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Eusebio Di Francesco in panchina | Foto Emanuele Perrone

Cagliari, Di Francesco chiede equilibrio a Rog e Marin

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Tanti, troppi gol subiti e sul banco degli imputati sale inevitabilmente la difesa. Il Cagliari è la terza squadra che ha concesso più gol in tutta la Serie A, dietro soltanto alle neopromosse Crotone e Benevento, mentre Cragno è il portiere che ha effettuato più parate tra tutti quelli della massima serie.

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Di Francesco lo aveva detto nella conferenza stampa di presentazione, la difesa il reparto da rivoltare come un calzino. L’arrivo di Godín con il suo bagaglio di esperienza aveva fatto sperare che tutti i problemi ormai storici del reparto arretrato rossoblù sparissero di colpo, ma dopo sei gare i numeri dicono il contrario. Si potrebbe indicare nella spinta offensiva di Zappa sulla destra la chiave di lettura di così tanti tiri concessi, così come alcune sbavature dei centrali di difesa hanno senza dubbio contribuito, ma il problema sembra andare oltre.

Una coppia che scoppia – Si dice che la virtù risieda nel mezzo ed è proprio a centrocampo che Di Francesco dovrà lavorare non poco per far sì che la fase difensiva non lasci praterie agli avversari. In principio il 4-3-3 aveva dato buone indicazioni dal punto di vista della fase di non possesso, anche se l’altra faccia della medaglia era un attacco in difficoltà con Joao Pedro spostato a sinistra come simbolo. Un solo gol subito a Sassuolo, i due contro la Lazio più frutto degli errori individuali di Faragò che di un reparto poco coordinato, Cragno che sì fece i suoi interventi, ma senza quella sensazione di armata brancaleone che invece è arrivata soprattutto con Atalanta, Crotone e Bologna.

Se da un lato il centrocampo a tre permetteva maggiore filtro, ma allo stesso tempo strozzava le caratteristiche in costruzione di un giocatore come Marin, dall’altro la coppia formata dal romeno classe ’96 e da Marko Rog ha invertito completamente la rotta. Non più difficoltà nella creazione del gioco, ma al contrario tantissimi problemi nella fase difensiva. I due balcanici devono sicuramente trovare ancora la quadra, d’altronde uno – Marin – è agli inizi in Serie A mentre l’altro – Rog – è passato da mezzala da strappi in verticale a vero e proprio ago della bilancia del centrocampo soprattutto quando la palla ce l’hanno gli avversari. Non bisogna poi dimenticare l’apporto di Nández che, al netto della confusione tattica che spesso metteva in campo, grazie alla sua corsa e alla grinta era in grado da mezzala di compensare le mancanze difensive altrui.

La svolta – La chiave di volta potrebbe così essere rappresentata dalla maggiore intesa del duo di centrocampo, spesso troppo piatto e in linea, in difetto di coordinazione dei rispettivi movimenti e ancora alla ricerca della necessaria organizzazione. Marin nello Standard Liegi, la sua migliore esperienza lontano dalla Romania, veniva affiancato da giocatori differenti rispetto a Rog ed è forse lì il punto sul quale lavorare. Il primo anno Agbo, un passato all’Udinese e in giro per i club gestiti da Pozzo (Granada, Watford), un vero e proprio mediano che nasceva come difensore centrale. Il secondo il bosniaco Cimirot, più simile a Rog anche se maggiormente abituato alla fase di rottura rispetto al croato.

Tocca quindi all’ex Napoli cercare di ovviare alle mancanze difensive del duo, in attesa chissà di un mercato di gennaio che possa portare nuova linfa alla mediana – leggasi Nainggolan o comunque un giocatore di rottura – e dare a Di Francesco gli elementi per poter tornare al suo 4-3-3 o comunque dare al centrocampo quel mastino che a oggi manca e che sembra la vera causa dei tanti gol subiti, più dei singoli difensori e di una squadra votata al calcio offensivo.

Matteo Zizola

 

 
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