Eusebio Di Francesco in panchina | Foto Emanuele Perrone

Cagliari: da folle a camaleontico, ma era meglio prima?

Abbiamo voluto mantenere la stessa identità: ma dovevamo essere più bravi nel gestire e lavorare la palla, e anche in alcune ripartenze”. La firma sull’analisi della gara contro la Juventus, sconfitta 2-0 per il Cagliari, è quella del tecnico rossoblù: Eusebio Di Francesco.

Camaleontico  – A Torino con la stessa identità per l’allenatore pescarese, eppure analizzando tutte le sfide in questa Serie A del Cagliari quello visto allo Stadium è sembrato un gruppo con meno identità rispetto al recente passato. Parliamoci chiaro: le assenze soprattutto di Lykogiannis e Nandez e in parte anche di Godin, degnamente sostituito da Klavan, sono un aspetto che non poteva non influenzare la squadra rossoblù. Però la mentalità del Cagliari in casa della Vecchia Signora va oltre le assenze. Di Francesco l’aveva preparata con un approccio corretto. Subito Tripaldelli alto a dare fastidio a Cuadrado, e Zappa dall’altro lato pronto a dare la sovrapposizione a Ounas e creare superiorità numerica. Mentre in fase di non possesso la difesa da tre diventava a cinque per dare maggiore protezione a Cragno. Una nuova veste rossoblù, per adattarsi all’avversario e alle pedine mancanti, ma un abito che è sembrato di gala solo per una decina di minuti. Poi il Cagliari ha iniziato piano piano a sciogliersi. Vero che il gol della Juventus è arrivato solo a fine del primo tempo, ma è anche vero che per gran parte della prima frazione di gioco i bianconeri hanno cercato la mira con continui tentativi. E non a caso nel finale saranno 19 i tiri dei ragazzi di Pirlo. Zero in porta invece per i rossoblù.

Identità – Nella ripresa, con una Juventus sazia, il Cagliari con il ritorno al 4-2-3-1 dopo il 3-4-2-1 iniziale ha provato a mettere con maggiore costanza la testa fuori. Ovviamente offrendo il fianco alle ripartenze bianconere. Ma comunque giocando con minore timidezza rispetto al primo tempo. Quello che colpisce però è che Di Francesco in appena otto giornate di Serie A ha cambiato spesso l’anima del suo gruppo. Il 4-3-3 è finito in soffitta dopo due turni e a sorpresa è stata rispolverata la difesa a tre. “Aspettatevi di tutto”, d’altronde l’aveva detto l’ex Sampdoria prima di partire per Torino. E così è stato. Alla faccia di chi lo dipingeva come integralista nei primi giorni in Sardegna quando l’idea di un Joao Pedro ala a sinistra aveva lasciato in tanti scettici. Eppure dopo la sconfitta dello Stadium il mondo quasi si è capovolto. Il Cagliari è sì camaleontico, ha più abiti di scena e sa adattarsi all’avversario. Anche se, visti i risultati (al netto sempre delle assenze) qualcuno starà rimpiangendo la squadra rossoblù folle e con poco equilibrio ma divertente. Quella di Bergamo e di Bologna, per capirci. Che avrà perso con il suo 4-2-3-1, senza troppi ragionamenti sull’avversario, ma che sicuramente è uscita con maggiori certezze rispetto all’ultima prova contro Madama.

Roberto Pinna

 

AL BAR DELLO SPORT

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giorgio
giorgio
22/11/2020 13:44

ncominciano essere pochi 10 punti in 8 partite, 4 sconfitte e 17 goal subiti, e vedere il sassuolo con 15 punti e una partita in meno, con un organico molto inferiore al cagliari mi girano le palle