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Alessio Cragno | Foto Cagliari Calcio

Cagliari, la costruzione dal basso è un problema

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Non è un caso singolo, anzi, piuttosto un’evoluzione di tutta la Serie A che nasce da diversi fattori e che nel Cagliari trova uno degli esempi più chiari. Tanti gol fatti e subiti frutto di una coperta corta, di una formazione a tratti sbilanciata, ma non solo.

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Questione di regolamento – Quella in corso è la seconda stagione disputata con la nuova regola che prevede maggiore libertà nella costruzione dal basso. Da quando nei rinvii dal fondo chi imposta può portare i giocatori dentro la propria area il gioco in generale ha visto un cambiamento. Spariti o quasi i lanci del portiere, ormai tutte le squadre giocano la carta del pallone a terra, corrono rischi e difficilmente buttano la sfera in avanti. Questa scelta ha comportato l’allungamento dei reparti, maggiori spazi tra le linee e la difficoltà sia nella pressione alta sia quando il nuovo modo di uscire dal basso diventa una forzatura. Cominciare l’azione dal portiere con la palla a terra apre due diversi scenari: il primo è che in caso di palla persa gli avversari sono molto più vicini alla porta quando recuperano il possesso, il secondo è che se si salta la prima pressione si aprono praterie nelle quali affondare.

Rischiare o no? – Il Cagliari di Di Francesco al momento non sembra aver chiaro come impostare la manovra dal basso. La scelta di partire palla a terra sfruttando i due centrali posizionati di fianco a Cragno non viene quasi mai utilizzata, i rossoblù si preparano spesso per impostare dal basso, ma preferiscono non correre rischi finendo per scegliere il rinvio lungo del portiere. Come accaduto a Bologna nel gol realizzato da Soriano, capita che il Cagliari non possa aspettare che la linea difensiva salga in vista del rinvio lungo e così si crea uno spazio davvero troppo ampio in mezzo al campo con Rog e Marin spesso presi in mezzo sulle seconde palle. La difesa è così scoperta, la transizione avversaria diventa un uno contro uno pericoloso. Quando poi accade la giornata no di Cragno con i piedi, come nel primo tempo contro lo Spezia, l’uscita dal pressing avversario diventa una continua restituzione del possesso e un subire costantemente la manovra altrui.

Verso il Verona – Contro la squadra di Juric il Cagliari dovrà scegliere se puntare sulla partenza dal basso o se, piuttosto, partire già con l’idea a monte del rilancio lungo dal fondo. A favore della seconda opzione non può non essere considerato il tema Pavoletti, giocatore che permette di sporcare i palloni alti e vincere qualche duello, così come la forza sulle seconde palle del Verona dovrebbe portare a una scelta di questo tipo. Juric gioca uomo su uomo, Marin, Rog e Joao Pedro dovranno affrontare marcature strette in tutte le zone del campo, lasciare i tre rossoblù nel vivo del gioco da soli in mezzo potrebbe essere un errore fatale. Il Verona, inoltre, preferisce giocare proprio con i rinvii di Silvestri piuttosto che costruire fin da dentro la propria area, per questo motivo il Cagliari sarà chiamato a maggiore aggressività e attenzione nella gestione degli spazi tra le linee.

In un campo da tradizione tutt’altro che favorevole Di Francesco dovrà dunque, oltre al tema assenze, trovare la giusta squadra per non subire la fisicità e la corsa del Verona. Non solo una questione di uomini, ma anche di scelte tattiche in apparenza non importanti, ma di fatto spesso decisive.

Matteo Zizola

 
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