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Cagliari, Mazzarri e il passo indietro chiesto a Marin per la salvezza

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Per continuare a sentirsi importanti, a volte, si può anche decidere di fare un passo indietro. Perché quando gli equilibri si fanno labili è sempre meglio portare qualcosa a casa rispetto al nulla, e in una squadra in difficoltà il concetto diventa ancora più marcato. Quella stessa scelta poi può anche finire per farti sentire meglio: è quello che è successo a Razvan Marin, che anche nell’ultimo scontro con il Torino ha fatto suo un ruolo che sembrava aver abbandonato.

Preciso

Nel 3-5-2 di Mazzarri, il centrocampista ex Ajax ha arretrato il suo raggio d’azione, posizionandosi – soprattutto nella prima metà di gara – quasi sulla stessa linea di Grassi per impostare l’azione. Le posizioni medie occupate dal numero 8 e i numeri della sua partita lo rendono ancora più chiaro: 45 i passaggi positivi – di cui 14 nella trequarti – corrispondenti a una percentuale dell’80% tra passaggi riusciti e tentati, e 71 palloni giocati nei 90’ passati a provare a dare ritmo al giro palla dei rossoblù, a cui si sono aggiunti 2 passaggi chiave. Non è stato un compito facile, nonostante la presenza dell’ex Parma al suo fianco. Anche perché il Torino – salvo che nella prima parte della ripresa – ha occupato al meglio gli spazi in fase di non possesso, costringendo il Cagliari a forzare la giocata in verticale sulle punte che però hanno spesso perso i rispettivi duelli. Marin così è tornato di nuovo al centro degli equilibri rossoblù, ad avere la palla tra i piedi sin dall’inizio dell’azione: una responsabilità che all’inizio della passata stagione sembrava più spaventarlo che esaltarlo, e che invece nel Monday night del 6 dicembre ha preso di petto. “Mi sento meglio in questa posizione di oggi, riesco ad avere molto la palla e a farla girare meglio” ha confessato il giocatore nel post partita di Cagliari-Torino. Dichiarazioni che sembrano venire da un giocatore diverso rispetto a quello visto nel finale di stagione della passata annata e all’inizio di quella in corso, ma che delineano anche i tratti di un elemento ormai consapevole della sua importanza tra le fila isolane.

Da mezzala a interditore in ombra

Il centrocampista era stato uno dei principali protagonisti della cavalcata salvezza sotto la gestione Semplici, con il tecnico ex Spal che sembrava avergli trovato la posizione giusta per liberare la sua corsa e mettere in evidenza le sue caratteristiche più offensive. Una mezzala pura, capace di dare lo strappo per ribaltare l’azione e proiettare il Cagliari verso la porta avversaria ma anche di provare la soluzione personale o di trovare l’ultimo passaggio. Un copione che all’inizio della stagione 2021-2022 sembrava essere destinato ad essere rispettato: 3 assistenze nelle prime quattro partite avevano lanciato Marin nella speciale classifica dei rifinitori, dove era rimasto per lungo tempo in compagnia di esperti del settore come Luis Alberto e Barella. Dopo l’assist per il gol di Joao Pedro contro la Lazio però qualcosa si è spento: la situazione di classifica e una squadra in difficoltà nel trovare i propri spazi ideali ha fatto sì che anche il classe ’96 si spegnesse sotto il punto di vista della fantasia, spingendolo più verso compiti di importanza tattica che dessero sicurezza alla squadra. Non solo in fase di possesso ma anche in quella difensiva, come accaduto contro il Toro, quando il numero 8 ha interpretato il ruolo di marcatore ibrido mettendosi costantemente sulle tracce di Brekalo. Tuttavia, l’assenza di un giocatore in grado di unire la fase di costruzione e quella di finalizzazione spesso si è sentita negli undici isolani schierati da Mazzarri, così come si è sentita la mancanza di quelle accelerazioni sulla trequarti di cui spesso Marin è stato il principale interprete. Anche se alla voce tiri il tabellino personale del rumeno dice due, i tentativi non sono rimasti impressi negli episodi salienti dell’ultima gara: un segnale di come il lavoro richiesto sia diverso e di come questo impatti sulla concretezza del giocatore dalla trequarti avversaria in poi.

Mezzala, costruttore o uomo di fiducia per spegnere i rifinitori avversari. I vestiti in stoffe rossoblù indossati da Marin hanno assunto tagli e luci diverse in ogni situazione: quello che è rimasto, nonostante le ombre sull’intero gruppo durante la prima fase della gestione Mazzarri, è un giocatore importante per la mediana cagliaritana. Anche avendo fatto un passo indietro.

Matteo Cardia

 

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