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Cagliari | Pereiro, la sentenza di Mazzarri e l’ennesima occasione persa

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“A Pereiro, che è bravo con la palla, serve trovare un ritmo diverso. In campionato per strappare serve dinamismo. Si vede la differenza di gamba”. Le parole del Professor Mazzarri sono quelle classiche di un insegnante consapevole delle potenzialità di un allievo a cui però manca la fase più importante per meritarsi buoni voti: l’applicazione. Nonostante il gol, Gaston Pereiro ha ancora una volta mostrato più i suoi punti deboli che i colpi di classe che l’hanno portato fino a Cagliari nell’inverno del 2020.

Sterilità

Contro il Cittadella per il Tonga sono stati novanta minuti in campo non da protagonista. È arrivato sì il gol, che mancava nelle gare ufficiali in maglia rossoblù da quello che riaprì la gara con il Parma il 17 aprile scorso, ma la partecipazione nella costruzione delle azioni offensive e il contributo nelle azioni pericolose isolane è stato quasi nullo. Il nome del numero 20 non compare né tra i giocatori più pericolosi – fra tiri e assist – né tra quelli che hanno commesso più falli, dato che spesso può sottolineare rabbia e voglia di fare, cruciali per un giocatore che vede poco il campo. La prestazione dei sedicesimi di Coppa Italia è così diventata il manifesto di un giocatore arrivato in Sardegna e mai esploso nonostante la fiducia della società. Eppure, i colpi a disposizione del fantasista sono stati sempre innegabili: dalla capacità di vedere i compagni, passando per le abilità tecniche nell’uno contro uno, fino alla capacità balistiche da lontano, le caratteristiche del numero 20 sembravano poter essere utili a un Cagliari che dopo aver avanzato Joao Pedro nella linea degli attaccanti aveva bisogno di un giocatore capace di essere un pericolo per gli avversari e di unire le trame di centrocampo e attacco. A mancare sembra però essere quella verve agonistica necessaria per la massima serie italiana, come confermato a parole da Mazzarri nel post-partita di mercoledì.

Dal passato al presente

La stagione passata era stata troppo complessa per essere presa come probante, nonostante un gol e un assist in una sola partita siano stati fondamentali per il Cagliari per il mantenimento della categoria. La frattura del metatarso e il doppio contagio da Covid avevano costretto il fantasista a giocare solo quindici partite, in cui la titolarità era arrivata solo due volte contro Napoli e Milan, due sconfitte in cui Eusebio Di Francesco aveva provato a schierarlo prima largo nei tre dietro la punta e poi nei due a supporto di Simeone. Posizioni in cui il giocatore si trova a suo agio, come confermato a inizio di questa stagione, finiti però per rivelarsi esperimenti fallimentari, complice la complessa situazione di classifica e umorale del periodo. Così, Pereiro non ha mai trovato quella continuità ricercata, finendo per passare la maggior parte del proprio tempo tra infermeria e soprattutto panchina. Una sistemazione che durante la sua carriera il Tonga aveva poco conosciuto, giocando da protagonista e per il titolo prima in patria con il Club Nacional e poi in Eredivisie con il PSV Eindhoven.

Prima di andare in vacanza ho parlato con il Cagliari e la verità è che ho ancora 4 anni di contratto, mi hanno detto che vogliono che resti e io allo stesso modo voglio riscattarmi. Sono tornato con la voglia di fare un buon precampionato, l’anno scorso non era stato possibile perché ero infortunato”. Dal ritiro di Pejo di inizio stagione, Gaston Pereiro sembrava avere le idee chiare sul suo futuro in maglia isolana. Tra il dire e il fare però rimane un mare che nel caso del fantasista uruguagio sembra essere più profondo del previsto. Fino ad ora in campionato il giocatore ha giocato solo 127 minuti, entrando spesso a partita già chiusa e i numeri messi assieme non sono di certo positivi: due occasioni create, un solo tiro verso la porta avversaria, fuori dallo specchio, 25 palloni persi e soli 26 passaggi positivi. Il mancato sorriso dopo il gol in Coppa Italia è un segnale definitivo di come la situazione non sia delle più rosee, e le parole del tecnico toscano sulla differenza di intensità atletica con gli altri componenti della rosa hanno reso ancora più cupo il quadro generale. Anche per questo, con l’avvicinarsi della sessione invernale di calciomercato sembrano crearsi quei presupposti per un addio colmo di rimpianti: il pesante ingaggio – 1.4 mln a stagione – è un ulteriore fattore che potrebbe pesare sul destino del Tonga, per un Cagliari che però scegliendo di privarsi del suo contributo sarebbe costretto a tornare sul mercato ma soprattutto rinnegherebbe l’investimento importante fatto nel 2020 per assicurarsi il giocatore.

Matteo Cardia

 

 

 

 

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