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Cagliari, da Ladinetti a Gagliano: lo strano percorso di una gioventù bruciata

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Una piccola Athletic Bilbao. Avevano titolato così alcuni quotidiani locali e nazionali quando nel luglio del 2020 il Cagliari guidato da Walter Zenga, che aveva sostituito sulla panchina isolana prima dello scoppio della pandemia Rolando Maran, scelse di lanciare i suoi migliori prospetti della Primavera, guidata allora da Max Canzi, in Serie A. Andrea Carboni, Riccardo Ladinetti, Luca Gagliano e Federico Marigosu: il meglio della gioventù sarda messa in mostra dai rossoblù dopo una grande stagione con l’Under 19.

Scelte

La foga ma anche il senso in marcatura di Carboni, la visione di Ladinetti, la qualità di Marigosu e l’esordio da favola con gol alla Juventus alla Sardegna Arena in A per Gagliano. Sono ricordi di due sole estati fa ma nel frattempo nella storia del Cagliari sembra passata una vita. Da una salvezza tranquilla con tanto di prima volta per tanti giovani a una salvezza sofferta con Di Francesco prima e Leonardo Semplici poi, per arrivare all’ultima cocente retrocessione in Serie B. Un salto all’indietro di categoria che poteva essere un’opportunità per i tanti ragazzi di belle speranze presenti nel club isolano, e invece in maniera anche un po’ particolare il colpo di spugna della rifondazione ha colpito anche e soprattutto quei giovani che il club di via Mameli aveva provato a mettere in vetrina solo alcuni mesi fa.

Destino

Carboni è stato venduto al Monza, senza particolari ringraziamenti o auguri dopo oltre 50 presenze in maglia Cagliari a 21 anni. E ha fruttato un’operazione superiore ai 4 milioni di euro per le casse del club, dettaglio da non sottovalutare viste le tante accuse piovute sulle larghe spalle del centrale di Tonara. Ladinetti è stato messo alla porta, niente ritiro con i compagni nonostante i problemi cardiaci della scorsa estate e la seconda parte positiva di campionato giocata a Olbia. La società ha deciso che per lui non c’è più posto: dovrà cercarsi un’altra sistemazione. Discorso simile anche per un altro Primavera, Boccia, che il club vorrebbe mandare sempre a Olbia per il secondo anno di fila oppure cedere altrove. E Gagliano? Ormai l’algherese vive quasi da separato in casa da una stagione. L’ex Avellino è vicino al passaggio al Padova ma di quel calciatore in grado di stupire tutti contro la Juventus non c’è più traccia. Sicuramente la colpa è anche e soprattutto sua, ma siamo sicuri che la gestione da parte del club non abbia influito sulla sua crescita? Infine il caso più particolare: quello di Marigosu. Stellina della Primavera 2020, giocatore in rampa di lancio e nel giro delle varie selezioni Under della Nazionale durante il suo periodo ad Asseminello. Andato via da svincolato dopo le esperienze in prestito con Olbia e Grosseto.

Futuro

Da possibile base per il futuro ai silenziosi addii, se si esclude Carboni inoltre nessuno degli “esordienti di Zenga” o degli altri giovani emersi dalla Primavera nelle ultime stagioni hanno portato un effettivo guadagno per le casse del club isolano. Una gestione creativa anche del settore giovanile con l’ultimo capitolo che vede lo strappo con Alessandro Agostini, l’allenatore capace di far ripartire un ciclo dopo l’era Canzi (non facile in una società che giustamente punta principalmente sui giovani del territorio e che a differenza di altre realtà non fa quasi mercato per l’Under 19). Ago ha risolto il suo contratto dopo una salvezza in grande ripresa nel 2020-21 e dopo l’ultima semifinale scudetto giocata nel Primavera 1 a maggio. E ora il Cagliari ripartirà ancora una volta da capo con Michele Filippi, che proprio di Agostini è stato il vice nelle ultime tre giornate di Serie A. Un continuo progettare, distruggere e ricostruire che non sta portando benefici a nessuno. Né ai calciatori giovani in termini di carriera né al Cagliari in chiave prestazioni sportive o incassi dalle cessioni. Ora in ritiro con Liverani si affacceranno in tanti dell’ultima annata più che positiva con la Primavera, da Luvumbo a Lisandru Tramoni, da Desogus a Kourfalidis, passando per Palomba e Cavuoti. La speranza e l’augurio per loro è che la rifondazione annunciata e portata avanti dal club faccia nascere anche nuove strategie nella gestione dei talentini di casa.

Roberto Pinna

Al bar dello sport

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