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Cagliari, il Torino la giusta fermata per salire sul treno salvezza

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Din don, il treno salvezza è in partenza al binario numero sedici. L’annuncio dagli altoparlanti della stazione Serie A, la camminata spedita ma senza lo scatto dell’ultimo secondo. Uno sbuffo, la locomotiva con i suoi vagoni pronti a dirigersi verso la tranquillità, abbandonando così il caos di viaggiatori e persone in attesa.

Regionale salvezza

Dopo quarantacinque minuti tutto lasciava intendere che quel tempo che sembrava non mancare era di fatto scaduto. Poi i problemi tecnici, la carrozza Venezia e quella Spezia non vedono nessun panorama dai finestrini, la stazione è ancora lì e i ritardatari a sorpresa hanno una nuova occasione di salire sul treno. Le rimonte di Verona e Sassuolo lasciano aperta la possibilità al Cagliari di arrivare a destinazione, o almeno provarci. Le sconfitte del Genoa e della Sampdoria aggiungono nuova speranza. Anche se tutto resterebbe vano se nella sfida contro il Torino alla Unipol Domus non dovessero arrivare i tre punti. Una finale, l’ennesima, così come lo saranno “fino alla fine del campionato”, parola di Walter Mazzarri nella conferenza della vigilia. Tre punti che valgono doppio, concetto spesso abusato ma che diventa realtà nella sfida contro i Granata. Anche grazie all’ex Giovanni Simeone e alla sua doppietta che ha sancito l’incredibile rimonta dell’Hellas in laguna, anche grazie a Giacomo Raspadori che ha fatto altrettanto raggiungendo lo Spezia al Picco.

Il destino del Cagliari che dipende dai risultati altrui quando il girone d’andata non è ancora terminato. Specchio di una situazione difficile, complicata, ma non drammatica grazie a un treno salvezza tutt’altro che veloce. I tre pareggi consecutivi dei rossoblù hanno dato continuità, ma per poter salire sul vagone con vista tranquillità serve uno scatto deciso. Serve una vittoria, così da sorpassare il Genoa, raggiungere lo Spezia e portarsi a meno tre da Venezia e Sampdoria. Una classifica che sarebbe fin troppo positiva per una squadra che ha raccolto una sola vittoria in stagione e che, a quattro gare dal giro di boa, ha portato in dote soltanto nove punti. Contro il suo passato Mazzarri ha necessità di dare una sterzata, così i suoi giocatori che hanno capito l’importanza del momento decidendo prima del tecnico e della società il ritiro ad Assemini.

Quasi al completo

L’infermeria non è mai stata vuota come in questi giorni. Per la prima volta Mazzarri si ritrova con l’imbarazzo della scelta, al netto di una rosa con carenze ormai note. Gli alibi però lasciano spazio alla prova dei fatti, quella di una partita che nasce sotto stelle tutt’altro che avverse. Il Torino ha perso Andrea Belotti, non potrà disporre dello squalificato Singo, ha ben due giorni in meno di riposo rispetto al Cagliari. Tutti elementi che colorano le difficoltà più di granata che di rossoblù, lasciando da parte la negatività e dando la spinta per raggiungere l’obiettivo. Dopo il pareggio di Verona, dopo i risultati degli altri campi a dare una mano, dopo quasi una settimana completa di lavoro che ha permesso di ritrovare alternative da spendere in corsa. Godín, Dalbert con più minuti nelle gambe, Marin al rientro dopo l’attacco febbrile che lo ha tenuto fuori contro l’Hellas, Pereiro pronto a dare una mano dopo aver dimostrato maggiore presenza in allenamento.

Strada segnata

Tre, quattro, due, uno. Un conto alla rovescia sfasato come tattica su cui puntare d’ora in avanti. In attesa di gennaio e del mercato, ma con abbastanza cartucce per impostare fin da oggi il futuro sul campo. La prima partita con la rete inviolata al Bentegodi dovrebbe così portare alla conferma della linea arretrata, unico cambio quello tra i pali con il rientro di Alessio Cragno per il pur ottimo Radunovic. Godín, recuperato, si accomoderebbe così in panchina pronto a dare manforte in caso di necessità. In mezzo al campo ha ormai conquistato il proprio posto al sole Raoul Bellanova, mentre Dalbert dovrebbe tornare a presidiare la fascia sinistra dopo l’intermezzo da mezzala a Verona. Grassi, Nández e Marin al centro, con il León e il romeno pronti a svolgere quei compiti di verticalità e di supporto alle due punte, creando quel due-uno offensivo sul quale Mazzarri vuole modellare il suo Cagliari. Davanti Joao Pedro e Keita, mentre Pavoletti resta opzione da giocarsi in corsa al netto di sorprese. Il resto lo daranno i cinque cambi, per la prima volta vera arma a disposizione del tecnico di San Vincenzo.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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