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Cagliari, da Pejo al mercato: qual è la causa dei problemi atletici?

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Tra gli alibi e le ragioni di Walter Mazzarri c’è senza dubbio la condizione fisica. Un tema che il tecnico del Cagliari non ha voluto mai toccare nelle sue dichiarazioni, richiamando al rispetto verso il suo predecessore Leonardo Semplici. Un tema che però ha sì messo sul tavolo il direttore sportivo rossoblù  Stefano Capozucca nel prepartita di Napoli.

Ritardo
“Con Mazzarri è cambiato il sistema di allenamento e serve un po’ di tempo. La squadra non è al top fisicamente, gli allenamenti sono cambiati totalmente e le indicazioni sono totalmente diverse rispetto a prima del suo arrivo”. Le dichiarazioni di Capozucca prima della sconfitta contro i partenopei hanno tolto il velo da un aspetto che, fino a quel momento, sembrava un vero e proprio tabù. Nonostante le indicazioni arrivate dal campo fossero abbastanza chiare, con un Cagliari che – a parte nelle sfide contro Spezia e Lazio – ha sempre dato la netta sensazione di essere meno brillante degli avversari, di inseguire più che farsi inseguire. Anche di fronte ai liguri e ai biancocelesti, inoltre, gli uomini prima di Semplici e poi di Mazzarri erano al cospetto di due avversarie con le loro difficoltà atletiche. Lo Spezia arrivato in Sardegna dopo aver affrontato un precampionato atipico, figlio del focolaio covid e con un gruppo ridotto all’osso per la trasferta di Cagliari. La Lazio che, invece, aveva appena disputato la partita di Europa League cambiando poco o nulla nell’undici iniziale.

Impotenza
Il dito così viene puntato sulle settimane di Pejo, un ritiro e una preparazione forse non adeguati e che ora sarebbero stati pagati a caro prezzo sul campo. Due punti in sei partite, ma soprattutto la sensazione di un’impotenza atletica che ha portato con sé difficoltà mentali e tecniche. Se le gambe non girano difficilmente la testa può fare meglio e il pallone diventa pesante anche per chi è abituato a dargli del tu. I pronostici sulla carta, a quel punto, lasciano il tempo che trovano nel momento in cui gli avversari arrivano costantemente primi sulle seconde palle e vanno più veloci in ogni frangente della gara. L’aggressività tipica delle squadre di Mazzarri non è stata ancora vista, il tecnico di San Vincenzo ha senza dubbio l’alibi di aver preso in mano una situazione creata da altri. Fermarsi però al solo Leonardo Semplici e alla sua gestione sarebbe quantomeno ingeneroso. D’altronde lo stesso ex allenatore rossoblù è stato chiaro nelle dichiarazioni all’indomani del suo esonero. “Non ho avuto modo di allenare la rosa al completo nemmeno una volta”, queste le sue parole.

Causa primaria
Così il focus delle responsabilità passa da chi si è seduto e si siede in panchina alla società. Un mercato creativo, ma anche un mercato portato avanti in colpevole ritardo e con innesti non pronti. Basti pensare al vice Cragno, quel Radunovic chiamato in causa a San Siro contro il Milan dopo tre presenze nelle precedenti due stagioni. O guardare alla difesa, con Caceres lontano dalla migliore condizione essendo arrivato da svincolato l’ultimo giorno di trattative, per poi ben presto salutare e volare verso l’Uruguay per unirsi alla Celeste di Tabarez. Senza dimenticare Diego Godín, anche lui impegnato oltreoceano e con una stagione iniziata in ritardo a causa dell’esperienza in Copa America. La difficile condizione del Faraone, tra ritardo fisico e problemi al ginocchio, è stata messa a nudo da Osimhen proprio a Napoli e, con la prossima sosta, ecco che Godín sarà nuovamente impegnato con la nazionale in un nuovo tour de force a mettere i bastoni tra le ruote a Mazzarri.

