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Cagliari, le cessioni un primo passo: ora la sfida è reinvestire

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Due frasi che apparentemente suonano come una contraddizione. Due sentenze che, però, sono molto più vicine nei concetti rispetto a quanto si possa pensare. Il protagonista il direttore sportivo del Cagliari Nereo Bonato: da una parte quel “abbiamo le mani libere” nella conferenza stampa dello scorso 13 giugno, dall’altra il “sono tutti cedibili e incedibili” alla domanda sul possibile futuro di Lapadula a Palermo. In mezzo la virtù, quella di una società che ha superato alcuni scogli complessi e che, però, deve comunque continuare a tenere gli occhi aperti per evitare future libecciate economiche.

Esempio Dossena

Tra avere le mani libere e poter già portare avanti acquisti di peso passa un mondo. Lo stesso mondo che passa tra il Cagliari delle ultime due estati e quello attuale. Perché fino a dodici mesi fa – e così nel 2022 – la società rossoblù doveva affrontare il tema dell’indicatore di liquidità, ossia abbassare i costi per poter rientrare nei parametri economici ed evitare così sanzioni come il blocco del mercato. Ed ecco che, consapevoli della situazione contingente, i club interessati ai giocatori del Cagliari avevano il coltello dalla parte del manico. Tirare la corda, cercare sconti, abbassare le pretese. Con la certezza che il club di Tommaso Giulini non potesse fare la voce grossa, il tempo non a proprio favore e la liquidità da raccogliere a stretto giro. Ed è in questo contesto che le mani del Cagliari sono tornate libere in questo giugno 2024. Perché i rossoblù non sono più costretti a svendere o comunque ad accettare offerte inferiori ai desideri, con l’indicatore che non è più uno spettro da affrontare. A questo presupposto si allaccia il tema delle uscite dei giocatori più richiesti, come ad esempio l’affare con il Como per Alberto Dossena. Pagare moneta vedere cammello, un concetto caro al presidente della Lazio Claudio Lotito e che è diventato la stella polare da seguire per il Cagliari di oggi. Nessuno incedibile, sì, ma alle condizioni dei rossoblù. Senza tira e molla, senza fretta. Anzi, la fretta diventa quella di chi vuole anticipare la concorrenza, come appunto il Como sul centrale ex Avellino e la corsa da vincere soprattutto sul Bologna. Perché, in fondo, quel nessuno è incedibile dipende anche da quanto mette sul tavolo la pretendente di turno. E, nel caso di Dossena, gli otto milioni più bonus e percentuale sulla futura rivendita sono una cifra che accontenta i parametri economici del Cagliari. Con una plusvalenza praticamente totale visto l’acquisto dall’Avellino due anni fa per appena centosessantamila euro. Insomma, quella che in inglese si potrebbe definire una win-win situation: chi vende ottiene ciò che pensava di poter ottenere, chi compra arriva all’obiettivo e il giocatore guadagnerà cifre superiori alle attuali. Pur se, va ricordato, manca proprio il sì definitivo di Dossena, aspetto non da poco ma che non vede il Cagliari preoccupato: la strada è segnata, che sia Como o altrove le casse rossoblù vedranno arrivare milioni importanti per il prossimo futuro.

