Il nuovo Cagliari

Il Cagliari si scopre all’improvviso bello e vincente.

Certo non era facile prevedere che sarebbe capitato nella partita sulla carta meno abbordabile del girone di ritorno assieme alla trasferta di san Siro col Milan e al match interno contro la lanciatissima Atalanta di Gasperini. Ma è vero, è tutto meravigliosamente vero. E sono proprio le differenze su come sono state affrontate queste due gare rispetto ai nerazzurri meneghini a balzare all’occhio.

Erano solo primi di febbraio corrente anno, ma sembra di parlare di non so quanti anni or sono per la clamorosa metamorfosi degli uomini di Maran e, sottolineiamolo, di Maran stesso. Due terzini di ruolo con licenza anche di offendere (che spettacolo vedere come Pellegrini accorciava costantemente in avanti sull’avversario di turno costringendolo a perdere almeno un tempo di gioco e spesso a riiniziare l’azione dalle retrovie), due mezzali di gamba autorizzate a riempire l’area avversaria oltre che la propria metà campo, un trequartista in grado di “strappare”, semplici mosse spesso auspicate anche da chi vi scrive, che hanno fatto brillare lo sguardo di una tifoseria ormai giunta sull’orlo dell’apatia cronica.

Uno spartito che finalmente varia rispetto alla nenia del palla lunga dalle retrovie e “Santissimo Pavo” pensaci tu (“discreto“ il goal di piede di venerdì sera, stai a vedere che se servito a dovere sa essere mortifero non solo con la capoccia, che dio lo conservi in salute).

Il tutto con la sapiente regia del ritrovato Cigarini, che certo peccherà in velocità e non sarà proprio il prototipo dell’ideale diga davanti alla difesa (vedi il “giallo e mezzo“ rimediato nei primi 10 minuti contro l’Inter) ma quando è in giornata pensa calcio qualche decimo di secondo prima degli altri pari ruolo in rosa. Il futuro ora fa meno paura anche in virtù dei risultati delle dirette concorrenti e si pensa alla trasferta di Bologna non più come spauracchio in grado di risucchiarti in piena bagarre retrocessione, ma come occasione per chiudere ogni discorso salvezza e sopratutto per puntare a posizioni più consone al blasone del Cagliari per citare Maran.

Mai parole furono più dolci, se ne parlava proprio su queste pagine neppure 5 giorni or sono d’altronde.  Ora sotto con gli uomini di Mihajlovic quindi, ahinoi senza Faragò e Cigarini appiedati dal giudice sportivo. Proprio ora che il mister pareva aver trovato la quadra non è proprio l’ideale dover cambiare per cause di forza maggiore. Di Cigarini abbiamo già detto ma non si sottovaluti neppure l’assenza del buon Pancrazio. Di sicuro e’ semplice ricordare e soffermarsi solo sugli errori marchiani sotto porta di venerdì sera, ma la prova dell’ex Novara e’ stata anche altro, tanto altro.

Corsa e inserimenti continui in appoggio all’azione offensiva, ripiegamenti puntuali in transizione passiva, una prova da mezzala moderna sul centro destra della zona nevralgica del campo completata da una prova maiuscola sul versante opposto di un onnipresente Ionita (caro mister non e’ un trequartista e non lo sara’ mai!). Probabilmente scatterà l’ora di un Bradaric apparso in ripresa al posto del Ciga (visto che ormai abbiamo pure dubbi che l’altro “volante” in rosa, al secolo Christan Oliva, esista veramente), mentre il posto di Faragò dovrebbe essere occupato da chi vincerà il ballottaggio tra Padoin e il rientrante Deiola.

A meno che il “nuovo” Maran valutato che questi ultimi due non hanno propriamente le caratteristiche della mezzala che descrivevamo, non opti per riportare barella in mediana, arretrando Joao Pedro nel ruolo di trequartista completando il reparto avanzato con la verve e la sfacciataggine di Despodov a supporto di bomber Pavoletti. Ammettiamolo fino a una settimana fa non avremo mai contemplato una soluzione cotanto offensiva, ma se si vuole proseguire sul solco ormai tracciato si può e si deve aggredire la partita anche in terra emiliana.

Spesso la fortuna premia chi ci prova anche se il calcio non è certo scienza esatta, e ci piace pensare che quell’ultimo pallone scagliato di testa da Candreva sia finito un soffio sopra la traversa anziché insaccarsi beffardamente sotto il sette anche per questo.

Mirko Trudu

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