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Cagliari | Dal risanamento alle nuove ambizioni: la linea tracciata da Bonato

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Una conferenza stampa che ha dato diversi spunti, dalla situazione di alcuni calciatori al nuovo allenatore, passando per l’aspetto economico. Le parole del direttore sportivo del Cagliari Nereo Bonato, arrivate nel consueto incontro di fine stagione con i giornalisti alla Unipol Domus ieri 13 giugno, hanno messo in evidenza un tema su tutti. Perché se solo un anno fa la società rossoblù era di fronte a un percorso di risanamento, ora proprio il risanamento “è quasi avvenuto”. Mani libere sul mercato, l’acqua alla gola dell’indicatore di liquidità un ricordo.

Percorso

Accordi al ribasso, una corsa contro il tempo per raccogliere i milioni necessari e ristabilire l’ordine alla voce liquidità. Era il giugno del 2023, Vicario e Bellanova non riscattati da Empoli e Inter per poi trovare un punto d’incontro differente pochi giorni dopo con i toscani e con il Torino che, vista la rinuncia dei nerazzurri, puntò sull’esterno di Rho per dare a Juric un cursore sulla corsia di destra. E poi il monte ingaggi da sistemare, dopo quel passo più lungo della gamba fatto ai tempi della cessione di Barella e all’arrivo dei vari Nández, Rog, Simeone e compagnia. Con il Covid che fece il resto e i bilanci di tutti i club di Serie A che hanno dovuto fare i conti con la pandemia e con un bagno di sangue generalizzato. Con o senza la retrocessione del 2022 il Cagliari avrebbe dovuto comunque chiudere i cordoni della borsa e risanare, l’arrivo di Bonato e la riorganizzazione societaria sono stati poi un ulteriore passo per cancellare voli pindarici e guardare con realismo alle potenzialità del club rossoblù. Un passo alla volta, armarsi di pazienza e obiettivo quello del mantenimento della categoria in primis, attraverso la costruzione di una rosa fatta di un mix di esperti e giovani, un rischio per certi versi calcolato che ha trovato nella salvezza con Claudio Ranieri al timone la chiusura del cerchio aperto a giugno del 2022. E ora, grazie alla Serie A tenuta stretta pur con diverse difficoltà, il percorso può intraprendere il passo successivo. Senza però dimenticare quanto sbagliato in passato, mantenendo vivo il tema di un monte ingaggi che non vada oltre le proprie possibilità e cercando di portare avanti una strada virtuosa che non dimentichi l’aspetto sportivo, tutt’altro. E la consapevolezza che non tutto è stato rose e fiori nell’ultimo anno e mezzo, oltre a un eredità – quella di Ranieri – da non vedere come un ostacolo, ma piuttosto come l’inizio di un percorso da seguire e dal quale imparare in vista del prossimo futuro.

Tra calcio e finanza

Il Cagliari è da un giorno all’altro diventato una società in grado di spendere e spandere sul mercato? Oppure, semplicemente, si è finalmente raggiunto il punto zero dal quale costruire senza dimenticare gli errori commessi e, anzi, traendone insegnamenti utili per non sbagliare ancora? Sicuramente è la seconda domanda a portare a una risposta affermativa. Perché, in fondo, i rossoblù hanno superato uno scoglio non da poco e ora possono guardare con fiducia alla Serie A che verrà. Non più da matricola – da intendere in senso stretto come sinonimo di neopromossa – ma da squadra che vuole consolidare la categoria e intraprendere un percorso lento ma continuo verso posizioni più tranquille in classifica. Senza essere costretta a cedere a prescindere dalle offerte, ma con il coltello dalla parte del manico. Il Cagliari, va da sé, non chiude le porte a offerte per i suoi giocatori più richiesti – da Dossena a Luvumbo, passando per MakoumbouPrati, Obert e altri – ma rispetto alla passata stagione ha la possibilità di sedersi al tavolo delle trattative in una posizione di maggiore forza. Tutti importanti, nessuno indispensabile e, soprattutto, nessuno incedibile. Ma alle condizioni del club rossoblù. Così come gli investimenti in entrata non escludono a priori giocatori di caratura superiore, ma che comunque dovranno rientrare nei parametri economici sia per cartellino che, soprattutto, per ingaggio. Aver perso Nández, ad esempio, più il rinnovo al ribasso di Pavoletti e la discussione in corso con Viola sulla stessa falsariga, ha permesso al club di abbassare ulteriormente il monte stipendi, dimezzandolo di fatto rispetto a quello dell’estate del 2019. Una linea che resterà la stella polare, ma che apre allo stesso tempo alla possibilità di rinforzare la rosa. Fin da subito, perché il bilancio del 2023-24 lascia le mani libere e l’indicatore di liquidità non è più uno spauracchio da tenere in conto senza se e senza ma.

Sfida

Dimenticare il passato non è semplice. Dimenticare gli errori commessi e fare finta che nulla sia accaduto nemmeno. Almeno per un ambiente che, pur ascoltando le parole di Bonato, attende al varco il direttore sportivo. Dichiarazioni sì, ma tutto dovrà passare dalla prova dei fatti. Ossia da quella del mercato – in entrata e in uscita – e poi da quella del campo. Da sempre sovrani. Per questo dopo l’anno che si potrebbe definire come meno uno – quello del ritorno in Serie A e successiva salvezza – si aspetta che l’anno zero sia davvero una stagione di costruzione e di pochi patemi piuttosto che l’ennesimo passo del gambero. Con una piazza chiamata ad armarsi di pazienza, almeno nel primo periodo del post Ranieri. E chiamata, passaggio ancora più complicato, a mettere da parte il passato – sia lontano che più vicino – e a dare fiducia a scatola chiusa a un club che non ha fatto poi tanto per meritarla fino a oggi. Eppure, guardando a quanto accaduto la scorsa estate, i segnali positivi non sono mancati. Gli arrivi di giovani come Prati e Sulemana, così come un mercato di gennaio che con solo due innesti – Mina e Gaetano – ha sistemato una rosa in difficoltà tecnica e mentale, sono elementi che possono essere visti come un principio di rivoluzione gestionale. Oltre all’aspetto mediatico di un direttore sportivo che non promette, ma che al contrario tiene un profilo basso. Poche promesse, molta concretezza, accettando il rischio di non dare spazio ad aspettative legittime, ma che cozzerebbero con la realtà. Ciò che conta, in fondo, è che il Cagliari possa intraprendere “un percorso di crescita graduale”, nonostante quel “senza volere tutto e subito” si scontri con le legittime speranze della piazza. Una piazza affamata, una piazza che vorrebbe una dimensione diversa e che possa far nuovamente sognare. Questa la vera sfida del futuro per la società rossoblù: far sì che l’ambiente accetti di dover ancora attendere, ma allo stesso tempo dimostrare che l’attesa non sarà vana. Al contrario il vento del malumore potrebbe tornare a soffiare e, a quel punto, diventerebbe complicato fermarlo. Volare basso può dare risultati, ma se prima o poi lo stesso volo arriva a un’altezza superiore. Perché, in fondo, l’umiltà e il realismo pagano se portano a un passo in avanti e a superare le aspettative. Diversamente il restare piatti diventa un boomerang forse ancora peggiore di proclami e speranze.

Matteo Zizola

 
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