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Cagliari: le pressioni su Tommaso Giulini tra piazza e futuro

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Il Re è nudo. Spesso Tommaso Giulini nel corso della sua avventura rossoblù alla guida del Cagliari Calcio come presidente è stato definito dalla stampa e dalla piazza isolana come un padre-padrone, il classico leader solitario che circondato da persone fidate ha mosso i fili del progetto del club a proprio piacimento. Io metto i soldi e io decido. Un modo di fare tipico nel calcio italiano anni ’80 e ’90 che nel tempo, e con le nuove figure e i nuovi interessi legati alle squadre di vertice del pallone, sembra essere diventato anacronistico.

Momento

Eppure, dopo la retrocessione e l’ammissione di alcune colpe – “L’errore più grande è stato quello di ripetere gli errori dello scorso campionato“, ha detto il patron dei sardi dopo lo 0-0 del Penzo di Venezia e conseguente retrocessione in Serie B – Giulini sembra essersi ritrovato più solo e isolato di quanto non lo sia mai stato prima nei suoi quasi otto anni sulla prima poltrona della società rossoblù. La piazza ha iniziato a contestarlo da alcune stagioni, ma mai con la costanza vista nell’ultimo campionato. E tra i social e i bar del mondo cagliaritano i tifosi mai come in queste settimane vorrebbero accompagnare alla porta il patron. I risultati negativi degli ultimi anni incidono pesantemente sull’umore del tifo, ma c’è qualcosa di più a fare ribollire il sangue della piazza. Una disaffezione verso alcune scelte di marketing e comunicazione da parte della dirigenza e soprattutto l’incapacità di vedere la stabilità in un progetto che ogni anno viene stravolto per poi puntualmente giocare al ribasso.

Ma non è solo il pubblico al momento ad aver voltato le spalle, almeno all’apparenza, al numero uno degli isolani. Le voci di possibili nuovi acquirenti, confermate dalla lettera di interesse non vincolante presentata dalla holding americana del gruppo cinese Citic, fanno capire come intorno alla presidenza del Cagliari ci sia fermento. E con il presidente Tommaso Giulini che nelle scorse settimane ha sì ha aperto alla possibilità dell’ingresso di nuovi soci ma che ha rispedito al mittente le volontà di vendita, è chiaro che anche l’ambiente, i partner e alcune possibili realtà imprenditoriali a contatto con il club o con gli interessi dello stesso abbiano deciso di sondare l’eventualità di un passaggio di mano nelle posizioni che contano all’interno del primo club della Sardegna per bacino di tifosi, per importanza economica e per categoria. Senza dimenticare che la questione nuovo stadio ancora in sospeso, ma che presto dovrebbe fare un ulteriore step con il progetto definitivo della società rossoblù, apre a nuovi scenari e nuovi rapporti di forza per il club all’interno dell’imprenditoria del capoluogo. Inoltre l’importanza dello stretto rapporto con l’Olbia Calcio, e anche lì in Gallura, seppur alla lontana, c’è il discorso nuovo stadio e nuove opportunità costruttive. Insomma, la retrocessione sembra aver messo Giulini da solo dietro alla lavagna tra una piazza che ha dimostrato di non amare più la sua figura, in gran parte, e un ambiente imprenditoriale isolano che si sta guardando attorno con insistenza, forse per la prima volta da quando il proprietario di Fluorsid ha messo piede ad Asseminello.

Roberto Pinna

 

Al bar dello sport

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