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Antoine Makoumbou durante Cagliari-Parma | Foto Luigi Canu

Cagliari, da delizia a croce: è il centrocampo la delusione principale

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Le partite si vincono e si perdono a centrocampo, almeno secondo un vecchio adagio del calcio. Si vincono, come quando il Cagliari di Maran raggiunse le zone alte della classifica grazie al rombo con Cigarini, Nández, Rog e Nainggolan protagonisti, e si perdono – o pareggiano – come accaduto ai rossoblù della passata stagione o a quelli dell’attuale Serie B. Da fiore all’occhiello della cadetteria a punto dolente, la mediana di Liverani è diventata il tema centrale dopo il quinto pareggio di fila ottenuto contro il Parma.

Tra scelte e alibi

Della squadra che assaggiò l’Europa fino a dicembre sono rimasti due dei quattro titolari, Nández e Rog. Accanto a loro Viola, Makoumbou, Deiola, Kourfalidis e Lella, senza dimenticare Mancosu che nel nuovo 4-3-1-2 del tecnico romano dovrebbe essere il trequartista designato senza l’infortunio che lo tiene fermo ai box. Sulla carta un reparto di tutto rispetto per la categoria, nei fatti causa e conseguenza delle difficoltà della squadra. “Il ruolo in mezzo al campo è quello che mi sta facendo penare di più tra qualità e quantità“, e ancora “anche a me piacerebbe avere più fraseggio ma devono essere gli interpreti, da Viola a Makoumbou, a dare qualcosa in più“. Così Liverani nell’immediato post partita dell’ultima gara di campionato contro il Parma. La domanda resta comunque valida, sono i singoli che rendono al di sotto delle aspettative o è il condottiero che non riesce a sfruttarli al meglio per le loro caratteristiche? Tra piccoli e continui problemi fisici e una condizione che fatica ad arrivare, non mancano gli alibi. Ma, allo stesso tempo, le scelte di Liverani non sembrano aver aiutato le prestazioni del reparto. L’esempio lampante ha il nome di Christos Kourfalidis, tenuto in naftalina per tredici giornate prima di essere inserito come titolare sia a Frosinone che contro il Parma. Partite nelle quali il greco ha messo in campo freschezza e ritmo, caratteristiche assenti per diverse ragioni nei compagni di reparto. E mettendo al centro la domanda del perché solo dopo così tante giornate sia arrivato il suo momento, nonostante le difficoltà di chi veniva scelto al suo posto.

Punti dolenti

Le criticità sono evidenti, almeno per quel che riguarda le individualità. Partendo da chi dovrebbe tenere in mano le chiavi della manovra, ma che a oggi ha deluso. Nicolas Viola arrivava da una stagione da spettatore a Bologna, il tempo necessario per recuperare il ritmo partita una chiave per giustificare il ritardo alla voce prestazioni. Liverani ne ha dosato l’inserimento, prima con alcune gare da mezz’ala e poi davanti alla difesa a condurre le danze. In Serie B, però, non di sola tecnica si può vivere, e così la testa e i piedi sono apparsi vittime di un giocatore che fatica ad arrivare al top fisico. Accanto a lui, complice l’infortunio di Rog, è tornato Makoumbou, il dilemma per eccellenza del Cagliari attuale. Interno o regista, a volte uno a volte l’altro, lontano parente del giocatore il cui impatto in Italia aveva sorpreso tutti. Certo, la condizione fisica superiore rispetto a compagni e avversari lo ha aiutato agli esordi, grazie alla stagione iniziata in anticipo con la maglia del Maribor. Una volta entrati nel vivo del campionato e persa la superiorità atletica, Makoumbou ha perso anche efficacia e sicurezze, smarrito dentro la propria eleganza e nei continui cambi imposti da Liverani al reparto. Quale il suo ruolo? Quale la sua posizione? Se dopo cinque mesi dal suo arrivo in Sardegna ancora non è chiara la collocazione del congolese, non si può non dare più di una colpa al gestore, ovvero Liverani. E come non citare Alessandro Deiola, inizialmente indietro nelle gerarchie del centrocampo a tre pensato in estate e poi, come ogni anno, immancabilmente tra i più utilizzati. Terzo per minuti giocati tra i centrocampisti di ruolo, il sangavinese non ha lesinato l’impegno come suo solito, ma è mancato in quel salto di qualità che almeno in Serie B sarebbe atteso. Anche nel suo caso tanti i dubbi sulla collocazione, tra un ruolo da mediano davanti alla difesa che ne evidenza i limiti tecnici e uno da interno che ne esalta le qualità di inserimento senza che però il gioco della squadra lo assecondi.

Stelle mancate

Infine i due valori aggiunti che, però, hanno aggiunto ben poco. Rog e Nández le conferme inattese, i punti di forza non solo della mediana, ma dell’intera rosa. I fatti hanno smentito le attese e sia il croato che l’uruguaiano sono tra le principali delusioni della stagione. Per motivi diversi, con un minimo comune denominatore chiamato condizione fisica. Rog paga ancora i due infortuni al ginocchio e una serie di piccoli problemi che non gli hanno permesso di trovare continuità. Ma non solo, perché l’ex Napoli è un giocatore verticale, tutto strappi e corsa in avanti, mentre il calcio fatto di possesso e orizzontalità richiesto da Liverani ne ha limitato le caratteristiche. Nández, dal canto suo, è un elemento che sguazza nelle seconde palle, nel gioco fatto di contrasti e battaglia, mentre fatica quando c’è da tenere fede a dettami tattici statici e a un possesso palla che lo limita nelle scorribande. Esterno offensivo, interno di centrocampo nel 4-3-3, infine mezz’ala nel rombo, jolly che non non è ancora riuscito a ritrovare la strada dei primi mesi rossoblù e del periodo fortunato da cursore a tutta fascia con Semplici. In crescita nelle ultime due gare, Nández ha pagato come il compagno mesi di forma fisica deficitaria, oltre ai noti problemi personali. Ora però è arrivato il momento di confermare le premesse sulla carta, al contrario le velleità di crescita professionale resteranno tali anche nelle prossime sessioni di mercato. Diventando l’esempio principe della sopravvalutazione di una rosa che ambiva a ben altre posizioni ma che, a oggi, ha dimostrato di meritare la classifica attuale. Con in testa il centrocampo, delizia sulla carta diventata croce nei fatti, anche ma non solo per colpa di Liverani.

Matteo Zizola

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