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Cagliari, quanto starà ai box Pavoletti?

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Il punto sulle condizioni del centravanti livornese, dal punto di vista medico.

L’infortunio di Pavoletti in casa Cagliari ha messo in allarme tutti. Per sostituire il Pavo, costretto ai box da una lesione del legamento crociato anteriore e del menisco esterno del ginocchio sinistro, in rossoblù è arrivato il Cholito Simeone ma intanto sui social, nei bar e anche tra i media è scattata la ricerca per capire quanto realmente l’attaccante livornese starà lontano dal campo. C’è chi dice tre mesi, chi cinque e chi invece è più pessimista e parla di sei mesi. Abbiamo provato a ricostruire i tempi di recupero di Pavoletti dal punto di vista medico, per avere un quadro più preciso della situazione.

Quanto starà fuori Pavoletti?

C’è una premessa importante da fare: in casi come questo è impossibile avere delle tempistiche precise al centesimo. I tempi verranno valutati di volta in volta in maniera particolare dopo l’operazione alla quale il giocatore si sottoporrà presso la Clinica Hochrum di Innsbruck, con l’intervento chirurgico al ginocchio sinistro che sarà effettuato dal professor Christian Fink. Da cosa dipendono principalmente i tempi di recupero? Da due fattori: il tipo di lesione (per ora la società non ha specificato il grado di lesione del legamento) e dal tipo di intervento ricostruttivo che verrà fatto sullo stesso legamento. A creare pessimismo è la lesione del menisco esterno, che pur se molto meno grave del legamento, non aiuta e anzi allunga la convalescenza utile a ridare forza a tutto il ginocchio. L’associata lesione al menisco fa temere allo stop lungo, sui cinque-sei mesi. Difficile che Pavoletti riesca a rientrare prima in campo, anche se parliamo di un atleta professionista e di una parte del corpo fortemente soggetta a stress agonistico in un calciatore. Questo significa che Maran, salvo miracoli, avrà il suo bomber prima del 2020. Anche perché il crociato anteriore richiede attesa, un ritorno accelerato ha già portato in passato a nuovi infortuni anche più gravi in numerosi atleti. 

Roberto Pinna