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Cagliari | Pavoletti-Lapadula, Liverani al bivio: una maglia per due

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Tradizione o innovazione, certezza o rischio proprio della novità. L’attacco del Cagliari targato Fabio Liverani potrebbe presto trovarsi di fronte al primo bivio della stagione. Da una parte il proprio capitano, l’uomo rimasto anche per il rapporto con la città instaurato negli anni, dall’altra la punta che negli anni di carriera in cadetteria ha spesso dimostrato di poter essere l’uomo ideale davanti alla porta. Da un lato Leonardo Pavoletti, dall’altra Gianluca Lapadula. Un dualismo che potrebbe finire per condizionare tatticamente, e non solo, la squadra rossoblù.

Convivenza

Liverani non ha mai abbandonato il proprio vestito tattico preferito, il 4-3-3, sposato sin dall’inizio del ritiro di Asseminello. Un modulo che necessariamente vede al suo interno un uomo d’area di rigore, capace di lavorare per la squadra lontano dalla porta ma soprattutto di essere un punto di riferimento all’interno dei sedici metri. Soltanto un posto, quindi, per giocatori che hanno un determinato rapporto con l’area di rigore come Pavoletti e Lapadula. Nonostante i tentativi contro Perugia (in Coppa Italia) e Como (alla prima di campionato) la coabitazione sul campo sembra essere complicata o quantomeno riservata ad alcune situazioni. L’italo-peruviano nelle due gare d’esordio delle diverse competizioni è partito dalla panchina, lasciando il segno nella prima ma non nella seconda partita, gara in cui esprimere il proprio calcio è stato difficile, sia per la confusione nelle idee di un Cagliari alla ricerca del pareggio che per i meriti dell’avversario. In entrambe le occasioni, all’ingresso del numero 9 rossoblù, Pavoletti si è sempre leggermente allargato sulla sinistra, cercando di creare uno spazio di competenza per sé e di riservarne un altro per il compagno di reparto. Un esperimento che però è durato poco, soprattutto nella seconda uscita, quando i due attaccanti sono rimasti insieme in campo per soli dodici minuti nonostante lo svantaggio. Perché oltre alla propositività, nel calcio di Liverani un ruolo di primaria importanza lo ha anche l’equilibrio. Un punto fondamentale che, probabilmente, con due attaccanti di razza e due esterni alti in campo verrebbe meno.

Possibilità

Pavoletti-Lapadula insieme? È una domanda difficile” aveva detto Cesare Bovo nella conferenza stampa post partita dello scorso 13 agosto. Se il vice di Liverani non ha voluto rispondere, i nostri lettori, nel sondaggio che avevamo sottoposto nei giorni che hanno preceduto l’esordio in serie cadetta, avevano dato un’indicazione chiara su chi sarebbe stato l’uomo su cui fondare gran parte del proprio peso offensivo (qui l’articolo). Tuttavia, difficile non appare solo la risposta ma anche la fattibilità, almeno nel breve periodo, della presenza in campo di entrambi per più minuti. I due hanno storie e caratteristichedifferenti. Le seconde, alla lunga, potrebbero contare di più nello scacchiere studiato dal tecnico romano per abbattere le mura avversarie, almeno nella primissima parte di stagione. L’ex Benevento conosce meglio i dettami del tecnico che l’ha avuto già a Lecce, ma non solo. La capacità di attaccare lo spazio e l’istinto per la giocata sia lontano che vicino alla porta, potrebbero far optare per l’italo-peruviano che sulla carta dipende meno dalla fruttuosità del lavoro fatto sulle catene esterne. Al Sinigaglia, Pavoletti ha avuto un solo pallone interessante che solamente la reazione istintiva di Ghidotti ha negato si trasformasse in qualcosa di concreto. Poi poco altro, unito a diversi errori in appoggio durante la fase di costruzione rossoblù. È chiaro che, come tutta la squadra, anche il livornese abbia sofferto i problemi derivanti da un gruppo ancora alle prese con la conoscenza delle proprie peculiarità. Un destino non diverso da quello di Lapadula, che ha avuto un impatto diverso rispetto alla sfida di Coppa Italia della Unipol Domus dello scorso 5 agosto. La fascia da capitano sul braccio del numero 30 aveva un peso ancora più importante nella prima di Serie B, ma già contro il Cittadella gli equilibri si potrebbero riassestare. E in un Cagliari che ha bisogno di ricostruire la fiducia all’interno delle proprie mura le decisioni potrebbero portare a percorrere strade diverse per tentare di capire quale sia la migliore per il futuro. Un divenire in cui non si può neanche del tutto escludere un cambio di modulo che porti verso il 4-3-1-2, unico disegno tattico che potrebbe permettere ai due attaccanti di peso di giocare in tandem, insieme a un Gaston Pereiro che non ha mai nascosto la propria preferenza per giocare dietro le punte.  

Matteo Cardia

Al bar dello sport

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