrei pensare. No, sì, però lei che domande fa? È come quando da bambino a quasi tutti succede. Qualcuno viene vicino, ti sorride, e poi ti chiede: “Piccolino, tesoro, rispondi a una domanda. A chi vuoi più bene tu, papà o mamma?”

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Guanti di sfida
Mare o montagna? Carne o pesce? Estate o inverno? Domande che non hanno risposta, a volte si preferisce una cosa e a volte l’altra. Nel calcio poi esistono i famosi dualismi, la storia ne è piena. Rivera e Mazzola, Baggio e Mancini, Totti e Del Piero. Assieme o alternativi? C’è però un ruolo nel quale il destino è quello della scelta, insieme non si può giocare. Come Zoff e Albertosi o come quegli eterni secondi che hanno costruito la propria carriera sull’affidabilità silenziosa, nonostante le qualità sarebbero potute essere da primo. La speranza di raccogliere minuti qua e là, un infortunio, una squalifica, le partite di coppa. Il portiere, appunto. A Cagliari è il momento del dualismo tra i pali, della domanda se sia meglio continuare con Guglielmo Vicario o riconsegnare i gradi da titolare ad Alessio Cragno.

Nessun dubbio
Come per Zoff e Albertosi la lotta tra Vicario e Cragno è anche tra Friuli e Toscana. Il portiere di Udine ha preso possesso dei pali quando quello di Fiesole è stato fermato dalla positività post nazionale. Già qui c’è una risposta, la maglia azzurra. Alessio Cragno infatti corre verso gli Europei di giugno, il CT Roberto Mancini lo stima e come lui tanti club importanti in giro per lo stivale. Basterebbe questo per emettere la sentenza. Con il numero 28 abile e arruolabile non dovrebbero esserci dubbi, il titolare è lui. Cragno è una risorsa tecnica ed economica del club, futuro uomo mercato che con le sue prestazioni negli anni ha tenuto spesso in piedi la baracca rossoblù. D’altronde non è un caso che nonostante l’assenza dalla partita contro l’Inter – quattro gare – Cragno sia ancora in testa alla speciale classifica del numero di parate in Serie A con 114.

Futuro segnato
Vicario dal canto suo non ha fatto sentire l’assenza del più esperto compagno. L’esordio a San Siro sopra le righe, una prestazione contro il Parma rivedibile, due importanti salvataggi a Udine su Arslan e Braaf, infine alti e bassi contro la Roma tra uscite mancate e interventi risolutori. Il portiere friulano resta il numero uno del Cagliari per il futuro, quando e se Cragno lascerà la Sardegna per raggiungere, chissà, un club di alta classifica. Al momento però è il secondo designato e giocoforza tornerà in panchina non appena il suo collega sarà nuovamente a disposizione al 100%. Magari già in quella Napoli che lo cercò dopo che il passaggio a Benevento restituì al Cagliari un portiere di livello assoluto. Prepararsi contro i partenopei per poi andare proprio a casa delle Streghe, là dove tutto è ripartito dopo le delusioni in Sardegna della stagione d’esordio zemaniana e il prestito a Lanciano.

Cragno o Vicario? Una questione per alcuni di centimetri, anche se per un portiere non è importante l’altezza, ma essere all’altezza. Cragno ha sempre dimostrato di meritare la Serie A, Vicario avrà il tempo di potersi confermare tra i grandi. Con la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta la scorsa estate, rimanere in Sardegna ad apprendere l’arte e metterla da parte, approfittando delle (poche) occasioni avute per garantirsi un futuro da protagonista in maglia rossoblù. Il presente, però, è tutto nei 184 centimetri di Alessio Cragno, perché c’è una salvezza da acchiappare con i guanti e un Campionato Europeo da guadagnarsi.

Matteo Zizola

 

 
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