Cagliari, Faragò e quella duttilità che ricorda Pessotto

Il pareggio del Cagliari di San Siro contro l’Inter potrebbe rappresentare il classico crocevia nella stagione rossoblù.

Un capolavoro tattico di Maran, il tecnico trentino ha fatto tesoro dei due precedenti stagionali contro i nerazzurri di Conte e, nonostante le assenze, ha proposto un 352 che ha non solo imbrigliato gli avversari, ma ha anche permesso di esibire un gioco fatto di personalità chiudendo la partita con il predominio del possesso palla contro i più quotati avversari. Sugli scudi i soliti Nainggolan e Nández, ma più che la prestazione dei singoli è quella del gruppo ad aver riportato fiducia: titolari e innesti in corso d’opera, tutti hanno dato il loro contributo per raggiungere il meritato punto nella Scala del calcio.

L’esempio del sacrificio in nome della squadra è rappresentato da Paolo Pancrazio Faragò, tuttofare di Maran sempre pronto ad adattarsi alle richieste dell’allenatore di turno: esterno d’attacco a Novara, mezzala all’occorrenza, reinventato terzino da Rastelli, esterno di centrocampo a 5 con Lopez, perfino terzino sinistro in alcune occasioni.
Nel pomeriggio di San Siro Maran non ha voluto rinunciare a quel 3-5-2 provato in settimana pur se a corto di centrali difensivi, pur se Cacciatore non ha recuperato, pur se l’avversario rappresentava un ostacolo più che arduo per poter pensare a esperimenti estemporanei.
Così ecco Faragò reinventato terzo di difesa, pronto a supportare l’azione di Nández sulla fascia alla maniera di Izzo o dei terzi gasperiniani, attento a stringere verso i centrali come un difensore navigato, abile a chiudere gli spazi sugli inserimenti delle mezzali avversarie.
L’adattabilità all’ennesima potenza, Faragò rappresenta il tipo di giocatore che qualsiasi allenatore vorrebbe avere: duttile, tatticamente intelligente, pronto a dare il suo contributo in qualsiasi posizione del campo, una sorta di nuovo Pessotto.
Come l’ex tuttofare di Juventus e nazionale, Faragò sta bene su tutto pur con i limiti tecnici ormai noti: difficilmente salta l’uomo, non è trascendentale in marcatura, esegue le cose semplici senza azzardare mai la giocata, è conscio del proprio valore e fa diventare forza le mancanze non cercando mai di andare oltre le proprie possibilità.
In una squadra che vuole sognare sono necessari i campioni e i gregari, pronti a farsi da parte senza clamore, ma altrettanto abili a rispondere presente quando chiamati in causa: Faragò è uno di questi, imprescindibile nella sua normalità.

Matteo Zizola

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