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Cagliari, dai messaggi di Liverani ai singoli: cosa lascia l’1-1 di Como

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Dimmi come segni e ti dirò chi sei. Il Cagliari di Fabio Liverani lascia la prima trasferta a Como, che ha segnato l’esordio in Serie B, con la consapevolezza di aver recuperato un punto prezioso con il pareggio quasi allo scadere di Gaston Pereiro, ma anche con l’evidenza di un percorso di maturazione tattico ancora in pieno svolgimento e lontano dalla sua completa maturazione. E capiamoci: il calendario, con la data 13 agosto segnata in rosso, per ora è più che un alibi per Pavoletti e compagni.

Le indicazioni

Poche idee, alcuni giocatori fuori ruolo e un’evidente difficoltà sia nel creare occasioni da rete che nel difendere su possesso avversario. Gli elementi tattici sui quali riflettere per Liverani ci sono, anche se a livello umorale un pareggio scaccia fantasmi dopo aver rivisto spesso le streghe dell’ultimo anno, e in particolare della serata dolorosa di Venezia, può essere una buona scintilla e una buona iniezione di fiducia per l’inizio della stagione. L’impressione è che Liverani con Zappa adattato sulla corsia mancina e con i due giovani Desogus e Luvumbo lanciati dal primo minuto come titolari abbia voluto mandare anche un messaggio alla società: sugli esterni per essere da vertice manca ancora qualcosa. E soprattutto in difesa il Cagliari ha sofferto e inseguito Cerri e compagni. Da rivedere la coppia Goldaniga-Obert, anche se il ritorno di Altare dalla squalifica darà più certezze, mentre i due terzini Zappa e Di Pardo confermano i dubbi mostrati fin dal pre-campionato in fase di ripiegamento.

Singoli e non gruppo

Fin dall’inizio abbiamo detto: dimmi come segni e ti dirò chi sei. E le reti realizzate fin qui dal Cagliari tra il Perugia in Coppa Italia e il Como alla prima in campionato dimostrano ancora tutte le caratteristiche di una squadra con del talento, ma che per il momento non ha un’identità condivisa. Contro il Perugia tre gol da fermo (corner, rigore e punizione), contro il Como una giocata di Gaston Pereiro. Di fatto prima della rete, da vedere e rivedere, del Tonga l’unica chiara occasione da gol degna di nota sviluppata dai sardi era stata il colpo di testa di Pavoletti respinto dal portiere avversario a inizio gara. Troppo poco. Liverani aveva detto nella sua prima conferenza stampa in Sardegna che l’obiettivo primario del suo percorso in panchina era quello di trasformare lo spogliatoio in un gruppo e il gruppo in una squadra con un’identità ben delineata. Sicuramente una visione che richiede tempo e un compito in cui in tanti suoi predecessori hanno fallito dalle parti di Asseminello in epoca recente. Contro il Cittadella alla prossima in casa alla Unipol Domus servirà un nuovo step di crescita perché davanti ci sarà una delle squadre forse più unite, identitarie e difficili da affrontare del torneo, un bel banco di prova per un Cagliari ancora alla ricerca della sua giusta strada con Liverani in panchina.

Roberto Pinna

Al bar dello sport

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