Altra faccia

Mani libere si è detto. E il prossimo futuro appena citato che si unisce al recente passato. L’esempio è quello del mancato riscatto di Gaetano Oristanio. Una scelta sia tecnica che economica, tra il giovane nerazzurro mai tornato sui livelli dei primi mesi dopo l’infortunio di Lecce e una valutazione da 4 milioni che non corrispondeva a quanto mostrato nella seconda parte di stagione. I postumi dei problemi fisici hanno acceso la spia rossa alla voce opportunità. E il Cagliari ha scelto di non portare avanti l’acquisto a titolo definitivo, con la speranza di poter riavere Oristanio in un secondo momento ma senza fare carte false perché ciò potesse accadere. Insomma, se la strada dell’ex Volendam non coincide con quella del Cagliari – come ormai appare con il talento campano tra Genoa e Venezia – allora si faranno spallucce e si tirerà avanti verso altri profili. Anche perché dietro la scelta del mancato investimento su Oristanio c’è anche il non poter acquistare senza prima vendere. Almeno finché non si chiuderà con il 30 giugno il bilancio della stagione attuale. Mani libere sì, ma dal punto di vista delle cessioni. Sugli acquisti, al contrario, vige ora – e vigerà anche in estate – la regola madre di quasi tutta la Serie A: prima le uscite, poi le entrate, con uno scarto tra le due voci che dovrà essere se non pari a zero comunque vicino. Ma, come detto, senza dover accelerare o dover vendere per forza. Lasciando però fermo il principio del monte ingaggi e di stipendi che dovranno rispettare parametri ormai consolidati. Il Cagliari, d’altronde, ha l’obiettivo della sostenibilità economica senza però mettere da parte quella sportiva. Con la prossima stagione che dovrà essere quella del consolidamento della categoria, senza voli pindarici ma senza nemmeno la sofferenza dell’ultimo campionato. E per farlo è necessario, in Sardegna come altrove, autofinanziarsi con alcune cessioni che possono apparire dolorose, ma che dovranno essere la chiave per costruire una rosa con maggiore profondità alla voce qualità. Insomma, sacrificare il Dossena di turno – o il Makoumbou, con l’Atalanta sempre forte sul centrocampista – per trovare altri Dossena e altri Makoumbou ai quali aggiungere profili un gradino superiori.

Chiave

Il vero tema per il futuro del mercato del Cagliari non sono le cessioni, soprattutto se le uscite risponderanno a valutazioni difficilmente rifiutabili. La sfida della società rossoblù sarà quella che arriverà al momento degli acquisti. È lì che si gioca la partita del futuro, un po’ come accaduto ai tempi della cessione di Nicolò Barella all’Inter. Il Cagliari, a quel punto, dovrà essere bravo a non sbagliare o a sbagliare il meno possibile. E, ancora di più, a non farsi prendere per il collo da chi sarà dall’altra parte del tavolo delle trattative. Magari consapevole del tesoretto rossoblù e con l’intenzione di sparare alto e raccogliere più dividendi possibili. Come successe con i vari Nahitan Nández, Marko Rog, Giovanni Simeone e compagnia arrivati dopo la cessione di Barella. A cifre sia di cartellino che di ingaggio insostenibili nel lungo termine e che non hanno portato a vendite future a suon di milioni sperate allora. Il vero tema, dunque, sarà la capacità del ds Bonato e del presidente Giulini di trovare i profili giusti e di migliorare una squadra che, comunque, è arrivata appena sopra la zona rossa. E che non potrà sempre affidarsi alla forza psicologica del tecnico di turno per superare le tempeste sportive. Costruire una rosa che sia un mix di giovani ed esperti e che, soprattutto, sia un grado di migliorare sensibilmente la classifica delle ultime stagioni è la chiave. Al contrario quelle che dal punto di vista economico possono apparire come cessioni non solo legittime, ma doverose, diventerebbero un boomerang difficile da evitare. Capire quando e come cedere, capire poi come investire gli introiti, saper cogliere il momento giusto e non perdere occasioni né in entrata né in uscita: questa la direzione che il Cagliari dovrà prendere. Questo l’aspetto che troverà puntato il mirino dell’ambiente, che può sì accettare le separazioni ma solo a fronte di sostituti che le giustifichino e vadano anche oltre. E senza che la rivoluzione diventi comunque totale, perché l’addio di Dossena – quando avverrà – può avere aspetti positivi, così come potrebbe averli l’eventuale cessione di Makoumbou, ma senza che le opportunità in uscita si trasformino in un fuggi fuggi generale che costringerebbe a riniziare tutto da capo.

Matteo Zizola

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