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Tommaso Giulini

Cagliari, dall’usa e getta garantito alla rifondazione: storia di un insuccesso

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Dagli acquisti d’esperienza all’asticella alzata senza successo e ritorno. Gli otto anni con Tommaso Giulini alla guida del Cagliari hanno avuto come filo rosso gli arrivi di giocatori dal passato importante, spesso a costo zero, restati il tempo di un campionato e poi salutati a volte con rimpianto e altre – la maggior parte – con poche lacrime versate e strappi improvvisi.

Usa e getta

L’ultimo esempio della lunga lista di figurine dell’album rossoblù è quello di Keita Baldé. L’attaccante senegalese ha risolto il suo contratto con Il Cagliari dopo la retrocessione in Serie B, il tutto grazie a una clausola che l’ex Monaco ha esercitato e che, tra l’altro, avrebbe potuto esercitare anche in caso di salvezza. Una toccata e fuga che ricorda altre apparizioni di vere e proprie meteore dal passato importante o di campioni dalla carriera luminosa che per un solo anno hanno vestito la maglia rossoblù. Se nella prima stagione della gestione Giulini ci fu il tentativo di costruire il nuovo progetto con tanti giovani e nessuna stella a basso costo – in quel caso il nome da spendere sui cartelloni pubblicitari fu quello di Zdenek Zeman – già dalla Serie B, poi vinta con Rastelli alla guida, arrivò il primo acquisto ad effetto. Marco Storari, lasciata la Juventus da pluriscudettato, prese possesso dei pali della porta del Cagliari per poi essere confermato anche nella stagione successiva nel massimo campionato. Almeno fino allo strappo che portò l’estremo difensore di Pisa a lasciare la Sardegna a gennaio per volare verso la Milano rossonera in cambio di Gabriel. Il primo di diversi acquisti usa e getta, da spendere sulle colonne dei giornali e lasciar andare alla prima occasione utile.

Svincolati di lusso

Con il ritorno in Serie A la coppia Giulini-Capozucca gioca la carta dell’esperienza da aggiungere a una base protagonista della vittoria in cadetteria. A fianco di Joao Pedro e compagni ecco arrivare il nazionale portoghese Bruno Alves, reduce dal Campionato Europeo e portato a Cagliari a costo zero dopo la scadenza del contratto con il Fenerbahce. Il roccioso difensore, manco a dirlo, resterà in Sardegna il tempo di una stagione per poi trasferirsi ai Rangers Glasgow. A fargli compagnia nella toccata e fuga cagliaritana Marco Borriello, uno degli artefici dell’undicesimo posto ancora oggi record durante la gestione di Giulini. Le dichiarazioni di fuoco incrociate tra l’attaccante e il presidente al momento dell’improvviso addio sono ancora nella memoria, resta un’esperienza di un solo campionato con tanti gol e una conferma prima quasi scontata – con tanto di rinnovo – e poi cancellata da un giorno all’altro. Assieme al centravanti arrivano anche altri due nomi di esperienza dal passato di successo. In primis Simone Padoin, un unicum con la sua permanenza in rossoblù per ben tre stagioni nelle quali colleziona 98 presenze con due gol e, soprattutto, un ruolo importante nello spogliatoio sia con Rastelli che con Lopez e Maran. Sempre dalla Juventus arrivò Mauricio Isla la cui duttilità fu fondamentale in un Cagliari tormentato dagli infortuni. Il cileno restò soltanto per un’annata dopo la quale volò in direzione Turchia per vestire la maglia del Fenerbahce. Con il club della zona Est di Istanbul il Cagliari non si limitò agli affari Bruno Alves e Isla, ma nell’estate del 2017 ecco arrivare il nuovo colpo ad effetto a tempo determinato. Gregory Van der Wiel è l’esempio massimo della meteora rossoblù con Giulini alla guida. Pedigree importante, nazionale olandese vice campione del mondo nel 2010, l’esterno destro ex Ajax verrà ricordato per l’esordio drammatico contro il Genoa, al quale seguirà l’esonero di Rastelli, per le pochissime apparizioni e un addio dopo solo sei mesi in direzione Toronto.

