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Cagliari, Di Francesco al bivio: quei due precedenti

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Il viaggio verso la salvezza passa da bivi che solo a posteriori diventano tali. Mentre si percorre la strada tortuosa tra curve, battute d’arresto e accelerate è difficile capire quale sia il momento chiave, quello del dentro o fuori, la biforcazione decisiva.

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Precedenti – Negli ultimi quindici anni della centenaria storia del Cagliari due campionati sono ricordati, nel bene e nel male. La salvezza del 2008 con Ballardini in panchina e la retrocessione del 2015, rimasta nella memoria come l’annata di Zeman. Due presidenti diversi, Cellino nel primo caso e Giulini al suo esordio nel secondo, sei allenatori totali, tre per annata, due conclusioni opposte. I rossoblù di Di Francesco hanno due possibili strade, quella della rincorsa con il lieto fine o quella dell’agonia di chi si trascina fino alla discesa agli inferi. Intanto la prima differenza con quelle due stagioni è presto detta. Da un lato il Cagliari che si salvò con Ballardini come terzo allenatore del campionato, prima Giampaolo poi Sonetti, dall’altro quello che retrocesse con il doppio Zeman intervallato da Zola e con Festa a chiudere il cerchio. Oggi Di Francesco è saldo, almeno in apparenza, nonostante 15 partite senza vittoria – ultima il 7 novembre contro la Sampdoria – e le ultime nove nelle quali è stato raccolto un solo punto. Un solo allenatore, un destino che passa da crocevia decisivi fin dalla prossima gara contro il Torino di Nicola.

Corsi e ricorsi – Il Cagliari che completò una rincorsa storica nel 2008 aveva gli stessi punti di quello attuale alla giornata numero 22. La differenza era nella posizione in classifica, ultimo, e nel distacco dalla zona salvezza, cinque lunghezze. La famosa partita contro il Napoli con cui si aprì il girone di ritorno fu la chiave di volta emotiva, anche se dopo quella vittoria arrivarono un pareggio a Torino contro la Juventus, un altro pareggio contro il Parma in casa e la sconfitta di Palermo alla giornata numero 23. Fu nella gara casalinga contro la Lazio che ci fu l’inizio della volata che portò la squadra a chiudere con la salvezza matematica a due giornate dal termine, 41 punti in classifica e la terzultima a 34. Anche se, va detto, non mancarono le battute d’arresto sulla via, come a Siena o a Catania. Una vittoria contro i biancocelesti arrivata all’ultimo respiro, in inferiorità numerica, in un girone di ritorno che vide i rossoblù restare imbattuti al Sant’Elia. La stagione con Zeman-Zola-Zeman-Festa in panchina vedeva invece il Cagliari messo in una situazione migliore sia della versione Ballardini, sia di quella odierna. Almeno come punti, 19 alla giornata 22, ma di fatto non come classifica, identica a quella attuale con il terzultimo posto e i due gradini di distacco dal Chievo quartultimo. Alla fine i punti furono 34, la salvezza distante tre punti – l’Atalanta chiuse a 37 – e un gol subito al novantesimo da Pinilla in rovesciata a Bergamo come chiave di volta del campionato.

Tommaso Giulini ha deciso in questa occasione di dare fiducia a Di Francesco, evitando per il momento le scelte del suo primo anno da presidente che portarono all’agonia della seconda parte di stagione. Contro il Torino però arriva la sfida che, quando il campionato sarà finito, potrebbe rappresentare quella decisiva, il bivio che ha condotto il Cagliari o verso la salvezza o verso la retrocessione. Il campionato non si fermerà venerdì, la sconfitta non sancirà nulla di definitivo anche se dovesse arrivare, ma la sensazione è che la sfida contro i granata possa essere quello che rappresentò quella contro l’Atalanta con Zola in panchina o quella contro il Napoli che diede il là al filotto casalingo nel 2008. Partita dopo partita, ognuna da vivere come una finale come nel 2008, oppure la continua ultima spiaggia che ritarda soltanto di settimana in settimana il destino segnato. Il bivio, appunto.

Matteo Zizola

 
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