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Leonardo Pavoletti esulta dopo il gol allo Spezia | Foto Alessandro Sanna

Cagliari: Pavoletti-gol, ma è funzionale all’attacco di Di Francesco?

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Il tempo è relativo, per alcuni un anno e mezzo può essere poco e per altri un’eternità. Nella scala Pavoletti 553 giorni significano la distanza tra un gol e un altro, quello contro l’Udinese del 26 maggio 2019 e quello contro lo Spezia nella partita giocata domenica alla Sardegna Arena. Un anno e mezzo, giorno più giorno meno, nel quale per l’attaccante livornese è successo di tutto. L’infortunio alla prima giornata della scorsa stagione, la (ri)caduta quando l’incubo sembrava passato, le voci estive fatte di valigie pronte, i pochi minuti quando chiamato in causa per far rifiatare la punta titolare che risponde al nome di Simeone.

Via la polvere – Pavoletti ha aspettato tanto per potersi togliere nuovamente la polvere dalle spalle, segno distintivo che mostra dopo ogni gol. Ciò che per altri è una tegola può diventare un’opportunità a seconda del punto di vista, la positività del Cholito ha aperto così la strada al duo di scorta con Cerri capace di sfruttare la sua chance in Coppa Italia e Pavoloso in campionato. Ora Di Francesco può sorridere, l’assenza di Simeone attutita dalle reti dei sostituti designati. Nonostante ciò non è tutto oro quello che luccica, se da un lato il ritorno al gol del duo Cerri – Pavoletti è una ottima notizia, dall’altro il Cagliari sta vivendo un restyling dovuto alle diverse caratteristiche dei due corazzieri rispetto a Simeone.

Palla alta – La sconfitta contro la Juventus aveva mostrato i primi segnali di difficoltà, la ricerca dell’ormai noto equilibrio ha sacrificato la manovra offensiva. Simeone era presente a Torino, aspetto che può cambiare i giudizi sul Cagliari visto contro lo Spezia, una squadra che ha sofferto nella prima frazione e che solo in parte può additare alla presenza di un diverso centravanti i propri difetti. Va da sé che comunque con Pavoletti in campo – così come con Cerri in coppa – il Cagliari abbia fisiologicamente alzato di più il pallone, aumentando il numero di lanci lunghi e cercando di sfruttare il proprio pivot per far salire la squadra e costruire la manovra d’attacco. La contraddizione è che mentre dalle retrovie si è utilizzato sovente il pallone alto in verticale, il numero di cross verso il centravanti livornese non ha seguito lo stesso trend.

Positività – Il Covid può essere visto come la delizia e la croce di Pavoletti. In un caso, quello di Simeone, un’opportunità per trovare la maglia da titolare, in un altro, quello di Nández, l’assenza di quel compagno capace di mettere in mezzo palloni invitanti per le sue qualità aeree. Il centrocampista uruguaiano non ha praticamente mai avuto l’opportunità di mettere i suoi cross al servizio del numero 30 rossoblù e quando tornerà abile a arruolabile probabilmente sarà nuovamente il momento di Simeone al centro dell’attacco.

Piede invertito – Di Francesco pur con un centravanti dalle caratteristiche nettamente diverse a quelle del Cholito ha optato contro lo Spezia per la coppia Ounas – Sottil sulle fasce schierandoli nuovamente a piede invertito. Pavoletti non è un giocatore abile a combinare nello stretto come dimostrato dai dati della Lega relativi alla partita contro i liguri: 26 palle giocate, 11 passaggi riusciti con il 61% di precisione contro il 72% generale della squadra. Uomo d’area sia per palloni bassi che alti, il livornese può sì fare gioco di sponda, ma difficilmente può assecondare le velleità di incursione a rientrare palla al piede dei due esterni rossoblù. La domanda per il tecnico abruzzese è così automatica e, fermo restando il 4-2-3-1 per favorire Joao Pedro, con Pavoletti terminale offensivo diventa fondamentale mettere in mezzo palloni dal fondo e per questo motivo invertire di fascia Sottil e Ounas potrebbe essere una soluzione. Lo ha dimostrato Zappa in occasione dell’assist per il gol proprio di Pavoletti, unica vera occasione nella quale è arrivato un pallone utile dentro l’area al centravanti.

E ora? – Due è meglio di uno, avere Pavoletti in condizione e pronto a tornare a essere il giocatore ammirato in passato è una buona notizia. L’abbondanza non è mai un problema, ma resta comunque da capire il destino del numero 30 non appena Simeone recupererà dal Covid. Il Cholito è titolare indiscusso, più funzionale al gioco che vuole mettere in campo Di Francesco e dunque difficilmente si assisterà a un ballottaggio. D’altro canto Pavoletti ha dimostrato contro lo Spezia di essere in crescita e di meritare in futuro più minuti dei 15 finali giocati spesso prima del problema occorso all’argentino. Dovrà essere proprio l’ex Genoa e Napoli a capire cosa fare del proprio futuro, se accettare di giocarsi il posto con Simeone sapendo di partire in svantaggio nelle gerarchie o chissà provare a cercare fortuna altrove a gennaio. Senza dimenticare l’opportunità di risalire la china anche nel discorso nazionale, in un periodo storico nel quale la concorrenza in attacco negli azzurri risponde al nome di Okaka e Lasagna il sogno di arrivare agli Europei non è del tutto cancellato e potrebbe incidere sulla voglia di Pavoletti di trovare una maglia da titolare lontano dalla Sardegna.

Matteo Zizola

 

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