Icone e asticella

Nel 2018-19 sulla panchina rossoblù arriva Rolando Maran e, oltre ai classici arrivi di giocatori fedeli al tecnico, il regalo del presidente si chiama Darijo Srna. Icona del calcio croato e dello Shakhtar Donetsk, esperienza internazionale e classe, il classe ’82 veste la maglia del Cagliari per un solo campionato prima di ritirarsi dal calcio giocato. Con lui ecco Ragnar Klavan, centrale estone del Liverpool, colpo dell’ultim’ora nell’estate del 2018, a prezzo contenuto e l’esperienza in Sardegna che dura tre stagioni. Con il difensore ex Reds si chiude momentaneamente la politica degli acquisti di grido dall’esborso contenuto – se non nullo – e si apre il tentativo del presidente di “alzare l’asticella del Cagliari” con “Rog, Simeone e Nandez solo per citarne alcuni”, come da parole di Stefano Capozucca nella recente conferenza stampa di fine anno. I campioni dal passato importante lasciano spazio a investimenti nella speranza di future plusvalenze corpose, il tutto grazie alla cessione di Nicolò Barella all’Inter. Il ritorno in prestito di Nainggolan è la ciliegina sulla torta, ma già nel gennaio del 2020 il presidente Giulini non resiste alla tentazione di riprovare il colpo ad effetto. Maran chiede un difensore centrale per alimentare il sogno Europa, al centro sportivo di Assemini arriva a costo contenuto – rispetto al valore di mercato – Gastón Pereiro, fantasista uruguaiano che resta ancora oggi un incompiuto.

Presentazioni roboanti

Con gli introiti della cessione di Barella reinvestiti in toto, il Cagliari riparte con la politica dei grandi nomi a prezzo d’occasione. Assieme agli acquisti di prospettiva come Marin e Zappa, ecco arrivare dall’Inter a parametro zero Diego Godín. Presentazione in grande stile, ingaggio da favola con aiuto dei nerazzurri e un’annata con Di Francesco prima e Semplici poi non entusiasmante. Il Faraone diventa così protagonista di un estate di botta e risposta a distanza con Stefano Capozucca, fino alla permanenza anche per il secondo anno nonostante i tentativi della società di spingere il capitano della Celeste all’addio. L’esperienza di Godín in Sardegna dura però solo fino a gennaio, con la famosa epurazione post Udinese, per bocca sempre del direttore sportivo rossoblù, a chiudere in maniera tempestosa un rapporto mai davvero decollato nonostante le premesse. Si arriva così agli ultimi tre casi della stagione appena terminata con la retrocessione in Serie B. Partendo da Kevin Strootman che con Godín ha in comune l’arrivo in pompa magna con tanto di video a richiamare il film “Mamma ho perso l’aereo”. La Lavatrice olandese non giocherà mai ai suoi livelli, nemmeno a quelli della sua ultima esperienza di Genova e tra prestazioni sotto tono e un lungo infortunio il suo prestito dal Marsiglia con il 70% dell’ingaggio pagato dai francesi è prossimo alla conclusione. Negli ultimi giorni di mercato arriva sempre a parametro zero Martín Caceres, altro profilo d’esperienza dal passato glorioso. Maglia numero 4 – lasciata libera da Nainggolan – e presentazione video con la versione celebrativa celeste, il duttile difensore uruguaiano verrà messo presto alla porta con il connazionale Godín dopo la sconfitta contro l’Udinese, per poi trasferirsi in Spagna al Levante nel mercato di gennaio. Infine la chiusura del cerchio con Keita Baldé, tra il tweet del presidente Giulini ad annunciarne il prossimo acquisto e una seconda parte di campionato da attore non protagonista dopo un buon approccio con la maglia rossoblù.

E proprio Keita diventa il simbolo di una gestione che ha puntato più ai nomi che alla sostanza. L’attaccante senegalese non si discute per qualità tecniche, ma restano dubbi su altri aspetti. La clausola per lasciare la Sardegna a zero in caso di retrocessione apre a domande sul perché un calciatore, al momento di firmare con il Cagliari, consideri la possibilità di una discesa in Serie B. Non solo, ma la stessa clausola prevedeva una cessione anche in caso di salvezza qualora fossero arrivate a Keita delle offerte per trasferirsi altrove. La politica dell’usa e getta, della poca lungimiranza e che guarda al futuro prossimo e non a quello a lungo termine. Una politica che con la retrocessione in Serie B potrebbe essere stravolta, non solo per necessità ma anche per volontà. La storia degli ultimi 8 anni fatta di acquisti concentrati anche – se non solo – sul marketing è stata certificata come fallimentare dai fatti.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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