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Cagliari, la salvezza passa dalla testa

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Una questione di testa. Concentrazione e spirito, ma anche di abilità aerea. Uscire dal baratro con la forza di chi vuole dimostrare la propria importanza dopo mesi di difficoltà, proprie o a causa di decisioni altrui. Questione di testa, come in un passato nemmeno troppo lontano che grazie proprio alla testa trasformò l’incubo in reazione e sorrisi finali.

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Reagire

La fatal Liguria, due sconfitte diverse, ma con una reazione simile. Aprile 2018 e marzo 2021, Genova e La Spezia, il 4 a 1 con cui i blucerchiati spinsero momentaneamente all’inferno il Cagliari e il 2 a 1 che ha portato la squadra di Italiano a più sette sui rossoblù. Allora fu Marcello Carli a tuonare, oggi Stefano Capozucca a suonare la carica. La salvezza è possibile, la classifica non mente, ma il tempo è sia tiranno che galantuomo. Il Torino da inseguire, cinque vittorie come base per poter sperare e soprattutto rabbia e sangue da mettere in campo. Dopo la debacle di Marassi tre anni or sono, il Cagliari mostrò i denti contro la Roma in casa pur perdendo. Il resto è storia, il gol di Pavoletti a sancire la vittoria di Firenze e quello di Ceppitelli a mettere il timbro finale sulla salvezza nella vittoria all’ultimo respiro sull’Atalanta. Rossoblù salvi, Crotone in Serie B, due gol di testa a certificare una rimonta quasi insperata. Testa che significa anche mentalità, concentrazione, grinta e voglia di superare gli ostacoli. Testa che significa anche esperienza e voglia di rivalsa, un attore uguale ad allora – Pavoletti – e l’altro – Godín – che vorrebbe restare in Sardegna dopo essere arrivato la scorsa estate.

Arieti

Il centravanti livornese ha avuto una stagione dai due volti. Il primo fatto di frustrazione per non poter dare il proprio contributo nonostante la tanta voglia di rimettersi in gioco. Di Francesco non vedeva in Pavoletti il terminale adatto alla propria idea di gioco, con Semplici sono tornate le maglie da titolare e anche il gol, ovviamente di testa, la specialità della casa. Hellas come Fiorentina, l’acqua non raggiunge ancora la gola, ma è lì pronta a scorrere sempre più veloce per far affogare Pavoloso e compagni. Serve fisico e testa, appunto, quella con cui il numero 30 rossoblù ha abituato i tifosi a sorridere. Il legame con la città è solido, la voglia di recuperare il tempo perduto enorme, quella di dimostrare di non essere finito, dopo un’estate nella lista dei partenti, incalcolabile.Il Faraone arrivato nel nome di Pepe Herrera di sfide difficili ne ha giocate tante in carriera. Certo, più in alta quota che giù negli inferi, ma una battaglia è una battaglia e il comandante Godín non vuole mancare. Un solo gol in stagione nella sconfitta sonora di Bergamo, una vita fa ormai, e il bisogno di rimpinguare la casella delle reti segnate in questo rush che lo vede in prima fila per portare il Cagliari in salvo. Di testa magari, su calcio d’angolo, come Ceppitelli in quell’ultima partita con Lopez in panchina o ancora di più come se stesso in maglia Celeste o con quella dei Colchoneros di Madrid.

Uno, due, tre passi. Terzo tempo e stacco. Pavoletti e Godín vogliono mettere la loro testa al servizio di Leonardo Semplici, trascinare il Cagliari fuori dalle secche, riscattare una stagione fin qui deludente rispetto alle attese di squadra e personali. Pavoletti e Godín sanno come si fa, lo dice la loro esperienza, lo dice la loro carriera. Questione di testa, appunto, quella che entrambi vogliono mettere sopra quelle degli avversari in area di rigore per segnare gol decisivi e portare in salvo un Cagliari che già contro il Verona è chiamato a raccogliere tre punti.

Matteo Zizola

 
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