Nazionali, croce e delizia
Sosta, la classica panacea di tutti i mali attesa sia da Mazzarri che dalla società. Una squadra che però non sarà al completo nemmeno in quell’occasione, perché oltre a Godín e Caceres voleranno in Uruguay anche Pereiro e Nández, lasciando così l’allenatore rossoblù orfano dei suoi uruguaiani che torneranno solo a 24 ore esatte dalla sfida contro la Sampdoria. Assieme a loro saranno lontani dal centro sportivo di Assemini anche Marin – impegnato con la Romania – e presumibilmente gli Under 21 Carboni, Bellanova e Walukiewicz. Una difesa ridotta all’osso con problemi che nascono anche, nuovamente, da un mercato che ha portato in rossoblù giocatori lontani dalla continuità del campo per troppo tempo. Infortuni che dunque sono dietro l’angolo quando gli impegni si susseguono, a maggior ragioni se i muscoli non sono più abituati a certi ritmi. Ne sa qualcosa Dalbert, fermatosi prima della gara di Napoli. Il mancino brasiliano, prima dell’arrivo in Sardegna, aveva giocato l’ultima partita completa nell’ottobre del 2020, senza peraltro mai scendere in campo da titolare per due volte di fila dal luglio dello stesso anno, quando vestiva la maglia della Fiorentina.

Rosa corta
In mezzo al campo le poche alternative non hanno permesso una gestione diversa, e con maggiore calma, dei problemi di Strootman. L’olandese è stato costretto di fatto a scendere in campo in evidente ritardo di condizione già nel secondo tempo contro l’Empoli, per poi essere schierato da titolare a Napoli ed entrare in riserva già all’alba del secondo tempo. Grassi, arrivato dal Parma nelle ultime ore del mercato, ha vissuto un’estate da separato in casa in gialloblù senza dimenticare i problemi fisici che gli avevano fatto chiudere anzitempo la scorsa stagione. L’attacco, dal canto suo, è tutto sulle spalle di Joao Pedro, mentre Pavoletti già dal ritiro di Pejo ha messo in mostra la necessità di essere gestito fisicamente e la difficoltà a reggere, almeno in questo frangente, troppe gare ravvicinate, senza peraltro potersi allenare con continuità a causa dei problemi alla schiena. Con Ceter ai box, la spalla del capitano rossoblù sarebbe Keita Baldé, ma anche il senegalese non può essere al 100% dopo un’estate con le valigie pronte in quel di Monaco. Il bisogno di tempo è risultato lampante nella sfida contro l’Empoli, quando Keita dopo 55 minuti è apparso in debito d’ossigeno nella sua seconda gara in pochi giorni, tanto da non essere stato schierato nell’undici iniziale a Napoli. Infine Diego Farias, restato a Cagliari a sorpresa e lontano nelle gerarchie, oltre che vittima di problemi fisici che spesso lo tengono lontano dal campo.

Il lavoro di Mazzarri, dunque, sembra concentrarsi sulla tenuta fisica che trascina con sé quella mentale. È bastato guardare qualsiasi altra compagine di Serie A in queste prime sei giornate per notare una differenza sostanziale di ritmo. A prescindere dai problemi tecnico-tattici, è proprio la velocità a mancare al Cagliari di questo inizio di stagione. Un aspetto fondamentale per reggere l’urto di qualunque avversario, dal più temibile a quelli apparentemente più abbordabili sulla carta. Se a questo si aggiunge una rosa corta nelle scelte più che nei numeri – Oliva, Altare, Bellanova, Farias, Ceter, Pavoletti, Pereiro, lo stesso Grassi utilizzati poco o nulla – si arriva al problema sostanziale dei rossoblù, quello di un gruppo costruito senza un’idea generale chiara e che avrà bisogno di tempo per amalgamarsi e per entrare a regime, sia fisicamente che mentalmente. Con un quei cinque cambi che se per altri sono diventati una forza in più, per il Cagliari non sono mai stati un vantaggio, anzi. Il tempo è ancora tanto, anche se il campionato difficilmente aspetterà a lungo. Il Venezia è alle porte e fallire ancora una volta l’appuntamento con la vittoria potrebbe rendere amara quella sosta per la nazionale vista come la soluzione di tutti i problemi.

Matteo Zizola

 

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