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La delusione dei calciatori del Cagliari al termine della sfida contro il Parma | Foto Luigi Canu

Cagliari nel limbo della mediocrità: Liverani e il club hanno una cura?

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Non posso né scendere né salire, io rimango qui“. Se il Cagliari di Fabio Liverani fosse la scena di un film, potrebbe essere quella in cui Aldo Baglio in Tre Uomini e una Gamba è alle prese con una roccia che non riesce né a scalare né a lasciarsi indietro. Il film rossoblù, infatti, mostra una squadra che è ferma a metà, sia in classifica sia nel gioco. Quattro punti dal terzo posto e quattro dalla retrocessione diretta, una situazione figlia di tanti fattori e diverse responsabilità condivise.

Scuse

Cinque punti nelle ultime cinque partite, frutto di cinque pareggi consecutivi dei quali tre davanti ai propri tifosi alla Unipol Domus. In una situazione normale si potrebbe parlare di risultati che muovono la classifica, non fosse che quella del Cagliari resta inevitabilmente ferma nella posizione e nelle distanze. Davanti a sé e anche dietro di sé, in un limbo che mostra una mediocrità sostanziale alla quale ormai il gruppo sembra essersi abituato. Perché al di là delle parole di circostanza – testa alla prossima, vogliamo la vittoria, varie ed eventuali – la realtà racconta di un campionato né carne né pesce, livellato verso il basso, nel quale il Cagliari sembra sguazzare come avesse trovato la propria dimensione. I tre punti, quelli che arriveranno sempre nella partita successiva per poi mancare nuovamente, sono ormai lontani quasi due mesi, il due a uno casalingo contro il Brescia datato 15 ottobre. Una vittoria nelle ultime dieci gare, troppo poco per insistere con alibi quali gli episodi, il blocco mentale, gli infortuni, le assenze. Premendo sugli stessi tasti, senza mai imprimere una svolta né nei risultati né nel gioco, si finisce per trasformare ciò che è legittimo in semplici scuse senza solide fondamenta. Un esempio su tutti quello della sfortuna, perché in fondo, andando a guardare i famosi episodi, non si può non rimarcare che dopo ogni evento sfavorevole – come l’errore di Altare contro il Pisa o quelli di Radunovic contro l’Ascoli – sono arrivati eventi favorevoli che hanno regalato gol e punti ai rossoblù. Chichizola e Turati contro Parma e Frosinone, o ancora Mazzitelli che commette un’ingenuità clamorosa in occasione del rigore contro i ciociari. O l’estremo difensore dell’Ascoli che serve su un piatto d’argento il gol della speranza di Pavoletti, o ancora quello del Brescia che regala a Luvumbo il gol del vantaggio nell’ultima vittoria alla Unipol Domus. Difficile insomma ricordare negli ultimi due mesi una rete segnata dal Cagliari che sia arrivata attraverso la manovra e il gioco, al contrario o un calcio piazzato o un errore altrui sono stati sempre decisivi per segnare.

Responsabilità

Colpe condivise, diventa difficile salvare una delle componenti di fronte a una situazione come quella del Cagliari attuale. Liverani non sembra aver trovato ancora il bandolo della matassa, tra continui cambi di giocatori e modulo e un gioco che stenta ad arrivare quanto i risultati. Ogni gara uguale a se stessa, scampoli di reazione che non compensano la sensazione che a provare a vincere siano sempre gli avversari più che la squadra rossoblù. I giocatori vittime delle loro stesse difficoltà e paure, pochi lampi e una condizione psicofisica deficitaria a incidere sulle qualità tecniche. A chiudere il cerchio una società, con in testa il presidente Tommaso Giulini, artefice del tutto. Perché, in fondo, Liverani non è arrivato in Sardegna dal nulla, ma dopo una scelta ponderata da parte del patron e contraria alle indicazioni dell’allora direttore sportivo Stefano Capozucca. E la rivoluzione estiva ha avuto come mandante proprio il presidente, con cessioni volute e altre non arrivate per semplice assenza di pretendenti o per valutazioni che non hanno trovato acquirenti disposti a raggiungerle. Gli acquisti non solo su indicazione di Liverani, pur se il tecnico ha ottenuto ciò che ha richiesto aumentando di fatto il proprio carico di responsabilità. Una vittoria in dieci partite, cinque pareggi consecutivi, una distanza dalla vetta di 13 punti e dal secondo posto di 10 sono tutti elementi che, a rigor di logica, dovrebbero mettere in discussione la guida tecnica. Al contrario più tarda la vittoria, meno arrivano segnali di un cambio in panchina. Come se la dimensione del Cagliari fosse in fondo quella attuale, come se la promozione non fosse un obiettivo imprescindibile, ma solo un traguardo che se non raggiunto non rappresenterebbe un fallimento.

Valori

Gli addetti ai lavori, nell’Isola e non e incluso chi scrive queste righe, avevano messo il Cagliari in pole position assieme al Genoa per la promozione diretta. Forse sopravvalutando la rosa costruita in estate, forse ingannati da valori di mercato e da un monte ingaggi che più che rispecchiare la forza della squadra raccontano dell’incapacità di dare a Cesare quel che è di Cesare. Stipendi da Serie A che però non fanno la differenza, sul campo, nemmeno in cadetteria. Quello che però potrebbe essere un alibi per Liverani – la rosa sopravvalutata – non può comunque giustificare una situazione di classifica, di gioco e risultati come quella attuale. Perché il Cagliari può anche non essere quella corazzata raccontata per settimane, ma non può nemmeno essere una squadra i cui valori portano all’undicesimo posto in classifica. Alzi la mano chi sostituirebbe gran parte dei titolari rossoblù con quelli del Frosinone capolista o della Reggina seconda, o chi vede nel Cagliari una squadra che, per valori, possa essere distante tre punti dal Sudtirol neopromosso o dalla Ternana prossima avversaria mercoledì 7 dicembre al Liberati. Ed è qui che entra in gioco la valorizzazione del materiale a disposizione del tecnico romano, che ha sì l’alibi di infortuni in uomini chiave, ma anche la colpa di non aver fatto alcun passo avanti dopo quindici giornate alla voce idee. Il silenzio della società e l’assenza di scricchiolii sulla panchina è tanto curiosa quanto incomprensibile, a meno che la priorità non sia quella dei risultati sportivi. Le prossime quattro giornate prima della sosta daranno tante risposte in vista di gennaio, quando il mercato ne darà altrettante su obiettivi e velleità del Cagliari e del suo allenatore. Nel frattempo la piazza aspetta, sempre più stanca della mediocrità e dell’assenza di un progetto chiaro e trasparente. Difficilmente però potrà aspettare ancora a lungo.

Matteo Zizola

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