Eusebio Di Francesco nella panchina rossoblù | Foto Alessandro Sanna

Cagliari, poco possesso e poca gestione: è la strada giusta?

Questione di stile, la scelta tra un gioco di possesso e orizzontale e uno di palloni diretti e verticalità. Il Cagliari con Di Francesco ha deciso di percorrere la seconda strada e in queste prime nove giornate di campionato è apparsa chiara fin da subito l’idea di calcio del tecnico abruzzese.

Dritti in porta – Provare a pressare vicino all’area avversaria oppure chiudersi per colpire alle spalle. Due modi che spesso si mescolano in una stessa partita, entrambi parte della filosofia di calcio verticale propria di Di Francesco. Recuperare palla e quindi partire rapidi, pochi tocchi e via dentro l’area opposta. Lo confermano anche alcuni dati, primo tra tutti quello relativo al possesso palla. Il Cagliari è al diciassettesimo posto seguito soltanto da Sampdoria, Hellas Verona e Benevento a dimostrazione di un gioco poco incline alla manovra elaborata. Non è un caso che alla voce chilometri percorsi i rossoblù siano al contrario nelle zone alte della graduatoria dietro a Inter e Parma e di poco sopra ai prossimi avversari, il Verona di Juric. È infatti quasi automatico che chi lascia il possesso agli avversari abbia anche più necessità di correre dietro al pallone piuttosto che gestirlo.

Sfida tra simili – Il Verona alle porte offre l’occasione di confermare quanto visto contro un’altra squadra dal gioco simile a quello rossoblù. Se con i doriani di Ranieri, anche loro non amanti del possesso palla, ci sono state delle difficoltà fino alla superiorità numerica, contro gli uomini di Juric la prova sarà anche sulla corsa. Da un lato la Sampdoria pur non provando a tenere il pallino del gioco evita anche di macinare troppi chilometri, dall’altro il Verona sì non pratica il possesso palla, ma rispetto ai blucerchiati corre di più fino ad arrivare agli stessi livelli del Cagliari. Una gara a specchio pur con le diversità di disposizione tattica nella quale potrebbe fare la differenza un cambio di filosofia.

Con tanta tecnica a disposizione e poca fisicità per contrastare quella della squadra di Juric, Di Francesco potrebbe così pensare a un Cagliari più di manovra e meno di verticalità, lasciando così che i suoi centrocampisti si esprimano secondo le loro qualità e che il gioco possa essere maggiormente improntato alla pazienza. A maggior ragione con Pavoletti e non Simeone centravanti una manovra che provi a portare al cross gli esterni – i rossoblù sono anche nella parte bassa della classifica per numero di traversoni – potrebbe dare maggiori frutti di una che rifiuti il possesso palla e provi a cercare sempre e soltanto la profondità.

Matteo Zizola

 
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