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Cagliari e il mistero Pereiro, ultime chances in attesa di gennaio

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Infortuni, assenze, uomini contati. Eppure, nonostante le difficoltà, le occasioni latitano, i minuti diventano sempre meno, quei colpi attesi restano la classica incompiuta. Perfino chi aveva le valigie pronte gli è passato davanti, come successo a Bologna, e il futuro ormai non dà adito a speranze di rivincita.

Nessuna traccia
Nove presenze, nessuna dall’inizio, appena 115 minuti in campo e nessun segno lasciato negli almanacchi di questa stagione. Difficile quando il tuo compito è entrare a risultato ormai segnato o per pochissimo tempo, nel quale è complicato perfino toccare il pallone. Gastón Pereiro resta, indiscutibilmente, l’oggetto misterioso del Cagliari. Passano gli allenatori – Maran. Zenga, Di Francesco, Semplici e ora Mazzarri – e lui resta sempre lì, prevalentemente in panchina, qualche apparizione ogni tanto, lampi che lasciano ben sperare e poi di nuovo da capo. La sfida contro la Salernitana delle 20:45 di oggi venerdì 26 novembre ricorda, fatte le dovute proporzioni, quella contro il Parma dell’aprile scorso, quando il Tonga con un gol di ottima fattura e un assist per Cerri diede una spallata a uno scontro salvezza sul filo del dramma sportivo. Ma se allora almeno la continuità degli spezzoni di gara era abbastanza costante, oggi appare complicato immaginarsi un Pereiro in cima ai pensieri di Walter Mazzarri.

Fuori posto
Ultima partita dal primo minuto quasi un anno or sono, 18 gennaio 2021 contro il Milan all’allora Sardegna Arena. Poi niente più maglia da titolare, la magica serata di fronte al Parma, i problemi e l’idea di rinascere restata tale, un’idea. I numeri ci sono, tecnicamente Pereiro è un giocatore indiscutibile, ma è in una frase di Mazzarri nella conferenza pre Salernitana che si può trovare la risposta al suo mancato utilizzo. “In Italia tutti vanno a mille, se non corri quanto gli altri non riesci a far vedere i valori tecnici”. Atteggiamento, furore, gamba. Quello che finora è mancato a Pereiro in maglia rossoblù. Giocatore di livello superiore, fantasista con il colpo di genio pronto a esplodere, eppure incognita e mistero in Sardegna. Forse la chiave è nel tipo di campionato che il Cagliari affronta da quando è arrivato dai Paesi Bassi. Abituato a giocare per il titolo con il PSV Eindhoven, la palla sempre alla sua squadra, la possibilità di essere quel fantasista anche un po’ indolente che non deve rincorrere l’avversario ma piuttosto accendersi all’occorrenza. Giocatore da grande, insomma, di quelle che possono permettersi la sua fantasia e contemporaneamente il suo essere a volte un corpo estraneo, magari in un campionato nel quale le retroguardie non sono aggressive e la fase difensiva degli attaccanti non è una priorità, anzi.

Ultime chiamate
Arrivato in un Cagliari che ancora sentiva il profumo d’Europa, Pereiro sarebbe potuto essere la perfetta ciliegina sulla torta di un gruppo mentalmente libero e con un gioco offensivo. Invece, con la situazione ben presto precipitata, si è ritrovato a lottare per la salvezza, sempre, senza eccezioni fin dal suo arrivo. A ricevere richieste di sacrificio e poche occasioni per mostrare i suoi numeri dalla trequarti avanzata in su. E infatti, le pochissime volte che il Cagliari spalle al muro ha giocato all’arma bianca, senza che Pereiro dovesse fare altro che inventare, il suo marchio è arrivato puntuale. L’uomo giusto nel posto e nel momento sbagliato, fuori tempo come quando in campo gli si chiede di difendere e lui risponde con la sua corsa caracollante. E quell’ingaggio pesante, troppo, per uno che gioca poco e di difficile collocazione in un calcio tutto tattica e poca fantasia. Mazzarri spera di non dover vivere ciò che Semplici ha vissuto in quella partita contro il Parma, ma la Salernitana per Pereiro rappresenta l’occasione di dare un segnale. Poi ne arriveranno altre, poche, fino a gennaio. Fino al momento della verità, quello da dentro o fuori. Quello che, a oggi, sembra portare soltanto a un addio amaro.

Matteo Zizola

 

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