Rolando Maran

Cagliari, dov’è finito il cinismo?

I rossoblù cercano di uscire dal momento poco felice iniziato con la sfida interna contro la Lazio, ma devono ritrovare la cattiveria davanti alla porta avversaria dimostrata fino a poco più di un mese fa.

Nel calcio i numeri non sono tutto, è vero. Però, molto spesso, spiegano bene i momenti vissuti da una squadra. E, nel caso del Cagliari, basta analizzare le statistiche delle ultime settimane per trovare una spiegazione dei risultati. A partire dalla sfida che Maran e i suoi ragazzi hanno più volte citato come l’episodio che ha fatto svoltare in negativo la stagione rossoblù: la sfida contro la Lazio, persa 1-2 dopo i famosi 7 minuti e mezzo di recupero, con i gol di Luis Alberto e Caicedo. Ossia la giornata numero 16, quella che pose fine alla serie positiva di Nainggolan e compagni, che durava da ben 13 turni. E quella che, in un modo o nell’altro, ha in parte cambiato il giudizio della critica nei confronti della squadra di Maran, che ancora occupa il sesto posto in classifica, ma ha visto erodersi tutto (o quasi) il vantaggio accumulato sulle inseguitrici.

CONCRETEZZA IN CALO – Ma cos’è cambiato nel Cagliari, considerando che l’undici titolare è più o meno sempre lo stesso? Per dare una risposta basterebbe fare due calcoli, sfruttando le statistiche fornite dalla Lega di Serie A. Fino alla gara del 16 dicembre contro i biancocelesti di Inzaghi, il Cagliari aveva prodotto queste cifre: 31 gol fatti e 19 subiti, numeri che facevano dei rossoblù una delle formazioni più efficaci del campionato, con 29 punti accumulati in 15 gare. Nelle ultime 7, invece, il dato è ben diverso: 7 gol fatti, 15 subiti e soli 3 punti incamerati. In base a queste statistiche, è evidente che il Cagliari faccia meno punti perché segna meno e subisce di più. Lapalissiano, verrebbe da dire. Eppure, andando ad analizzare il dato dei tiri effettuati dai rossoblù, si scopre che sono sì calate le segnature, ma non le conclusioni verso la porta avversaria. Anzi: se fino alla sfida contro il Sassuolo i tiri complessivi erano stati 131 (di cui 66 in porta), dalla Lazio in poi il dato è di 75 conclusioni (35 in porta). Con un tasso di conversione tra tiri e gol del 23,85 per cento nelle prime 15 partite, sceso drasticamente al 9,33 per cento nelle ultime 7, dove il Cagliari è passato dal segnare poco più di due gol a partita (2,06) a uno. Percentuali più che dimezzate, un dato che dovrebbe far riflettere a lungo nelle stanze di Asseminello.

ANNATA PROLIFICA – Nell’ultimo periodo il Cagliari segna meno, insomma, ma non perché non costruisca o non vada al tiro, anzi. La media di conclusioni dalla 16^ giornata in poi è di quasi 11 a partita (10,7), mentre nelle precedenti 15 sfide era di circa 9 (8,7). Dov’è andato a finire, allora, il cinismo del Cagliari? Se lo chiede spesso anche Maran, che giustamente nelle analisi pre e post partita ricorda come da tempo nell’ambiente rossoblù non si avesse a che fare con stagioni così prolifiche: in tutta la scorsa stagione, per esempio, i gol furono 36. Due in meno del bottino fatto segnare fin qui in 22 partite. L’anno prima, quello della gestione Rastelli-Lopez, furono addirittura 33, mentre nel 2016-17, l’annata con Marco Borriello in rossoblù (con 55 gol totali), alla giornata 22 le reti furono 31. Quindi, excursus storico a parte, è un dato che quest’anno il Cagliari abbia segnato tanto e, durante la serie di 13 risultati utili consecutivi, lo abbia fatto dimostrando grande concretezza, considerando il numero di tiri effettuati. Così come è un dato, però, che dalla maledetta sfida contro la Lazio questo elemento sia andato scemando.

L’ATTACCO NON È UN PROBLEMA – Come porre rimedio? Non è un caso che nella sessione invernale di mercato in via Mameli si sia puntato soprattutto a puntellare il reparto offensivo – a differenza dell’estate, con una campagna acquisti a forte trazione mediana – con gli arrivi di Pereiro e Paloschi. In attesa, poi, di recuperare a pieno ritmo Leonardo Pavoletti, che dovrebbe tornare a disposizione per il rush finale di stagione, magari già dalla partita contro il Torino (15 marzo prossimo). Per il resto Joao Pedro continua a segnare a ripetizione, nonostante il rigore sbagliato sabato sera, mentre Simeone ha siglato il suo sesto gol stagionale, di cui 5 alla Sardegna Arena. Eppure, nonostante l’impegno degli uomini di Maran, nell’ultimo periodo sono stati tanti gli errori davanti alla porta, costati punti preziosi. Una tendenza da invertire quanto prima, anche per evitare altre beffe come contro il Parma.

D’altronde, un vecchio adagio del mondo del pallone dice che nel girone di ritorno i punti sono sempre più pesanti: se si vuole continuare a cullare il sogno europeo, come detto anche da Pereiro nella conferenza di presentazione, servirà tornare ad avere quella bava alla bocca che nella prima parte di stagione era stata un elemento distintivo.

Francesco Aresu

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