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Cagliari, Keita e Mazzarri: un triangolo in attacco in cerca di soluzioni

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Combinazione perfetta. Keita Baldé è come un piatto riuscito di una cucina fusion che vale la pena sperimentare. Seconda punta rapida e moderna ma al tempo stesso anche uomo capace di attaccare la profondità e sostituirsi al numero nove. Sangue senegalese nelle vene ma anche cultura spagnola, calcistica e non, che lo hanno influenzato nella crescita. Non è un caso che a Cagliari, in questa sua nuova avventura in Serie A iniziata questa estate, con Joao Pedro il feeling sia nato dopo pochi palloni toccati. Tra polivalenti ci si capisce, oppure basta usare le parole dello stesso ex Monaco: “Siamo entrambi giocatori di qualità, ci intendiamo con una giocata”.

Impatto
Fin qui sembrerebbero solo rose e fiori, ma se il Cagliari è ultimo in classifica i momenti in cui far suonare la banda a festa non esistono. Detto questo, Keita per ora è una delle poche note liete tra i rossoblù. Assist contro Genoa e Sampdoria, gol contro Lazio e Venezia. Il bottino in 8 gare giocate non ha i contorni del bomber, ma guardando al gioco proposto nel periodo dagli isolani è un messaggio incoraggiante. Nelle ultime tre partite è rimasto a guardare o quasi. Solo otto minuti contro la Roma alla decima per scelta tecnica. E poi out per una brutta tonsillite che lo ha costretto all’operazione e a saltare sia la gara di Bologna che quella in casa con l’Atalanta. Da alcuni giorni però l’ex attaccante di Inter, Lazio e Sampdoria ha ripreso a correre ad Asseminello e si sta candidando per una maglia nell’importante sfida in chiave classifica dei suoi alla ripresa dopo le nazionali in casa del Sassuolo.

Scelte
A livello tattico al momento la coppia Joao Pedro-Keita sembra essere meglio composta in campo rispetto al duo Pavoletti-JP10. Con Baldé in campo Joao è stato impiegato più vicino alla porta da Mazzarri. Al contrario con Pavo da centravanti il tecnico toscano ha chiesto tanto lavoro sporco al numero 10 brasiliano. Una posizione che lo porta ad avere meno occasioni da gol in media in 90 minuti. Oltre all’aspetto di gioco però c’è anche un discorso di spogliatoio da fare. Nelle ultime settimane è evidente che gli animi in casa rossoblù siano poco sereni, per usare un eufemismo, e negli ultimi anni quando la barca è entrata in acque a tempesta l’uomo al timone è stato spesso, o sempre, Leonardo Pavoletti. Il peso del livornese anche a livello umano si sente e condiziona, è normale, le gerarchie. Dal canto suo però Keita è stato l’investimento estivo rossoblù anche se arrivato praticamente a zero, per via soprattutto di uno stipendio tra i più alti in rosa dopo quello di Diego Godin. Una scelta che mette pressioni e obbliga il senegalese a prendersi delle responsabilità e a trascinare i suoi fuori da questa crisi iniziale in salsa rossoblù

Roberto Pinna

 

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