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Cagliari, mentalità e prestazioni: una coperta corta per la salvezza

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Se è vero che dopo ogni tempesta spunta sempre il sole, è vero anche che la bufera può causare dei danni irreparabili, soprattutto quando non si hanno i mezzi per affrontarla.

Dopo quattro pareggi e dei piccoli passi avanti a livello di carattere e prestazioni, insomma quando oramai la burrasca dava l’impressione di essere leggermente passata in casa Cagliari, ecco la netta sconfitta, di gioco e di testa, di San Siro contro l’Inter. Una lezione di calcio che dimostra come non solo i momenti di tempesta non siano passati, ma che ci si trovi al centro dell’occhio del ciclone e che il peggio debba ancora arrivare.

Numeri
Oltre alle solite problematiche già note: come il baricentro basso e i calci piazzati, il dato allarmante per i sardi, di ritorno dal Meazza, arriva dal reparto che meno aveva dato preoccupazioni al tecnico toscano nelle precedenti uscite: l’attacco.
Joao Pedro e Keita arcieri senza frecce.
Appurato che i neroazzurri giocano un calcio di un altro livello al momento rispetto a quello isolano, è altrettanto vero che se si vuole rimanere in Serie A, ogni partita deve essere una battaglia. I due attaccanti rossoblù hanno totalizzato 0 tiri nello specchio della porta. L’unico, registrato da Joao Pedro, è stato respinto. Il dato così basso è da imputare non solo alla coppia offensiva, ma anche a chi, deve metterla in condizione di poter essere pericolosa. Nell’ultima partita i palloni giocabili dalle due punte sono stati pochi, quasi nulli. Il dato peggiore si è registrato con i passaggi filtranti, sono stati 0 quelli andati a buon fine. Anche il dato dei cross effettuati è estremamente negativo su 5 effettuati solo uno ha avuto buon esito.

Coraggio
Mazzarri aveva chiesto ai suoi calciatori di essere coraggiosi, ma la prestazione offerta a San Siro è stata tutto l’opposto. Il baricentro dei sardi durante la gara è stato molto basso, sulla media dei 42 metri. Se a una posizione così arretrata, si aggiunge una poca propensione nella gestione del pallone è difficile riuscire a impensierire la capolista. I minuti effettivi di gioco, sui 90’ regolamentari, sono stati 55’: di questi, sono solo 13’ quelli in cui il Cagliari ha gestito il pallone: 10’ nella sua metà campo e 3’ in quella avversaria. Troppo pochi per una squadra che vuole provare a giocarsela contro tutti per compiere l’ennesimo miracolo salvezza. Nel primo tempo, c’è stato un momento fortemente emblematico che descrive l’approccio alla gara dei rossoblù. Sul risultato di 0-0 il tecnico di San Vincenzo, dopo che il Cagliari aveva avuto due buone occasioni in contropiede con Bellanova, ha richiamato il capitano rossoblù a prestare una maggiore attenzione alla fase difensiva. Fino a qua nulla di strano, è giusto che anche gli attaccanti diano supporto in caso di necessità. Richiamarlo in una situazione di gestione dell’offensiva avversaria con tre uomini in contenimento nei pressi del pallone è una scelta saggia ma sicuramente poco azzardata e che non ha permesso al Cagliari di giocare con maggiori libertà e minori paure. Insomma, tra prestazioni e mentalità la sfida all’Inter ha mostrato tutti i limiti della coperta corta rossoblù. Il Re è nudo, ma bisognerà passare la fredda nottata già dalla prossima fondamentale gara salvezza contro l’Udinese alla Unipol Domus.

Andrea Olmeo

Al bar dello sport

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