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Alfred Duncan | Foto Luigi Canu

Cagliari: Duncan, il boss ritrovato per l’impresa di Semplici

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Chissà cosa avrà pensato Mbaye vedendo la prestazione del suo vecchio compagno e amico Alfred Duncan. Insieme nella primavera dell’Inter di Stramaccioni, fu proprio il terzino del Bologna sconfitto ieri a Cagliari a coniare il soprannome del centrocampista ghanese. Il boss, lui che faceva rigare tutti i compagni dentro e fuori dal campo.

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Nuova veste – L’arrivo di Semplici sulla panchina rossoblù ha portato un nuovo ruolo per Alfred Duncan. Sbarcato lo scorso gennaio in Sardegna, pronti via e subito in campo contro il Milan e il Genoa, poi un infortunio muscolare che lo ha messo fuori causa. Di Francesco lo ha voluto come rimpiazzo di Rog, ma dopo poche settimane il suo mentore ha dovuto salutare Cagliari ed ecco Leonardo Semplici da Firenze a costruirgli una nuova posizione nello scacchiere rossoblù. Firenze, la città dalla quale Duncan è partito alla volta dell’isola e che ora è una delle avversarie nella lotta salvezza. Il boss ha avuto qualche difficoltà nel primo tempo di Crotone, ma poi ha presto compreso le richieste del suo nuovo allenatore e contro il Bologna ha rappresentato la nota lieta della serata della Sardegna Arena. Un mediano tecnico, poco regista e molto filtro, con pulizia e anche qualche rischio corso con consapevolezza.

Conferme – I dati non sono tutto, ma possono dare indicazioni di massima sulla prestazione del centrocampista ghanese. Intanto la posizione da vero e proprio mediano davanti alla difesa, poche concessioni alle avanzate in terra nemica e tanto lavoro di contenimento del pericolo numero uno felsineo Soriano. Poi i numeri nudi e crudi, come quei 28 passaggi positivi che lo vedono in testa tra i giocatori del Cagliari (i secondi, Nainggolan e Klavan, si sono fermati a 20) e ne confermano le doti di pulitore del centrocampo anche in costruzione. La sua prestazione però non si è fermata all’aspetto di possesso, ma è in quello di muro davanti al Bologna in cui ha fatto la differenza. Non tanto nei contrasti vinti, solo uno, ma nei duelli – sei, secondo solo a Joao Pedro – e soprattutto in quei 4 palloni intercettati che hanno tolto il Cagliari da situazioni complesse nella propria trequarti. I sette palloni recuperati sono una logica conseguenza, il migliore tra i calciatori di movimento della sua squadra e secondo solo a Schouten tra quelli scesi in campo.

Semplici ha di fatto cambiato le carte in tavola con una semplice mossa. Duncan non ha ricevuto le chiavi del gioco, lui che regista di fatto non è, ma sicuramente ha preso possesso della mediana come rappresentante assoluto dell’equilibrio tanto cercato da chi lo ha voluto a Cagliari. Amante del rischio, è infatti il ghanese quello che ha effettuato più dribbling, tre, ma anche della stabilità per un centrocampo che con lui a fare da perno centrale ha trovato la chiave per liberare Marin, Nainggolan e gli esterni di fascia. Per vedere quella dinamite nei piedi che fece innamorare il presidente del Livorno Spinelli ci sarà tempo, i gol possono aspettare. Ora Duncan ha un altro compito, quello di sacrificarsi per la causa salvezza e conquistarsi riscatto e permanenza in rossoblù.

Matteo Zizola

 

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